Residence, inquilini sul piede di guerra contro la delibera: "Ora le case"

La delibera impone a tutti di fare richiesta per il buono casa e per un alloggio erp entro il 20 marzo. Pena la "decadenza automatica" dall'assistenza. Gli inquilini: "Il buono casa ci riserva un futuro precario"

Ci sono anche gli inquilini dei residence comunali, insieme ai movimenti per il diritto all'abitare, alla tendopoli che giorno e notte, ormai da lunedì, presidia il Campidoglio da piazza Madonna di Loreto. Non è piaciuta, infatti, agli abitanti dei Centri di assistenza alloggiativa temporanea (Caat) la delibera approvata dalla Giunta capitolina lo scorso 3 febbraio. L'intenzione dell'amministrazione comunale è quella di chiudere tutte le strutture entro il 2018 con una netta sforbiciata nel 2017 durante il quale si punta a tagliare, come obiettivo minimo, 250 alloggi. Come? Il principale strumento messo in campo è il 'buono casa' lanciato dalla precedente amministrazione Marino. La Giunta Raggi riapre i termini e concede agli inquilini un'ultima possibilità: la richiesta va effettuata entro il 20 marzo, insieme a quella per un alloggio popolare, che diventa requisito essenziale, pena la "decadenza automatica" dal diritto all'assistenza. 

Gli inquilini dei residence, però, si sono sempre detti contrari all'utilizzo di questo strumento per risolvere la 'questione residence'. "Prima di tutto non concede alcun tipo di garanzia nel tempo. Cosa accade allo scadere del contratto? E se il Comune non potrà più pagare? Finiremo in mezzo a una strada?" si chiede Elisa Ferri del Comitato Caat e residence. "In secondo luogo si continua a favorire i privati mentre siamo convinti che siano necessari dei piani a lungo termine che diano risposte all'emergenza abitativa cittadina". 

Nel frattempo il Comune proverà a rimediare alle difficoltà nel trovare proprietari di casa disponibili ad affittare, così come denunciato da molti inquilini, istituendo entro il 20 marzo un 'Elenco aperto' ai quali i proprietari immobiliari, compresi i più piccoli, avranno accesso dopo la partecipazione ad un bando. Il tutto, "fermo restando la possibilità per il singolo cittadino di offrire in maniera diretta il proprio immobile". 

La delibera licenziata all'inizio di febbraio dalla Giunta Raggi promette pugno duro contro alcune situazioni di irregolarità, anche pregresse, nel 'curriculum abitativo' delle persone assistite. Diverse correzioni introdotte con tale documento inaspriscono precedenti delibere sul tema. Tra queste: chi in passato, anche prima di ottenere assistenza alloggiativa nei residence, ha occupato senza titolo un alloggio Erp è prevista la "decadenza automatica" dall'assistenza. Stesso esito se un inquilino non accetta il trasferimento in un altro Caat. L'amministrazione si prefigge un trattamento meno severo solo con le situazioni di "fragilità sociale" che verranno individuate con uno 'screening' da parte del Dipartimento Politiche Sociali. Chi resterà nei residence verrà trasferito nelle strutture che sopravviveranno fino al 2018. Una soluzione alternativa stabile, si legge nella delibera, viene rimandata "entro e non oltre il 30 giugno". 

Tra gli obiettivi, anche l'assegnazione di alloggi pubblici nei "confronti di coloro che risultano utilmente collocati nelle graduatorie". E siccome gli alloggi scarseggiano e le graduatorie, da anni, vanno a rilento, nella delibera sui residence si inserisce anche un breve passaggio relativo alla gestione degli alloggi pubblici. Chi vive negli alloggi Erp senza titolo verrà sgomberato manu militari. E nel documento non si fa riferimento ad alcun tipo metodo di valutazione dei casi in questione. Per questo scopo, nella "sinergia" tra le strutture capitoline immaginata dalla delibera, si chiama a raccolta anche la Polizia Locale senza escludere di ricorrere "dove necessario, all'ausilio delle forze dell'ordine". 

Una "guerra tra poveri inaccettabile" che preoccupa gli inquilini dei residence. "Servono piani che affrontino la questione a lungo termine. Non capiamo perché il documento licenziato dalla Giunta Raggi non faccia in alcun modo riferimento alla delibera regionale" che potrebbe stanziare quasi 200 milioni di euro per il reperimento di alloggi popolari, prevalentemente con progetti di autorecupero, da assegnare al 33 per cento a coloro che attendono nelle liste, in quota uguale agli abitanti delle occupazioni e così per gli inquilini dei residence. Un impianto smontato dalla una successiva delibera approvata dall'ex commissario Tronca, su più fronti contestata dai movimenti, che invece ha deciso di privilegiare solo i nuclei in lista per una casa popolare. "La decisione di assegnare case Erp solo in base alla posizione che gli inquilini dei residence hanno nelle graduatorie rafforza la tesi sostenuta dalla delibera Tronca e modifica il senso del piano regionale che chiediamo di applicare". 

Temi che sono stati al centro del tavolo che si è tenuto lunedì in Campidoglio al quale hanno partecipato l'assessore alle Politiche Abitative della Regione Lazio, Fabio Refrigeri, quello all'Urbanistica del Comune di Roma, Paolo Berdini, e una delegazione di attivisti dei movimenti per il diritto all'abitare e dei residence. "Berdini ha proposto un piano interessante per il reperimento di 2500 alloggi entro due o tre anni ma senza dirci dove sarà possibile reperire i soldi. Anche la trasformazione delle caserme, come la Ruffo, per la realizzazione di alloggi è interessante ma non c'è alcun piano concreto" spiega Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani. "Lo abbiamo detto chiaro: chiediamo che l'amministrazione Raggi faccia un passo indietro sulla delibera Tronca. Ma per ora non abbiamo avuto rassicurazioni in merito". 

Gli attivisti hanno intenzione di rimanere in presidio in Piazza Madonna di Loreto, sotto il Campidoglio considerando "non sufficienti" le garanzie avanzate per "un urgente e risolutivo passo in avanti" sul tema dell'emergenza abitativa, partendo proprio da quelle famiglie sgomberate nelle scorse settimane dal palazzo a Monfortani. Ci rimarranno fino a giovedì 16 febbraio quando si terrà il secondo incontro sul tema al quale dovrebbero essere presenti anche gli assessori che si dividono le deleghe alla Casa, Andrea Mazzillo e Laura Baldassarre. "Chiediamo di riportare la questione abitativa sul terreno delle soluzioni e delle risposte, affrontandola in termini sociali e non di ordine pubblico". Venerdì pomeriggio, al presidio, è programma un assemblea pubblica. L'obiettivo è quello di organizzare un corteo cittadino proprio in concomitanza del nuovo incontro. "Chiamiamo tutta la città a un confronto". 

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