Salva-Roma addio, il Governo ritira il decreto: polemiche contro M5S e Lega

Salta il provvedimento che avrebbe permesso di mettere in sicurezza il bilancio di Roma. Si lavora a un nuovo testo. Coratti: "La Capitale rischia il default"

Il Governo ha ritirato il decreto Salva-Roma che conteneva i provvedimenti per mettere in sicurezza il bilancio capitolino del 2013 e parte di quello del 2014. A convincere il Governo a rinunciare alla sua conversione l'alto numero di emendamenti la cui discussione, come ha spiegato il ministro per le Riforme e i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, avrebbe potuto tenere impegnata l'Aula per 215 ore non permettendo di approvarlo quindi entro la scadenza prevista per il 28 febbraio. Arrivato alla Camera infatti, a sole 72 ore dalla sua scadenza, doveva essere approvato senza modifiche. Per un ritorno in Senato non ci sarebbe stato tempo.

In conferenza dei capigruppo “il Governo ha confermato la volontà di approvazione del dl entro il 28 febbraio alla luce delle molte disposizioni di primaria importanza, rammento quelle che riguardano i Comuni di Roma e di Milano” ha spiegato il ministro. “Avevamo chiesto ai gruppi un'assunzione di reponsabilità per convertire il dl e ritirare gli emendamenti”. La decisione di ritirarlo quindi “di fronte all'indisponibilità di Lega e M5S a proseguire in questo modo e la conferma dei due gruppi a continuare l'ostruzionismo”. Il Governo Renzi quindi presenterà un nuovo testo partendo dalla “valutazione dei contenuti”. La massima attenzione verrà data alla Capitale, all'Expo di Milano e alla situazione della Regione Sardegna colpita dall'alluvione.

Per il deputato ed ex consigliere capitolino Umberto Marroni quanto accaduto oggi è “figlio di un ostruzionismo insensato del Movimento Cinque Stelle e della Lega Nord. Un ostruzionismo di cui non vi è stata traccia in Senato e che dimostra quindi il carattere meramente strumentale della posizione del M5S contro il governo Renzi, vista anche l’approvazione in senato dell’emendamento sugli affitti d’oro, e della Lega contro la capitale d’Italia” scrive in una nota.

Poi un appello al Governo: “Intervenga subito per mettere in sicurezza quelle norme previste dal decreto enti locali, a partire da quello che riguarda il bilancio 2013 e il bilancio 2014 per Roma. Non si tratta infatti di regali ma del semplice riconoscimento del ruolo di capitale d’Italia. Inoltre non dovranno essere reintrodotte le indicazioni che hanno rallentato l’approvazione del decreto e che sono state giudicate giustamente incostituzionali, sia ieri che a dicembre, dalla prima commissione della Camera dei Deputati in merito la svendita di Acea, la liberalizzazione dei servizi strategici e la dismissione delle partecipate che non svolgono servizio pubblico, tutto ciò al fine di tutelare l’autonomia della Capitale” .

Gli fa eco il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini che sulla sua pagina Facebook scrive: “Vittoria della Lega! Il Governo ritira il decreto Salva-Roma e gli italiani risparmiano 1 miliardo di euro, che sarebbe finito a tappare il buco della Città più indebitata del mondo. Chi sbaglia paga, politici romani a casa! Lega, unica Opposizione”.

Allarmato l'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno: “Non dobbiamo dimenticarci che il bilancio 2013 è stato approvato inserendo come parte fondamentale i finanziamenti del decreto Salva Roma” dichiara in una nota. “Se questi finanziamenti non arriveranno il bilancio 2013 è privo di copertura, esponendo Roma Capitale alla necessità di un commissariamento. L'opposizione di centrodestra in Campidoglio, nonostante il modo molto illegittimo con cui è stato approvato in aula questo bilancio, ha dimostrato sempre la massima responsabilità per difendere gli interessi economici della nostra Città” ha dichiarato chiedendo al presidente dell'Aula Giulio Cesare Mirko Coratti la convocazione di un consiglio straordinario.

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Dal Campidoglio parla il presidente del Consiglio comunale Mirko Coratti che poco prima della notizia del ritiro del Salva Roma aveva solecitato "il parlamento affinché si trovi, nel poco tempo che resta a disposizione, una valida soluzione che eviti il rischio di mandare in default la nostra città" si legge in una nota. "Roma, in quanto Capitale, sopporta gli oneri di rappresentare l’intera nazione. Un default della Capitale rischierebbe, peraltro, di innescare una reazione a catena che potrebbe coinvolgere l’intera economia nazionale". Infine un esempio concreto: "Vorrei ricordare che il prossimo 27 aprile a Roma è previsto l’arrivo di circa 5 milioni di persone per la santificazione di Papa Roncalli e di Giovanni Paolo II. Un afflusso che vedrà italiani e stranieri arrivare nella nostra città, con tutto quello che una situazione del genere può comportare. Un evento, tra i tanti, cui Roma è chiamata a rispondere al meglio a nome dell’intera nazione di fronte al mondo".

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