Rom, il campo a Roma nord si farà: nessun rilievo di Anac e il Comune conferma il bando 

Accoglierà i 420 rom del Camping River. Fortemente osteggiato dalle associazioni per i diritti della comunità, il Campidoglio lo ripropone: "Altrimenti da giugno i nuclei familiari si troverebbero in strada"

L'insediamento per soli rom previsto per ospitare le 120 famiglie del Camping River, pronto a chiudere, si farà. Con apposita determina dirigenziale del 7 marzo il Comune conferma la procedura di gara per il reperimento di un'area attrezzata nel XV municipio, dopo la sospensione in autotutela scattata il 24 dicembre 2016. Il passo indietro arrivò a seguito dell'attività di monitoraggio sulla procedura avviata dall'Anticorruzione di Raffaele Cantone. L'assessore alle Politiche sociali Laura Baldassarre stoppò l'iter con un'apposita direttiva (n.6/2016 del 20 dicembre), "ritenendo contrario ai principi di efficienza ed efficacia proseguire". Un congelamento per sei mesi, salvo proroga, "nelle more della definizione del procedimento avviato da Anac".

Anac però non ha rilevato nessuna irregolarità. Con nota del 6 febbraio "l’Autorità ha chiarito che l’attività di monitoraggio avviata è finalizzata ad osservare lo stato di avanzamento dell’iter procedurale delle gare oggetto e non comporta l’attivazione di uno specifico procedimento di vigilanza ai sensi del Regolamento del 9.12.2014 né - di regola - l’adozione di provvedimento finale ed ha quindi esortato la stazione appaltante, nell’ambito della propria autonomia decisionale, all’adozione del provvedimento finale entro trenta giorni". La decisione è di confermare il bando, nonostante le forti critiche arrivate da più parti per la contraddizione con il parallelo piano di fuoriscita dai campi (imposto dall'Europa) redatto in fase provvisoria (QUI I DETTAGLI). Dal Campidoglio ci si giustifica con la difficoltà di gestire le famiglie una volta uscite dall'insediamento privato che chiuderà entro il prossimo 30 giugno.    

Si legge nella determina: "La revoca o annullamento della gara comporterebbe le dimissioni dalla struttura privata ospitante,entro il termine ultimo del 30 giugno 2017, di circa n. 420 persone (di cui più della metà minori, come risulta dall’ultimo censimento realizzato dalla Polizia Locale nel gennaio - febbraio 2017), persone in condizioni di fragilità e senza alternativa abitativa, che si vedrebbero bruscamente private dell’alloggio e di forme di protezione sociale, con possibili ripercussioni sulla sicurezza pubblica". La gara poi, specificano ulteriormente, "non prefigura la creazione di un nuovo insediamento rom nel territorio cittadino", andando semplicemente a sostituire in via provvisoria una baraccopoli già esistente. Come a dire, ne chiude una e ne apre un'altra. Non cambia nulla. 

Ma a lasciare perplessi è la ripartizione dei fondi a disposizione nel bando. L'obiettivo formale è "quello dell’inclusione sociale della popolazione rom con la fuoriuscita dall’area attrezzata". A un'attenta analisi del bando però si evince come dei 1.270.000 euro stanziati, quasi il 20% è destinato alla vigilanza, il 76% alla gestione e meno del 4% all’inclusione attraverso l’erogazione di borse lavoro e di percorsi formativi. Non dunque a organizzare la fuoriuscita degli ospiti. 

La conferma della procedura per l'apertura di una nuova area attrezzata non piacerà alle associazioni per i diritti rom, già critiche rispetto al piano per la chiusura delle baracche. "Dopo nove mesi di attesa, tra promesse e rassicurazioni, il problema delle baraccopoli romane invece di risolversi, si aggrava - commenta Carlo Stasolla, presidente dell'associazione 21 luglio - il Piano della Giunta Raggi è un film dal finale già visto: porterà ad una frammentazione delle comunità con la ripresa di un ciclo di occupazioni abusive, nuove baraccopoli, sgomberi. Torneranno a lievitare i costi del nuovo 'sistema di accoglienza a 5 Stelle' che, nel passaggio al camping o al centro di accoglienza, attirerà gli speculatori del sociale. Non combatterà la povertà ma colpirà i poveri".

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