L'addio al veleno di Rota ad Atac: "Questi sono dei delinquenti"

Piano di risanamento andato a vuoto, così il manager si scaglia contro l'amministrazione Raggi: "Senza pieno riconoscimento delle difficoltà si inganna la gente". Mistero su tempi dimissioni e presunte raccomandazioni a Cinque Stelle

Il trasporto pubblico fa tremare l'amministrazione Raggi e non solo per un'azienda al collasso e un servizio evidentemente scontenta tutti: l'addio ad Atac dell'ormai ex Direttore Generale, Bruno Rota, è diventato un caso politico. 

Il DG Bruno Rota: dall'Atm di Milano all'Atac

Il manager arrivato da Milano, dove ha risanato l'Atm (Azienda Trasporti Milanesi Spa ndr.), era la speranza dei grillini per risollevare le sorti di Atac ma, ad appena tre mesi dall'incarico e uno dalle deleghe effettive "arrivate solo il 28 giugno", quel mandato è tornato indietro come un boomerang. 

Prima l'intervista al Corriere della Sera nella quale Rota sottolineava le difficoltà finanziarie di Atac "un'azienda pesantemente compromessa e minata, in ogni possibilità di rilancio organizzativo e industriale, da 1.350 milioni di debito sedimentato nel tempo" per la quale l'ex DG esortava il M5s alla guida di Roma ad "avere il coraggio" di mettere in campo "misure serie e immediate". 

Il piano dell'ex DG Rota per risanare Atac

Il concordato preventivo, da chiedere al Tribunale Fallimentare, con il proseguimento del servizio agli ordini di un commissario con poteri di risanare il debito: l'idea di Rota per far rinascere Atac. Un piano mai divenuto ufficiale con il tentennamento dei Cinque Stelle ad indurre il manager a dimettersi. 

Mistero sulle dimissioni di Rota

"Dimissioni protocollate il 21 luglio" - sostiene Rota. Alla base della scelta di allontanarsi dall'azienda dei trasporti romana la "gravissima tensione finanziaria della società". Deleghe ritirate a Rota il 27 giugno dall'amministratore unico, Manuel Fantasia, la versione di Atac: "Al numero di protocollo aziendale, di cui ad alcune dichiarazioni rilasciate dal dott. Rota, non è mai risultato alcun documento allegato e neanche adesso è presente" - ha specificato.

L'accusa dell'ex DG di Atac: "Questi sono dei delinquenti"

Ma Rota non ci sta ad essere un "silurato" da già dimesso. "È pazzesco, ma come si fa, questi sono dei delinquenti, è scandaloso. Io le dimissioni formali le ho date il 21 luglio e la Raggi mi ha chiesto di restare e di soprassedere, almeno per portare a termine gli adempimenti più importanti. Nell'ultimo mese, verbalmente, le avevo già date più volte le dimissioni" - ha detto Rota in un'intervista al Corriere della Sera ribadendo le motivazioni delle dimissioni. 

"In Atac c'era una situazione di grave tensione finanziaria, con una conseguente impossibilità di essere solvibile. Una situazione che richiedeva misure finanziarie drastiche. E senza pieno riconoscimento di questa realtà non si poteva rimanere. Era troppo pericoloso. E poi si ingannava la gente" - incalza il manager. 

L'ex DG Atac è un caso politico

Ad aprire il caso politico lo scontro con il presidente della Commissione Mobilità di Roma Capitale, Enrico Stefàno: "Il mero elenco dei problemi non è sufficiente ed è necessario aggredirli e provare a risolverli. Magari in questi primi tre mesi - il riferimento è a Rota - poteva cominciare a dare dei segnali, ad esempio rimuovendo i dirigenti responsabili di questo disastro o quelli completamente inutili, come lo abbiamo invitato a fare più volte" - ha scritto il consigliere grillino su Facebook. 

L'accusa di Rota al M5s: "Mi hanno parlato di nomi da promuovere"

Ma i social non perdonano e la replica di Rota arriva proprio tra i commenti al post: "So del vivo interesse del consigliere Stefano alle soluzioni della società Conduent Italia che si occupa di bigliettazione e che mi ha invitato ad incontrare più volte. Più che di dirigenti da cacciare, lui e non solo lui, mi hanno parlato di giovani da promuovere. Velocemente. Nomi noti. Sempre i soliti. Suggerisco a Stefano, nel suo interesse, di lasciarmi in pace e di rispettare chi ha lavorato. Onestamente" - le parole della discordia. 

Il consigliere Stefàno: "Rota chieda scusa"

Repentina la replica di Stefàno: "Né io né i miei colleghi, per quanto mi consta, abbiamo mai sollecitato promozioni, chiesto assunzioni o spostamenti, proposto collaborazioni. Chi mi conosce, chi lavora con me, sa che ho sempre e solo esercitato i poteri di indirizzo del socio unico attraverso la commissione che presiedo. In massima trasparenza e onestà. Alla luce del sole. Invito pertanto il dott. Rota a scusarsi per una contestazione infondata". Scuse non arrivate. 

Probabilmente Rota sarà ascoltato in Commissione, la stessa presieduta da Stefàno, "per chiarire fondatezza e provenienza delle accuse" sulle presunte raccomandazioni a Cinque Stelle. 

Il DG di Atac Rota: ennesimo addio dell'epoca Raggi

E dopo giorni di botta e risposta, insinuazioni e l'ennesimo addio dell'epoca Raggi è Atac la nuova emergenza all'ombra del Campidoglio: un successore che sappia prendere le redini dell'azienda e soprattutto un piano di salvataggio serio, condiviso e messo in pratica quel che serve alla Capitale affinchè, tra debiti e assenza di fondi anche per le manutenzioni, i romani non rimangano a piedi. 

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