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Cerroni e la sentenza che fa tremare il Campidoglio: 78 i milioni che l'Ama deve al 'Supremo'

L'assessore all'Ambiente Marino ha risposto all'interrogazione del consigliere radicale Magi sul lodo arbitrale aperto tra il gestore di Malagrotta e la municipalizzata: "Siamo in attesa di sentenza"

L'allarme emergenza rifiuti per la Capitale è già stato suonato. Ma una nuova tegola potrebbe arrivare anche dal passato: il lodo arbitrale avviato dal Colari di Manlio Cerroni nel 2001. Un vero e proprio macigno che potrebbe pesare oltre 78 milioni di euro per le casse dell'Ama condannata lo scorso 8 febbraio 2012, dopo un iter giudiziario durato circa dieci anni, a risarcire l'azienda dell'avvocato Cerroni, arrestato lo scorso 9 gennaio nell'ambito di un'inchiesta sul sistema dei rifiuti nel Lazio. A 'ricordare' la vicenda giudiziaria il consigliere capitolino radicale Riccardo Magi che nei mesi scorsi ha avanzato un'interrogazione all'assessore all'Ambiente Estella Marino: "Attualmente il giudizio è pendente dinanzi alla Corte d'Appello di Roma e all'udienza del 25 giugno 2013 la causa è stata trattenuta in decisione e si è in attesa della sentenza" si legge nella 'Risposta ad interrogazione n. 549.2013' che porta la data del 26 marzo 2014.

Al centro della richiesta di risarcimento di Cerroni nei confronti dell'azienda municipalizzata c'è una richiesta di pagamento di maggiori oneri per la gestione post mortem della discarica, a seguito del prolungamento da 10 a 30 anni del periodo post gestione in base alla normativa comunitaria. Per questo punto il collegio arbitrale ha accolto la richiesta di Cerroni condannando l'Ama a pagare 76.391.533,29 euro. Oltre a questa cifra, l'azienda capitolina è stata condannata anche a pagare 847.067,91 euro per i maggiori costi sopportati in conseguenza dell'obbligo per il consorzio di istituire i turni completi di lavoro anche nei giorni festivi e 1.133.115,49 euro per il turno notturno. In totale oltre 78 milioni di euro.

La risposta dell'assessore Marino all'interrogazione di Magi, che nel documento chiedeva l'esistenza o meno di ulteriori sviluppi nella vicenda giudiziaria, arriva in concomitanza con un lettera di diffida verso l'azienda da parte del consorzio che gestisce Malagrotta e i due impianti di trattamento adiacenti. Chiusi da un'interdittiva antimafia del prefetto Pecoraro nell'ambito dell'inchiesta sul sistema dei rifiuti nel Lazio che non permette alle società pubblica di utilizzare tali impianti, sono stati riaperti da un'ordinanza del sindaco Marino, che scade il prossimo 26 maggio. Motivo del ricorso del Colari il fatto che  i costi del servizio non vengono versati al Colari che sostiene così di non riuscire a mantenere in attività gli impianti.

Nell'interrogazione Magi chiedeva conto all'assessore Marino eventuali conseguenze, anche sul capping della discarica, per l'amministrazione capitolina. Scrive Estella Marino: “Per ciò che riguarda la presunta compromissione, a causa di detto lodo, dell'obbligo del Colari di provvedere alla gestione post mortem e al cosiddetto capping della discarica di Malagrotta, si segnala che, come previsto dalla legislazione vigente, nelle tariffe di servizio, nell'arco dell'intera durata del rapporto, era già compresa una parte relativa alla gestione post mortem”. Per questo motivo per Marino “ Colari ha sempre percepito da Ama in forza del contratto e per legge, ingenti importi a titolo di corrispettivo per la futura gestione post mortem”. Importi che “dovrebbero pertanto essere stato accantonati da Colari”. L'assessore solleva anche la questione delle garanzie assicurative per la gestione post mortem della discarica: “Ama ha ripetutamente interessato la Regione Lazio sull'importanza di tali garanzie e ne ha anche contestato l'assenza/insufficienza in sede di arbitrato” anche se beneficiario di tale garanzia è l'ente regionale. Conclude l'assessore: “E' intenzione della scrivente della scrivente chiedere all'Avvocatura di Roma Capitale di stabilire se si possa profilare un eventuale danno erariale per l'Amministrazione”.

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