La periferia romana è una polveriera: dal Pigneto a Corcolle ribolle la protesta

Una bomba a orologeria, pronta a scoppiare. Residenti in piazza contro un'accoglienza insostenibile, "perché nei quartieri mancano i servizi per chi li abita". E contro il silenzio dell'amministrazione

In campagna elettorale, tra i tanti proclami, si parlava anche di periferia. "Sarà tra le priorità del nuovo governo" assicurava il sindaco Marino. Ma a distanza di oltre un anno dall'insediamento in Campidoglio i cittadini percepiscono ben altro. Ci si emoziona per il restauro della fontana di piazza di Spagna e si va a caccia di mecenati per finanziare le luci notturne dei Fori Imperiali. Si puntano i riflettori sul 'salotto buono', attenti a lucidare la vetrina turistica della città. E si lascia al buio tutto quello che sta fuori dalle mura.  

Roma est è l'emblema perfetto. Una bomba a orologeria carica da mesi e vicina all'esplosione nelle ultime settimane. Spaccio, microcriminalità, immigrazione, rifiuti. E una sensazione che vince su tutte: l'abbandono. Comitati di cittadini, tra assemblee quasi giornaliere e blocchi del traffico, stanno sfogando una rabbia atavica, montata in anni di silenzio in cui l'impressione è stata netta: gli amministratori locali, salvo promesse e sopralluoghi random, sono rimasti a guardare. 

CORCOLLE - Ultimo fronte caldo in ordine di tempo è Corcolle. Dopo l'assalto al bus 042 avvenuto nella serata di sabato, i cittadini sono scesi in strada. Obiettivo della 'rivolta' il centro d'accoglienza della zona, causa, per i manifestanti, dell'sos sicurezza. Duecentocinquanta, trecento persone hanno bloccato la via Polense. 

Dura la presa di posizione del Municipio VI. "Da lì devono essere trasferiti, non c’è altra soluzione" ha dichiarato senza mezzi termini l’assessore Valter Mastrangeli, interpellato da RomaToday. Una situazione definita "insanabile", con residenti in affanno tra rabbia e paura, e una giunta, quella del minisindaco Scipioni, che ha invitato Comune e Prefettura a smantellare il centro. 

TORRE ANGELA - A luglio lo stesso malcontento è andato in scena a Torre Angela. Tutta colpa di una catena di voci (poi smentite) sull'arrivo di 3500 profughi nel centro commerciale Dima di via Celio Caldo. Un altro centro di accoglienza del programma Sprar del Ministero dell'Interno, calato dall'alto, senza alcuna consultazione con i cittadini nè con i Municipi. Come successo a maggio nel territorio di Settecamini, dove però le indiscrezioni erano vere e dove l'assessorato alle Politiche Sociali, di fronte alle proteste, si è affrettato a chiedere un dietrofront al Viminale. 

Sul territorio mancano i servizi essenziali, vedi scuole, pulizia, aree verdi, raccolta rifiuti, e l'amministrazione pensa si possano accogliere altri cittadini? Questo il pensiero dei residenti scesi in piazza, decisi a chiedere al sindaco un cambio di rotta e ai media uno sforzo che spinga le analisi oltre la (semplicistica) spiegazione razziale. Non a caso la 'rivolta' di Torre Angela è scemata quando in strada accanto ai manifestanti sono scesi gruppi di Azione Frontale, riconducibili alla galassia di estrema destra. I cittadini hanno annusato subito il pericolo di 'strumentalizzazioni' poco gradite, smarcandosi dagli estremisti.

PIGNETO - Sempre a luglio è esploso il Pigneto. L'isola pedonale è in mano allo spaccio e le camionette delle forze dell'ordine che presidiano l'area non fanno la differenza. Episodi di microcriminalità sono all'ordine del giorno. Strade buie, volti poco rassicuranti che si nascondono nella penombra spaventano i residenti. Per risolvere i contenziosi tra gruppi di pusher i coltelli sono quasi la regola. Due mesi fa il proprietario di un locale e la sua compagna sono stati aggrediti pesantemente. Il sindaco? L'ultima volta che ha incontrato i residenti risale a un anno fa. Il 15 ottobre 2013 diceva: "Porteremo gli spacciatori fuori dal Pigneto". Non convinse, e a ragione. 

TORPIGNATTARA - Anche a Torpignattara non sono mancate tensioni. Nel mese di settembre decine di abitanti sono scesi in strada bloccando il traffico sulla Casilina. Si è stufi delle risse, delle bottigliate, degli ubriachi barcollanti per le strade, dell'assenza di controlli e dell'incapacità da parte delle istituzioni di far rispettare le leggi. A gettare nuova benzina sul fuoco i fatti di questi giorni: l'omicidio di villa De Sanctis e la rissa finita nel sangue alla Marranella.

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Si chiede presenza sul territorio, e si punta il dito contro un silenzio che è quasi peggio dei proclami. Il rischio che forse è già realtà? Una guerra tra poveri, con il Comune che tace, nascosto dietro la bandiera antirazzista. Ma sul punto la maggioranza dei cittadini non transige: derubricare le proteste attribuendole a odio e intolleranza è troppo facile. 

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