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La rabbia "ragionata" del Quarticciolo: "Meritiamo rispetto. Basta sciacalli"

All'indomani della messa in onda del servizio realizzato dall'inviato di Striscia la notizia, Vittorio Brumotti, il Comitato di quartiere Quarticciolo prende parola: "Abbiamo un paio di cose da dire"

Il giorno dopo la messa in onda del servizio di Striscia la notizia, la vita al Quarticciolo scorre come sempre. C’è il sole e la luce che entra nei giardini tra le case popolari, seppur in evidente attesa di urgenti manutenzioni, rende questa borgata un bello scorcio di Roma. La rabbia di molti per aver visto l’immagine propria o quella del quartiere sbattuta in televisione dietro alla generica etichetta della ‘piazza di spaccio’ si esprime intorno alle 11 del mattino nella forma di un post su Facebook a firma del Comitato di quartiere Quarticciolo. “Ieri sera è andato in onda un servizio a striscia la notizia con Brumotti sulla nostra borgata. Abbiamo un paio di cose da dire”. Questa presa di parola, collettiva, ragionata e scritta da chi il quartiere lo vive, rende parziale ed emotiva l’intervista ai singoli esponenti del comitato che avevamo pensato di realizzare, ancor prima di realizzarla.

Calci e insulti contro Brumotti, girava servizio sullo spaccio

Leggiamo il comunicato sotto alle arcate dell’imponente palazzo dell’ex questura, reso maestoso dalla Venere e dal David dipinti dallo street artist Blu: “Può piacere o meno che vengano allontanati da un quartiere giornalisti o presunti tali, ma è un fatto che questo non è legato allo spaccio. A marzo dell'anno scorso è stata allontanata una troupe durante le distribuzioni alimentari, l'anno prima mentre Blu dipingeva la facciata dell'ex questura. Viceversa diverse trasmissioni televisive e servizi di giornali hanno raccontato (anche) lo spaccio senza doversi nascondere nel portabagagli. Il tema non è cosa si racconta, ma il Rispetto che si porta a chi abita in una borgata”, scrive il Comitato di quartiere Quarticciolo. 

Pochi minuti e il post riceve tantissime reazioni. Anche i commenti sono soprattutto positivi. Qualche post più sotto c’è il video del flash-mob realizzato dai residenti il 15 aprile scorso sul tetto di un palazzo per chiedere alle istituzioni l’utilizzo dell’Ecobonus per ristrutturare le case popolari: un drone riprende un gruppo di persone che disegna con gli ombrelli un ‘110%’. Uno stratagemma per fare in modo che la scritta si veda anche dall’alto, ma anche una metafora, perché in alcuni appartamenti quando piove l’acqua entra davvero. “Non siamo abitanti di serie B, le nostre vite contano”, la fine del commento a quel video. 

Il video, le immagini del servizio di Brumotti riprese dall'alto

In merito al servizio di Striscia la notizia, il Comitato prosegue: “Le borgate non sono un posto come un altro, qua viverci è uno stigma. Non si può fare finta di nulla e puntare telecamere addosso a chiunque. Lo stigma di abitare in 5 in 27 metri quadri, in uno scantinato o di non avere una residenza. Di abitare in case in cui piove. Di essere allontanati da scuola perché ‘problematici’, di essere rimbalzati da ogni ufficio perché sempre in difetto. Brumotti questo stigma lo alimenta per due punti di share e sbatte in prima serata le facce di gente che lavora, di chiunque passasse in quel momento, ragazze e ragazzi della borgata. Tutti spacciatori solo perché abitano dove abitiamo, solo perché non apprezzano il suo teatrino”.

Sul marciapiede dove due giorni fa la presenza della troupe di Striscia la notizia aveva attirato decine di persone, altrettanti carabinieri, tra urla, spintoni e sputi nei confronti dell'inviato, oggi è quasi deserto, anche se dalle finestre aperte al sole primaverile si sentono molte voci. Dal servizio non si capisce, ma il muro che si vede sullo sfondo del servizio è quello del teatro-biblioteca del Quarticciolo, uno spazio cittadino. 

Abbiamo letto tante dichiarazioni di solidarietà a Brumotti da cariche politiche e istituzionali. Le stesse persone che potrebbero risolvere i problemi per cui chi abita in borgata è così esasperato. Non lo fanno per incompetenza o per assenza di volontà, ma si battono il petto se un presunto reporter prende una spinta o uno sputo. Quanta ipocrisia c'è in tutto ciò? Il problema non è uno sciacallo in bicicletta. Il problema è che questa maniera di raccontare le borgate non è più sopportabile. In una città in cui la sindaca nomina una delegata alle periferie per fare la stessa operazione, il pericolo vero è pensare che questa sia informazione o amministrazione (o addirittura lotta alla criminalità organizzata). Arrivare in un posto, starci mezz'ora, farsi due foto prendendo i primi che si incontrano per strada addossandogli la responsabilità dell'insicurezza degli abitanti a noi fa schifo. E non crediamo serva a nulla se non alla notorietà di chi compare in tv”.

Di articoli, reportage, racconti sull’attività del Comitato ne sono usciti molti negli ultimi anni: la palestra popolare per la boxe, il doposcuola, la distribuzione dei pacchi alimentari nel momento più nero della quarantena, quando moltissime famiglie erano rimaste di colpo senza reddito, anche se quello che c’era prima era insufficiente e precario. Ma anche le proteste per chiedere all’Ater la ristrutturazione delle case di fatiscenti di via Ugento, o contro l’articolo 5 del Piano casa dell’ex Governo Renzi, che impedisce l’iscrizione anagrafica a quanti abitano in una casa senza titolo, rendendo difficile avere accesso a diritti come l’iscrizione al medico di base, la scuola, il voto. All’interno di queste relazioni sociali, realtà come la violenza sulle donne o lo spaccio restano fuori.

Affrontare il problema di come si vive nei quartieri, anche nei suoi aspetti più contraddittori, vuol dire esserci. Mettersi in mezzo, proporre alternative, imparare l'uno dall'altro, ascoltare, discutere. Senza mai permettersi di giudicare. Se vieni in borgata per fare lo sciacallo qualcuno che ti dà un calcio lo trovi. Raccontare che hai rischiato la vita diventa anche grottesco. Il servizio fatto a Quarticciolo è uguale a quello girati allo zen, a San Giovanni a Teduccio, a San Basilio o a quarto Oggiaro. Un ragazzo che vende, qualcuno che compra, un inseguimento in bici, le scene al rallenty di qualcuno che si arrabbia, qualcuno che strilla, i carabinieri che intervengono. Per chi deve vendere l'immagine di quartieri allo sbando ogni posto è uguale all'altro. Chi vuole fare paura o disgusto al resto del paese usa sempre lo stesso schema narrativo”.

Poco più di 72 ore dopo il blitz di Brumotti, sabato 24 aprile, la Comunità educante del Quarticciolo, formata da scuole, famiglie e realtà attive, come il Comitato, inaugurerà insieme all'Anpi di Centocelle un parchetto in via Ugento 30: un pezzo di verde incolto trasformato dai residenti in un parco attrezzato per attività formative, per il gioco, per il tempo libero. Verrà intitolato a Modesto Di Veglia, partigiano scomparso a fine dicembre. “Per noi che ci abitiamo, ogni posto e ogni persona hanno una loro storia e una loro dignità. Non c'è nessun ‘diritto di cronaca’ che può violarla. Diffidate degli sciacalli, non giudicate chi non conoscete”. Concludono: “Quarticciolo merita rispetto”.

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