Rom, passo indietro sul nuovo campo di Roma nord: bando sospeso

Dietro front del Campidoglio anche sul procedimento di gara per il rinnovamento dei servizi all'interno dei restanti villaggi attrezzati. 21 luglio: "Soddisfatti, ora avanti con superamento campi"

campo La Barbuta

Il Comune sospende i due bandi di gara ancora aperti in materia di campi rom, l'uno che replicava l'affidamento dei servizi interni di gestione dei villaggi già esistenti, l'altro, fortemente osteggiato da più parti, per la realizzazione di un'area ulteriore dove insediare decine di famiglie. La ragione dello stop? Parliamo di due procedimenti la cui contraddizione rispetto alla strategia di superamento dei campi, imposta dall'Europa, è stata denunciata in più occasioni dalle associazioni per i diritti dei rom, oltre a essere in palese contrasto con le primissime iniziative avviate dalla giunta Raggi per mettere fine ai ghetti segreganti. 

Così dal Campidoglio è arrivato il passo indietro. Il 21 dicembre la pubblicazione della Determinazione dirigenziale per la sospensione in autotutela di entrambe le gare. Specie a seguito dell'attività di monitoraggio sulle procedure avviata dall'Anticorruzione di Cantone (con nota al Campidoglio del 16 dicembre), l'assessore alle Politiche sociali Laura Baldassarre ha finito per dire no con un'apposita direttiva (n.6/2016 del 20 dicembre), "ritenendo contrario ai principi di efficienza ed efficacia proseguire nell'iter". Un'autotela decisoria di sospensione per sei mesi, salvo proroga, "nelle more della definizione del procedimento avviato da Anac". 

I BANDI ANTI INCLUSIONE - Il primo bando, dall'importo di spesa di 6 milioni e 127 euro, è stato emanato il 20 settembre scorso per l'affidamento del servizio di gestione nei villaggi di Castel Romano, Lombroso, Salone, Candoni, La Barbuta e Gordiani. Il secondo, dall'importo di 1 milioni e 550 mila euro, è uscito a giunta appena insediata, l'8 luglio, per il reperimento di un'area attrezzata nel territorio del XV municipio, dove trasferire i 120 nuclei familiari del Camping River pronto a chiudere. E' subito finito nel mirino di pesanti attacchi sia dalle forze di opposizione che dal mondo dell'associazionismo rom, perché in netto contrasto con promesse e auspici. Che i campi siano strutture che violano i diritti umani è stato ampiamente dimostrato a livello europeo, la chiusura con individuazione in parallelo di percorsi volti all'inclusione sociale, è l'obiettivo, rispetto al quale aprire una nuova baraccopoli si pone in evidente contrasto. 

Una soluzione temporanea per accogliere gli abitanti di Camping River? Così trovavamo scritto nella procedura di gara, dove si indicava come obiettivo formale "quello dell’inclusione sociale della popolazione rom con la fuoriuscita dall’area attrezzata". Ma a un'attenta analisi del bando, si evinceva come dei 1.270.000 euro stanziati, quasi il 20% è destinato alla vigilanza, il 76% alla gestione e meno del 4% all’inclusione attraverso l’erogazione di borse lavoro e di percorsi formativi. Non a organizzare la fuoriuscita degli ospiti. 

LE DENUNCE - "Si può ben presumere come tale intervento e le azioni volte alla sua implementazione possano ben rappresentare l’ennesima prova di una politica nazionale e locale incapace di elaborare per i rom politiche che non siano discriminatorie e segreganti" scrivevano i membri dell'Associazione 21 luglio in una lettera inviata il 16 dicembre agli organi locali competenti, tra questi l'assessorato e il dipartimento Politiche Sociali. Nella missiva veniva ricordato il giudizio espresso dal Cedr (Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite) che lo scorso 9 dicembre nelle sue Osservazioni Conclusive sull’Italia ha intimato allo stato italiano di fermare "qualsiasi piano che stabilisca la costruzione di nuovi campi o aree abitative che li separino dal resto della società" e di porre "fine, in via prioritaria, all’esistenza e all’uso di campi segreganti e garantisca e preveda al contempo un alloggio adeguato". L'ammonimento sembra essere stato recepito. Ma non basta. 

"ORA DELIBERA POPOLARE" - "Accogliamo con estremo favore la decisione del Comune di Roma di sospendere i due bandi discriminatori per i quali, già dal giorno della loro pubblicazione, abbiamo condotto una dura battaglia sollevando preoccupazioni ed esercitando pressioni sulle autorità capitoline" ha commentato la 21 Luglio. Ora però, "bisogna rimettere in moto la macchina dell’inclusione delle comunità rom e per farlo occorre cominciare dalla Delibera di iniziativa popolare per il superamento dei campi sottoscritta da 6000 cittadini romani e che l’Assemblea Capitolina discuterà e voterà nelle prossime settimane e dalla chiusura della baraccopoli La Barbuta per il quale il Tribunale di Roma si è già espresso". Anche perché, a diposizione delle casse comunali, tornano 8 milioni di euro, l'importo complessivo delle due procedure. L'associone spera che stavolta vengano indirizzati in favore di progetti inclusivi e sostenibili, finalizzati al superamento delle baraccopoli romane".

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