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Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia

Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia

I sovranisti vogliono Roma ma Meloni non si candida. E Salvini pensa a candidato di FdI

La leader di FdI non ha alcuna intenzione di abbandonare la nave ora che il suo partito viaggia su percentuali a due cifre. Al suo posto, papabile, Fabio Rampelli

"Ho già detto che non mi candiderò sindaco di Roma". Giorgia Meloni lo ripete, per chi non avesse capito: non correrà per la poltrona di primo cittadino della Capitale. Alle comunali del 2021 manca un anno e mezzo è vero, e tutto può ancora succedere, ma il toto candidati è già partito specie a destra, e per il momento la patriota esclude di scendere in campo. 

Non vuole abbandonare la nave, creatura partorita da una costola del Pdl che presiede dal 2014, proprio adesso che ha il vento in poppa e raggiunge risultati elettorali a doppia cifra (10,4% di consensi alle regionali in Umbria, sopra il M5s). E pazienza se il recente sondaggio elaborato dall'agenzia Dire con l'istituto Techné - se si candidasse e si votasse oggi - la darebbe vincente al 27% con Fratelli d'Italia al 20, secondo partito a Roma. "Troveremo un candidato all'altezza - dice Meloni, intervistata su Rai Radio 1 a Un giorno da pecora - cosa non difficile dopo la Raggi...". 

Insomma, buttarsi su Roma, piazza tostissima da cui tutti i sindaci escono con ferite di guerra, equivarrebbe a bruciarsi. E soprattutto a perdere il timone in un momento topico per Fratelli d'Italia, ala dell'area sovranista sempre più concorrenziale rispetto alla Lega di Matteo Salvini. Ragion per cui, non a caso, allo stesso Salvini sarebbe piaciuto eccome "relegare" Giorgia a palazzo Senatorio. Per adesso però il no è netto. Alternative? Il nome del suo numero due Fabio Rampelli, deus ex machina del partito nella sua declinazione romana, circola da tempo negli ambienti di quella destra che sta preparando le truppe per prendersi Roma. Lui poi non ha mai detto di no, anzi. 

"Io sono romano adoro la mia città e soffro a vederla in queste condizioni - ha detto intervistato a Radio Radio proprio la settimana scorsa - il centro destra deve occuparsi di Roma. Abbiamo un dovere di serietà". Con una priorità assoluta: i poteri speciali per Roma Capitale. "Dobbiamo dire che Roma in queste condizioni non è governabile, lo Stato italiano deve riconoscere a Roma un ruolo che, piaccia o meno, esercita, Roma non è solo capitale d’Italia, Roma è capitale mondiale della cristianità".

Già, un punto essenziale nella campagna elettorale che verrà, trasversale a tutte le forze politiche, ma che al leader della Lega in realtà piace poco. Sull'argomento, alle domande dei cronisti, Salvini risponde sempre abilmente glissando. Fonti interne però riferiscono: se potesse evitarla proprio la questione della riforma di Roma Capitale lo farebbe subito. Parlando di autonomie infatti, dovrebbe comunque prima accontentare i suoi elettori storici nel nord d'Italia, poi forse potrebbe spingere la causa romana. Comunque difficile da digerire: Roma da "ladrona" a grande Capitale d'Europa? Va bene cambiare idea e adeguarsi a tempi ed elettori, ma a tutto c'è un limite. Per questo i ben informati non hanno grossi dubbi: la Lega finirà per cedere il candidato a Fratelli d'Italia, per puntare invece dritto alla regione Lazio. 


 

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