Venerdì, 15 Ottobre 2021
Politica

Atac: il triplice incarico di Simioni nel mirino dell'Anac

Al vaglio dell'Autorità guidata da Raffaele Cantone il "cumulo" di poltrone del supermanager voluto dal M5s alla guida di Atac: è presidente, amministratore delegato e direttore generale

Il triplice incarico di Paolo Simioni - presidente, amministratore delegato e direttore generale di Atac - nel mirino dell'Anticorruzione alla quale si era rivolto l'ex consigliere comunale Ignazio Cozzoli. Il cumulo di cariche del supermanager voluto dal M5s alla guida dell'azienda del trasporto pubblico per pilotarla verso il concordato preventivo e salvarla dal baratro, potrebbe scontrarsi con le normative vigenti. 

Il mirino dell'Anac sul Campidoglio: dopo Raineri e Marra, il caso Simioni

A sciogliere ogni dubbio, come accaduto già per i casi Raineri e Marra, sarà l'Autorità guidata da Raffaele Cantone a cui . L'ennesima bufera in Atac, dopo l'addio al veleno di Rota, e un'ulteriore grana per la Giunta Raggi che sulle proprie nomine rischia ancora uno scivolone. 

Per Simioni triplice incarico e stipendio da 240mila euro annui

L'Anac dovrà far luce sulle modalità della nomina con una selezione pubblica saltata a piè pari viste forse le condizioni di crisi ed emergenza in cui versa Atac. Ma il maggior nodo da sciogliere rimane il cumulo di "poltrone": quel triplice incarico che ha pure consentito a Simioni, stimato manager del nord d'Italia, di riportare il proprio stipendio a 240mila euro. Ben oltre il limite da 79mila euro annui fissato per legge per la carica di amministratore delegato.

La legge anticorruzione non consente il cumulo di ruoli

Una veste dirigenziale multipla che potrebbe scontrarsi con le normative vigenti. Come rilevato dal Corriere della Sera, uno dei decreti della legge anticorruzione del 2013 non consente la somma di incarichi all'interno delle municipalizzate:  "Gli incarichi dirigenziali negli enti di diritto privato in controllo pubblico sono incompatibili con l’assunzione o il mantenimento della carica di presidente e amministratore delegato nello stesso ente di diritto privato in controllo pubblico". Dunque non si può essere presidente o amministratore delegato e dirigente, ma nemmeno, secondo il medesimo articolo, essere dirigente e sedere nel consiglio di amministrazione.

L'orientamento dell'Anac: "Nessuna incompatibilità"

Ma se le violazioni potrebbero apparire palesi, troppo evidenti per sfuggire ai dirigenti del M5s che hanno fortemente voluto Simioni all'Atac, il Campidoglio sembra aver già improntato la propria linea di difesa. A supporto della scelta dell'amministrazione Raggi, come evidenziato da Repubblica, proprio un orientamento in materia di Anticorruzione, il 61/2014 che recita: "Non sussiste una causa di inconferibilità o di incompatibilità di cui al d.lgs. n. 39/2013 nel caso di conferimento ad un medesimo soggetto degli incarichi di Presidente del consiglio di amministrazione e di Direttore generale di un ente di diritto privato in controllo pubblico. Resta nella discrezionalità dell’ente ogni scelta in merito, tenuto conto, altresì, di eventuali profili problematici quali potenziali conflitti di interesse". 

Caso Simioni: il triplice incarico che imbarazza il Campidoglio

Ma lo scossone in Campidoglio è violento e per la Giunta Raggi è l'ennesima grana da risolvere. Per il pronunciamento dell'Anac sul caso Simioni l'attesa all'ombra di Palazzo Senatorio è trepidante: li nessuno vuole più motivi di imbarazzo istituzionale. 

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