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Salva-Roma, lo sfogo di Marino: "Io non sono un liquidatore"

Il primo cittadino ha commentato il ritiro del decreto: "Se c'è bisogno di un commissario liquidatore che licenzi il personale, venda Atac e Ama, dismetta Acea e metta in cassintegrazione tutto il personale io non sono disponibile"

Non ci sta il sindaco Ignazio Marino di fronte all'ennesima tegola che mette in difficoltà la sua amministrazione. Al centro della sua reazione, come ovvio, il decreto Salva-Roma ritirato dal Governo di fronte alla valanga di emendamenti presentati da Movimento cinque stelle e Lega Nord. “Non sto minacciando le dimissioni, ma voglio sapere qual'è la mia job description. Non sono pronto per la job description di commissario liquidatore” ha tuonato lasciando il Campidoglio in direzione di Palazzo Chigi, commentando le voci circolate in mattinata sulle sue eventuali dimissioni dopo il ritiro del dl Salva Roma da parte del Governo.

L'ex senatore ha aggiunto: “Credo semplicemente che devo essere messo nelle condizioni di governare la città. Roma non si governa in dodicesimi: se c'è  bisogno di un sindaco che gestisce un bilancio della Capitale d'Italia io sono felice di esserlo perché ho avuto l'onore di essere eletto dai cittadini, ma se c'è bisogno di un commissario liquidatore che licenzi il personale, venda Atac e Ama, dismetta Acea e metta in cassintegrazione tutto il personale io non sono disponibile a fare quel lavoro lì”. Poi ha negato di aver chiesto al Governo Renzi di chiedere la fiducia al Parlamento: “Si tratta di decisioni autonome del Governo”.

La polemica nei confronti del Governo è arrivata anche su Facebook dove il sindaco ha scritto: "Se si prende seriamente in considerazione che questa è la Capitale d'Italia e che quello che chiediamo è semplicemente la restituzione di un prestito, io sono disponibile e onorato di fare la mia parte".

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