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Via Dulceri: tra sciacalli e crolli in corso i residenti hanno paura

Via Augusto Dulceri a Torpignattara continua a far notizia. Intorno al cantiere sequestrato e alla palazzina crollata i residenti non mancano mai e vogliono sapere a cosa vanno incontro

Un capannello di persone che si fermano, guardano, chiedono. A qualunque ora del giorno via Augusto Dulceri, nel quartiere di Torpignattara, è affollata di cittadini che cercano di capire cosa ne sarà della palazzina crollata il 27 dicembre e, soprattutto, di quelle ancora in piedi. C'è un rischio reale per i residenti che abitano intorno al cantiere 'killer'? Non si sa, intanto però sono stati registrati ulteriori crolli nel villino già a pezzi. E mentre nove famiglie sono state evacuate in via precauzionale dalle palazzine adiacenti, chi è rimasto a 'vegliare' il cratere ha paura.

"Di notte non dormo, a volte mi addormento piangendo per la paura di vedermi crollare tutto addosso". La signora Nadia, sulla settantina, abita in uno dei palazzi di via Orlandini, sul lato nord est del cantiere, quello che avrebbe dovuto ospitare dei box auto interrati e che al momento è sotto sequestro. La Procura sta indagando per accertare le responsabilità del costruttore e di chi ha rilasciato i permessi, ma nessuno crede in tempi brevi di risoluzione. Si aspetta la messa in sicurezza dell'intera area e la dichiarazione di agibilità dei palazzi evacuati. Tempistiche? Non si sa neanche questo.

"Quanto dovranno stare in albergo? Ci è arrivata voce che le famiglie se ne andranno a Ostia perché non ci sono fondi a sufficienza per mantenerli qui" commenta Maria (nome di fantasia, ndr), anche lei residente nel quadrante. Ci racconta degli istanti di panico, del collasso improvviso delle fondamenta, dell'arrivo dei vigili del fuoco, di un bambino uscito urlando di casa, "papà sta crollando tutto". E ci spiega, ma già ne siamo a conoscenza, che quel cantiere appartiene alla stessa ditta (di proprietà di Giuseppe Tarantino, ndr) che ne ha uno in via Giovannoli e uno in via Tempesta, e al quale era stata già inoltrata una diffida per la messa in sicurezza ben prima del crollo.

"Perchè si chiama Marranella questa zona secondo lei? Perché c'era la 'marana' (nel dialetto romanesco indica torrenti e ruscelli, ndr). Non è un terreno adatto per costruire questo, e invece qui sono anni che non si fa altro" tuona Cristina, anche lei abitante in un appartamento di via Orlandini. "Ho visto bene quando è franato tutto, è stato spaventoso. Poi avevano garantito che ci sarebbe stato un servizio di sorveglianza per gli sciacalli, e invece non c'è nessuno". La signora ogni tanto lancia un'occhiata alla casa dell'amica per controllare "che nessuno vada a rubare". Ma il timore, che si respira ovunque se ne parli, è che non sia finita qui.

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