Residence, continua il piano per la chiusura: "Fuori tutti entro il 2018"

I tempi sono stati illustrati dal direttore del dipartimento Aldo Barletta nel corso di una commissione: "7 Caat verranno chiusi entro il 2017"

Il progetto di chiusura dei residence avviato dall'amministrazione Marino continua con il Governo a Cinque Stelle. Anche se la cronologia fissata inizialmente, e quindi anche i risparmi previsti, rallenta di un paio di anni: i Caat, Centri di assistenza alloggiativa temporanea, saranno tutti chiusi entro il 2018. I primi sette, sui 21 oggi esistenti, entro il 2017. Dati, quest'ultimi, emersi nel corso di una commissione capitolina congiunta Patrimonio e Politiche sociali rispettivamente presiedute dalle consigliere Valentina Vivarelli e Maria Agnese Catini che si è tenuta martedì mattina. Ad illustrare i tempi della road map, il direttore del dipartimento Erp, Aldo Barletta.

L'obiettivo del dipartimento, ha spiegato Barletta, "è chiudere 7 Caat entro il 2017 e tutti e 21 nel triennio entro il 2018 estendendo il sistema del buono casa". Lo strumento del buono casa, operativo dall'autunno del 2015, fornisce un sostegno economico mensile di circa 700 euro alle famiglie che escono dall'assistenza alloggiativa e affittano appartamenti sul libero mercato. Una spesa che per l'amministrazione è di gran lunga inferiore rispetto a quella sostenuta per anni per i residence. "Con i buoni casa" ha aggiunto Barletta "si spende un terzo rispetto a quanto si spendeva prima". 

Si continua quindi sulla strada tracciata dalla delibera della Giunta Marino del 29 ottobre quando il buono casa, da scelta facoltativa delle famiglie, è diventato obbligatorio, pena la decadenza dall'assistenza. Per l'amministrazione Marino fu una sorta di piano B per far fronte al fallimento del bando europeo avviato nell'agosto del 2015 per recepire 1020 appartamenti dislocati sul territorio cittadino che avrebbero dovuto sostituire i vecchi e costosissimi residence con case vere e proprie a partire dal 1 gennaio 2016. Anche le famiglie che usufruiranno del buono casa restano in lista per l'assegnazione di una casa popolare. "Mentre per gli inquilini che restano esclusi da buono casa stiamo valutando la possibilità di utilizzare una serie di immobili comunali, compresi quelli confiscati alle mafie" ha spiegato a Romatoday l'assessore alle Politiche Sociali Laura Baldassarre. 

Intanto l'amministrazione sta proseguendo con una 'razionalizzazione' dell'uso dei residence rimasti aperti. Un modo per svuotare alcune strutture e poterle chiudere. Non sono poche le famiglie che stanno continuando a ricevere avvisi di 'trasferimento' in diverse zone della città, alcune anche più di una volta. Come nel caso del residence di via Giacomini, passato alle cronache i giorni scorsi per alcune accese proteste. Tra le 36 famiglie che dovranno essere trasferite ce ne sono alcune che già nell'aprile scorso si sono trasferite da un'altra struttura, quella di via Seminara, distante una decina di chilometri. Ora, a distanza di sei mesi, un nuovo trasferimento. "I miei figli stanno continuando a frequetare la loro scuola a Morena ma se veniamo nuovamente trasferiti ad Acilia questo non sarà più possibile" la denuncia a Romatoday di una delle inquiline. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Vigili nella bufera, Raggi guarda Report e decide di ruotare gli agenti. In bilico il comandante Napoli

  • Primark inaugura a Roma: lunghe file dalle prime ore del mattino

  • Roma, la mappa del contagio dell'ultimo mese: ecco i municipi e i quartieri con più casi

  • Apre Maximo Shopping Center, un nuovo centro commerciale a Roma: 160 negozi sulla Laurentina. Grande attesa per Primark

  • Camorra, "a Roma comanda tutto lui": il cartello della droga di Michele Senese. Ecco come aveva diviso la Capitale

  • Incidente sulla Pontina: l'auto ha un'avaria, lui scende e viene investito da un tir. Morto 43enne

Torna su
RomaToday è in caricamento