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Rom, come si chiudono i campi? Ecco il piano che piace al sindaco

Lo ha redatto l'Associazione 21 Luglio su richiesta dello staff di Marino.La presentazione delle linee guida alla stampa davanti al centro di via Visso

Il sindaco ci ha già messo la faccia. La chiusura dei campi rom è un caposaldo del Marino 2.0, il nuovo volto di un governo che, dopo i fatti di Tor Sapienza e la burrasca di Mafia Capitale, sulla gestione delle politiche sociali cittadine ha promesso un giro di vite. A partire dal superamento dei 'villaggi attrezzati', più simili a ghetti che a strutture di accoglienza. Come procedere?

"Su richiesta dello staff del sindaco abbiamo redatto una piano. Lo abbiamo illustrato nei giorni scorsi  al primo cittadino riscontrando grande interesse e un giudizio finale più che positivo". A parlare è Carlo Stasolla, presidente dell'Associazione 21 Luglio, impegnata nella difesa dei diritti delle popolazioni rom, sinti e caminanti nonchè nell'applicazione della Strategia d'inclusione europea. Ecco una bozza degli step fondamentali del piano.

"Si comincia con l'istituzione di un ufficio di scopo, che faccia capo non al Dipartimento alle Politiche Sociali ma direttamente al Gabinetto del Sindaco, che serva a garantire trasparenza e correttezza nella gestione delle risorse". Un organismo di controllo insomma, che risulta ancor più  indispensabile a pochi giorni dalla maxi inchiesta sulla cupola mafiosa di Carminati &Co, che tra appalti e tangenti su campi e centri di raccolta 'mangiava' e si arricchiva.

"Il secondo passaggio riguarda la ricerca. Sarà necessario effettuare un lavoro nei singoli insediamenti e centri per raccogliere dati sulle condizioni di vita degli abitanti, dati finalizzati a capire a quali strutture dare priorità nel processo di chiusura". Per poi procedere, numeri alla mano, "alla redazione di un piano sociale".

rom-chiusura_campo-2Altro aspetto centrale della nuova strategia riguarderà la formazione degli operatori sociali, "che andrà indirizzata alla qualificazione di un lavoro che non sia quello del guardiano o dell'esecutore di ordini, ma bensì quello di accompagnatore verso percorsi inclusivi".

Già, perchè di prima di chiudere i campi serve delineare le alternative possibili. Ci saranno famiglie che potranno uscire in piena autonomia, contando su specifiche competenze lavorative acquisite. A questo proposito verrà effettuata una precisa mappatura del livello di istruzione, reddito, abilità specifiche, affiancando il tutto a "corsi di formazione lavorativa e a processi di scolarizzazione" a seconda dei livelli riscontrati nell'attività d'indagine. E, ovviamente, alla parallela individuazione di strutture abitative alternative.  Il tutto in completa sinergia con gli stessi rom, che potranno (e dovranno) partecipare a decisioni e azioni.

"Il loro apporto è fondamentale", spiega Stasolla, che ci tiene a bloccare sul nascere le malelingue. "A chi si chiede cosa ci stiamo guadagnando come 21 luglio la risposta e' assolutamente niente. Se ci verranno richieste delle consulenze ulteriori queste saranno a titolo completamente gratuito". Il piano illustrato e' solo una bozza ma gia con qualche previsione sui tempi di attuazione. "E verosimile secondo il piano che abbiamo stilato che nel triennio 2015-2018 si chiudano due grandi campi e due centri accoglienza". Senza alcun dubbio su quale debba essere il primo.

"Siamo qui in via Visso a presentare il piano perché questo centro di accoglienza per soli rom è quasi peggio di un campo". Accanto al presidente della 21 Luglio, abbiamo anche il consigliere capitolino dei Radicali, Riccardo Magi, in sciopero della fame dal 30 novembre per chiedere la chiusura della struttura.

"Oggi è la giornata mondiali per i diritti umani. Via Visso è l'emblema della violazione di questi diritti. Ora però, e ci teniamo a renderlo noto, il sindaco Marino ha promesso una svolta, ha promesso un impegno per la chiusura di questo lager".

E pensare che si chiama Best House Rom. E che "il Comune spende 20 euro al giorno a persona" per tenerlo in piedi. Dentro di persone ce ne sono Circa 250, stipate in 1800 metri quadrati di stanze senza finestre. un edificio accatastato come magazzino di deposito, senza  le autorizzazioni necessarie ad operare. Un centro di accoglienza che di accogliente ha solo il nome.

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