Migranti, la mappa del fenomeno su Roma: "Nessuna emergenza ma la sindaca collabori"

Ieri l'allarme della sindaca: "Stop a nuovi arrivi". Ma quanti sono i richiedenti asilo nella Capitale? Qualche numero e i commenti del mondo associativo. La Cri di Roma: "Raggi non ci ha mai incontrato"

Foto Ansa

Ci sono i richiedenti asilo accolti in decine di centri a carico della Prefettura (Cas) e del Comune (Sprar), e i migranti che restano fuori dai circuiti di assistenza ufficiali. Difficile fornire numeri esatti sulla presena di immigrati, non residenti, nella Capitale. Ieri la sindaca Virginia Raggi ha lanciato l'allarme rivolgendosi a palazzo Valentini per chiedere di valutare lo stop dei flussi verso Roma. Ma in molti non concordano sul carattere emergenziale del fenomeno di un fenomeno in crescita sì ma con ritmi oramai prevedibili. E attaccano la prima cittadina rea di affrontare la questione, da anni delicatissima, a suon di slogan svuotati di ogni soluzione. 

"Va bene la campagna elettorale permanente, ma il sindaco della capitale del Paese non può dare fiato a quegli istinti primordiali che di certo non parlano alla testa delle persone" ha commentato Roberto  Giordano, della segretaria Cgil di Roma e Lazio. Che poi fornisce qualche numero. "Quali sono le cifre dei richiedenti asilo sul territorio? È difficile fornire dati precisi, perché parliamo di un ambito quasi secretato e sicuramente poco trasparente, ma i numeri si aggirano fra 13 e 15.000 presenze, gestite in decine di centri a carico della Prefettura (Cas) e del Comune stesso (Sprar)". Appena lo 0,5 per cento sul totale della popolazione residente. 

Inferiori invece le cifre della Prefettura (che ha risposto alla sindaca di Roma) diffuse in mattinata dal quotidiano La Repubblica: la Capitale accoglierebbe circa 2mila migranti in meno del previsto, circa 9mila anziché 11mila così distribuiti: 5.581 rifugiati nei centri di accoglienza e altri 3.028 negli alloggi dello Sprar. Sempre e comunque meno di Milano e della Lombardia che accoglie come regione il 13 per cento dei migranti del Paese contro il 9 per cento del Lazio (dati consultabili sul sito del Viminale). 

Numeri controllabili se ci fosse un'organizzazione migliore e una collaborazione stretta dell'ente locale con il mondo associativo secondo il direttore della Croce Rossa di Roma, Pietrogiulio Mariani. "In uno di governo Raggi abbiamo inviato due lettere per chiedere un incontro alla sindaca e all'assessore Baldassarre e ci è arrivata risposta solo ora. E' in programma per 20 giugno, ci è voluto un anno". Eppure l'ente umanitario è una colonna portante dell'accoglienza romana. Gestisce ben cinque Cas (Centri di accoglienza straordinaria): in via di Pietralata (150 posti), in via Pacinotti (24 posti), via Virginia Agnelli (36 posti), via Ramazzini (30 posti) via Flaminia (87 posti). Si aggiunge il centro per transitanti, l'unico in città, di via del Frantonio - ma la concessione è in scadenza il 30 giugno - e l'hub sempre in via Ramazzini, con 400 richiedenti asilo, dal carattere inzialmente temporaneo oggi praticamente stanziale. "Doveva chiudere tra novembre e dicembre scorso - spiega Mariani - ma il Prefetto ha valutato di proseguire data la carenza di strutture e gli sbarchi continui". Si tiene in piede con proroghe mensili. Perché non sarà un'emergenza l'immigrazione a Roma, ma certo il flusso è copioso e il sistema di accoglienza presenta grosse falle. 

Lo dimostrano le diverse occupazioni di stabili da parte di immigrati in emergenza abitativa sparse per la città e l'incapacità sostanziale di offrire alternative. Vedi il Selam Palace in zona Romanina: sette piani per circa 800 rifugiati passati prima per i Centri di prima accoglienza. O ancora il palazzo di via Collatina 385, uno stabile in via Carlo Felice, o la nota occupazione di via del Curtatone, a pochi passi da piazza Indipendenza. O i circa 500 sgomberati pochi giorni fa da un immobile in via di Vannina, sulla Tiburtina altezza Tor Cervara. 

Migranti "fantasma" come quelli di piazza Maslax alla stazione Tiburtina, per lo più di nazionalità eritrea, accolti dai volontari dell'ex Baobab e anche questi sgomberati ormai 18 volte negli ultimi mesi. Sono gli stessi che dovevano essere ospitati nel Ferrhotel, il famoso "hub per transitanti" promesso dall'assessore Baldassare a giugno. Che non aprirà prima di dicembre. 

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