Chiudono i negozi di Scarpe&Scarpe: licenziamento per 120 lavoratori

La crisi del commercio si abbatte sulla catena delle calzature, preoccupazione tra i lavoratori di Roma e del Lazio: i sindacati proclamano lo stato di agitazione

foto archivio

Chiudono i negozi di Scarpe&Scarpe. L’azienda ha annunciato la chiusura di sedici punti vendita in tutta Italia con l’avvio delle procedure di licenziamento per un numero complessivo di circa 120 tra lavoratrici e lavoratori.

Scarpe&Scarpe chiude i negozi

Sono 1640 in tutto i dipendenti di Scarpe&Scarpe con Roma e il Lazio a contarne 112, 100 a tempo indeterminato e 12 a tempo determinato. In seguito al lockdown e alla lenta ripresa del commercio rimasti tutti in cassa integrazione fino al 6 giugno scorso. 

Così, nonostante la normativa emergenziale che impedisce al momento e fino al 17 agosto le procedure di licenziamento collettivo, tra i lavoratori di Scarpe&Scarpe c’è preoccupazione “in particolare - dicono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs - perché da parte aziendale non sono state fornite informazioni utili a comprendere la reale situazione economico-finanziaria della società”. 

Proclamato stato di agitazione lavoratori Scarpe&Scarpe

Secondo i sindacati mancherebbero prospettive future e strategie utili a garantire i livelli occupazionali : “Ad oggi siamo ancora in assenza di un Piano industriale e l’unica soluzione portata avanti da Scarpe&Scarpe è quella di tagliare il costo del lavoro”. Da qui la proclamazione dello stato di agitazione nei negozi di Scarpe&Scarpe con la richiesta di un intervento del Ministero dell’Economia e dello Sviluppo, con il tavolo sulla crisi aziendale già aperto “al fine di avviare un serio confronto sul piano industriale e sulle garanzie occupazionali”. 

Da Scarpe&Scarpe a Pandora, Cisalfa e Unieuro: lavoratori in crisi

Non l’unica crisi quella dei lavoratori di Scarpe&Scarpe con il settore del commercio e del turismo a risentire del lockdown imposto per arginare la crisi sanitaria e i ritardi nell’erogazione della cassa integrazione da parte dell’Inps. Nello specifico, per quanto riguarda il commercio, a Roma e nel Lazio sono ancora in attesa dell’erogazione degli ammortizzatori i lavoratori del gruppo Inditex, di cui fa parte anche Zara. Lo stesso vale per i dipendenti Decathlon, Unieuro, Pandora, Louis Vuitton, Camaieu, Cisalfa, oltre a quelli delle piccole realtà commerciali.

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“Anche molti, troppi dipendenti delle pulizie, delle mense, della vigilanza, del turismo attendono ancora l’erogazione di risorse indispensabili per tirare avanti. In particolare, molti addetti alle mense aziendali vivono un vero e proprio paradosso, dovuto a un ‘vulnus’ normativo: per far sì che ricevano la cig in deroga - spiega il segretario generale  della Fisascat-CISL di Roma Capitale e Rieti, Stefano Diociaiuti - le committenti dovrebbero dichiarare lo stato di crisi, ma per farlo dovrebbero sospendere anche tutti i lavoratori in smart working. Ci chiediamo se, in un periodo in cui fioriscono le ‘task force’, non si debba ricorrere a uno strumento del genere per far sì che non siano lavoratori e cittadinanza a pagare il prezzo sociale della pandemia”. 

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