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Ama, sul bilancio Bagnacani e Montanari avevano ragione: i 18 milioni non rientrano tra i debiti

Approvato il documento contabile. Ma che fine ha fatto la famosa partita di 18 milioni che ha portato alla cacciata dell'ex Consiglio di amministrazione?

Un bilancio in rosso, con perdite che ammontano a 136 milioni di euro, e la famosa partita sui 18 milioni di servizi cimiteriali finita nel dimenticatoio. Il nuovo Consiglio di amministrazione di Ama, la partecipata dei rifiuti di Roma, ha approvato ieri - con un anno di ritardo - il bilancio 2017. In rosso. "Il valore della produzione è pari a oltre 810 milioni di euro" fanno sapere da via Calderon de la Barca, mettendo l'accento su una serie di numeri positivi: dalla diminuzione dell'indebitamento finanziario di quasi il 40% rispetto al 2010, al dimezzamento negli ultimi nove anni dei debiti verso i fornitori. 

Le perdite ci sono però, ammontano a 136 milioni di euro. E un fattore salta subito all'occhio a chi ha seguito da vicino le vicissitudini del documento contabile più discusso dell'era Raggi: i 18 milioni di euro che hanno portato al divorzio con l'ex Cda, con annesse dimissioni dell'allora assessore all'Ambiente Pinuccia Montanari, e a catena a mesi di crisi interna all'azienda, non figurano tra i debiti, come invece è sempre stato chiesto dal Campidoglio. Sono in un fondo rischi ad hoc, come ci confermano da Ama, che grava però sullo stato patrimoniale e non sul conto economico. Il che significa, fuori dai tecnicismi, che non rientra formalmente nelle perdite. Una soluzione alla quale era arrivato lo stesso ex presidente Bagnacani, che l'assessore Gianni Lemmetti aveva bocciato e che a questo giro invece sembra non fare una piega. Cerchiamo di spiegare meglio. 

I 18 milioni della lite Lemmetti-Bagnacani

Il 30 aprile 2018, l'allora cda Ama composto dal trio Bagnacani-Ranieri-Masullo approvò il consuntivo 2017, con i 18 milioni di euro iscritti fra i crediti verso il Comune. Ossia, l'azienda li rivoleva dal Campidoglio a copertura di "maggiori costi" presunti - sostenuti fra il 2009 e il 2016 - per la gestione dei loculi cimiteriali. Soldi incassati dal Campidoglio che la partecipata pretendeva di riavere indietro. Il muro dell'assessore al Bilancio Gianni Lemmetti e della stessa sindaca Virginia Raggi però fu immediato: quei 18 milioni dovevano essere iscritti invece tra i debiti, a costo di avere il bilancio in passivo.

L'inchiesta sui conti e le parole di Raggi

Da qui lo stallo di mesi sull'approvazione, il parere negativo del collegio sindacale ma quello positivo dei revisori contabili, la guerra a colpi di pareri richiesti dalle parti agli studi legali, l'esposto in Procura dell'ex ad Bagnacani e un'indagine aperta (e ancora in corso) sull'intera operazione. L'inchiesta verte su presunte pressioni del Campidoglio per l'approvazione, in passivo, del bilancio. E sull'Espresso, lo ricordiamo, uscirono stralci di registrazioni consegnate da Bagnacani in Procura. "Devi fare quello che ti diciamo - diceva Raggi - anche se ti dicono che la luna è piatta". 

Un braccio di ferro durato mesi. E a trovare la quadra non bastò nemmeno la correzione avanzata a dicembre 2018 da Bagnacani: istituire un fondo rischi dove far confluire il tesoretto. Anche qui il no fu netto, perché la voce non figurava nel conto economico. Il finale però è di quelli da "tanto rumore per nulla". Perché se è vero che tra le ragioni della revoca degli ex consiglieri non c'erano solo questioni contabili, ma anche dati e valutazioni legate in generale alle performance aziendali poco soddisfacenti per il socio unico, lo è altrettanto che su quei 18 milioni si è costruito l'intero scontro. E lo è altrettanto che la soluzione adottata oggi dai nuovi vertici è pressocché identica alla precedente. 

I conti attuali: in rosso ma senza i 18 milioni

Detto ciò, il bilancio è in perdita comunque, e non di poco. Nel frattempo infatti è arrivata un'altra patata bollente: la relazione annuale, con nuova stima immobiliare al 31 dicembre 2018, trasmessa lo scorso 1 luglio dalla Società di Gestione del Risparmio che gestisce il fondo immobiliare del Centro Carni su via Prenestina, svalutato dai 137 milioni stimati del 2009 agli attuali 31,5 milioni di euro. Iscritti tra le perdite ci sarebbero anche una quota legata alla Tari, la tariffa sui rifiuti, non riscossa, e un contenzioso con la cooperativa 29 giugno. 

Per settembre è attesa la nuova valutazione del Collegio sindacale, lo stesso organismo di revisione che aveva bocciato il bilancio firmato Bagnacani. Il nuovo progetto contabile, con ogni probabilità, riceverà un parere positivo. Perché la questione dei 18 milioni di euro, centrale per il Campidoglio, per i revisori non era quella fondamentale, tanto che nella relazione di 70 pagine firmata a gennaio 2019 dal presidente Mauro Lonardo compariva in appena dieci righe. Loculi cimiteriali a parte, buona parte delle altre indicazioni sarebbero state recepite dai nuovi vertici. 

Per il prossimo documento contabile 2018 poi toccherà fare i conti con un altro pezzo di patrimonio aziendale che subirà un tracollo: l'impianto di Trattamento meccanico biologico del Salario, fuori uso dal rogo dello scorso dicembre. Un secondo bilancio quasi certamente in rosso che, è il timore, rischia di traghettare Ama verso l'ingresso dei privati in azienda. Uno scenario previsto dalla legge Madia che in caso di tre bilanci chiusi con il segno meno impone all’ente locale di rimettere a gara il servizio. 

Le opposizioni: "Disegno per favorire i privati"

"Scopriamo misteriosamente che la passività dell'azienda non è più legata alle spese cimiteriali l'obiettivo (dei conti in passivo, ndr) è stato comunque centrato - attacca Andrea De Priamo, capogruppo di Fratelli d'Italia in Campidoglio - la giunta Raggi probabilmente non è mai stata interessata a rilanciare la municipalizzata dei rifiuti e le girandole ai vertici dell'Ama così come l'emergenza di questi mesi in città ne sono la conferma. Non vorremmo che il disegno grillino portasse alla parcellizzazione o, peggio, alla svendita delle aziende capitoline, magari agli amici degli amici". 

"Anziché pretendere una gestione sana dell’azienda, il Campidoglio sembra aver fatto di tutto per giungere a una situazione sull’orlo del disastro" commenta anche il capogruppo Pd Giulio Pelonzi, ricordando il piano rifiuti della Regione che nei fatti rende necessaria la realizzazione per Roma di una discarica di servizio. "Appena il piano entra in vigore vorremmo fosse Ama a fare domanda per costruire gli impianti che servono a chiudere il ciclo, sembra invece che il Movimento Cinque Stelle voglia fare di tutto perché si arrivi a quell'appuntamento con il bilancio in rosso così da favorire i privati". 

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