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Un momento di protesta in occasione dello svuotamento del residence di Pietralata (immagine di repertorio)

Un momento di protesta in occasione dello svuotamento del residence di Pietralata (immagine di repertorio)

Ecco il piano 'svuota residence': il Buono casa diventa obbligatorio

Lo prevede una delibera della giunta Marino del 29 ottobre. Fallito il "passaggio storico" dei Saat, l'amministrazione ha ripiegato tutto sul 'sostegno all'affitto'. E chi non presenta la domanda, perde l'assistenza

Da facoltativo a obbligatorio. Dopo l'arenarsi del bando per l'apertura dei cosiddetti Saat, il Servizio di assistenza abitativa temporanea che avrebbe dovuto archiviare una volta per tutte l'onerosa stagione dei residence, il Campidoglio punta tutto sul 'Buono casa'. Non più una possibilità facoltativa, per le persone con il reddito più 'stabile' una vera e propria occasione, che le famiglie che abitano nelle strutture di assistenza alloggiativa possono cogliere, così com'era stato stabilito inizialmente, ma un passaggio obbligatorio pena la “decandenza automatica” del servizio. È questo il contenuto di un avviso che è stato recapitato in questi giorni a tutti i residenti del Caat che li informa di quanto deciso dalla giunta Marino con una delibera approvata nelle due ultime ore di attività, il 29 ottobre scorso. 

IL PIANO BNei piani dell'amministrazione Marino non sarebbe dovuta andare così. Nell'agosto scorso era infatti stato pubblicato un bando europeo per recepire 1020 appartamenti dislocati sul territorio cittadino che avrebbero dovuto sostituire i vecchi e costosissimi residence con case vere e proprie a partire dal 1 gennaio 2016, permettendo inoltre un risparmio di 13 milioni di euro. Da chiudere entro la fine del 2015 ci sono 27 strutture. Di queste solo 4 dovrebbero sopravvivere al nuovo anno perché presentano contratti in scadenza al 2018. Un “passaggio storico” che però si è arenato il 22 ottobre scorso quando si sarebbero dovute aprire le buste con le offerte. Un condizionale d'obbligo dal momento che sul tavolo non c'era nessuna offerta: il bando è andato deserto. “Chiuderemo comunque tutti i residence con i contratti in scadenza” si è affrettata ad assicurare l'ex assessore alle Politiche Abitative Danese mantenendo così ferma una delle promesse elettorali dell'amministrazione Marino.  

STOP ALL'ASSISTENZA - La strada della 'rivoluzione' dei Saat si è chiusa improvvisamente. Come si legge nella delibera di giunta del 29 ottobre, l'amministrazione ha preferito non percorrere la strada della “procedura negoziata  senza previa pubblicazione del bando di gara” cos' come previsto dal codice dei contratti in quanto “non garantirebbe risultati soddisfacenti sotto il profilo economico e temporale”. La conseguenza? “Si rende necessario procedere a cassare la misura n. 1 – Servizio di assistenza alloggiativa temporanea prevista della deliberazione della Giunta Capitolina n. 150/2014 destinando la somma costituente il finanziamento della Regione Lazio di Euro 7.182.003,00 – già assegnato al “Servizio di Assistenza Alloggiativa Temporanea” alla misura n. 2 “Buono Casa” previsto dalla medesima deliberazione della Giunta Capitolina n. 150/2014, al fine di dare piena attuazione alla deliberazione di Giunta Capitolina n. 368/2013 con la totale dismissione delle strutture denominate C.A.A.T.”.

BUONO CASA OBBLIGATORIO - E' così che i Saat sono stati sostituiti dal 'buono casa' che diventa obbligatorio. “Al fine di realizzare la totale e completa chiusura dei Caat si rende necessario stabilire che l’eventuale volontà di non aderire a detto istituto (il buono casa, ndr) comporterà la decadenza automatica dal servizio di assistenza abitativa temporanea”. Tutti i residenti dei Caat, con un reddito inferiore o uguale a 18 mila euro all'anno, dovranno così presentare domanda entro il 1 dicembre. 

TUTTI IN AFFITTO - Un contratto d'affitto sul mercato privato dovrà essere ricercato autonomamente dalle singole famiglie. Si tratta di un “presupposto fondamentale”. Anche se, ha garantito il Campidoglio in una nota, le Associazioni Proprietari di casa, con cui l'amministrazioine capitolina ha firmato un protocollo proprio il 28 ottobre 2015 insieme ad alcune organizzazioni sindacali, “intendono incoraggiare l’introduzione di tale istituto, che favorisce un rilancio istantaneo nel mercato degli affitti dei piccoli locatari di risorse immediate di cui si fa garante l’Amministrazione Comunale, e pertanto si impegnano a promuoverlo nella forma più ampia possibile presso i rispettivi associati”. Se siano previsti percorsi facilitati però non è ancora chiaro. 

CONTROLLI - I controlli saranno concentrati soprattutto sul reddito. “Verrà svolto ogni opportuno periodico controllo al fine dell'acquisizione di ogni notizia utile per verificare la sussistenza dei requisiti per la fruizione del contributo anche al fine di determinare l'ammontare o di interrompere l'erogazione del servizio” si legge nell'avviso recapitato agli abitanti dei residence. Eventuali situazioni di 'disagio sociale' di alcune famiglie verranno verificate dalla Polizia Locale: “Il dipartimento Politiche Abitative verificherà anche attraverso la Polizia Locale di Roma Capitale territorialmente competente la sussistenza dei requisiti e del reale stato di disagio psico-socio-economico del nucleo familiare”.  

I RESIDENTI - L'avviso ha generato preoccupazione in alcuni degli abitanti del residence: “Per molte delle famiglie che vivono nelle strutture di assistenza alloggiativa da anni non è facile reperire sul mercato privato un alloggio” afferma Elisa Ferri, abitante in una di queste strutture e attivista del movimento Ram, Resistenza abitativa metropolitana. “I proprietari di casa chiedono garanzie che spesso non abbiamo. Sull'avviso non viene specificato se, qualora non si riuscisse a chiudere un contratto d'affitto autonomamente, sarà il Comune a venire in nostro aiuto”. Il buono casa continua quindi a non convincere fino in fondo. “Prima una precisazione: siamo d'accordo con la chiusura dei residence ma questo doveva avvenire in seguito all'assegnazione di un alloggio popolare di cui noi abbiamo diritto. Sappiamo che la copertura finanziaria per il buono casa c'è per tre anni. E poi cosa accadrà? Sembra un modo di scaricare il problema sulla prossima amministrazione. Tornando sul mercato privato dell'affitto, rischiamo di essere reimmessi, dopo tanto tempo, nel circolo dell'emergenza abitativa”. 

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