Residence, silenzio sul bando per gli 800 alloggi: "Non sappiamo dove finiremo"

Critica anche Unione Inquilini: "Qualcuno ha risposto a questo bando?"

Uno dei residence per l'emergenza abitativa (immagine di repertorio)

La dead line per la presentazione delle offerte è scaduta il 3 novembre scorso. Una chiamata ai proprietari di appartamenti, o anche di intere palazzine, per affittare a prezzi di mercato 800 alloggi, i cosiddetti Sassat, destinati a svuotare i Centri di assistenza abitativa temporanea. Sull'esito dell'avviso pubblico, però, ancora nessuna informazione è arrivata dall'amministrazione capitolina.

Un silenzio che, a distanza di dieci giorni, agita gli inquilini dei residence. Entrati dopo sgomberi o sfratti con la prospettiva di una soluzione temporanea e la promessa di una casa popolare, non sono pochi coloro che vivono in queste strutture ormai da oltre un decennio. Dal primo annuncio di chiusura, sono passati quattro anni. Da allora i piani per raggiungere l'obiettivo sono falliti, almeno in parte, come il sostegno del buono casa che prevede che le famiglie si trovino autonomamente un alloggio in affitto, operazione che si è rivelata più complicata del previsto (su 1400 contributi 'potenzialmente erogabili' nel 2015 ne sono stati assegnati 25 e nel 2016 circa 100). O falliti completamente, come accadde alla gara europea per il reperimento di mille alloggi, lanciata dall'ex assessora della Giunta Marino, Francesca Danese, che andrò deserta e mai più riproposta. E la nuova data di chiusura fissata dall'amministrazione Raggi è ormai vicina: il 2018, anno entro il quale quasi tutti i contratti di affitto dei residence scadranno e non verranno rinnovati. 

"Sono allibito" il commento di Massimo Pasquini dell'Unione Inquilini, che al momento della pubblicazione criticò fortemente la scelta dell'amministrazione capitolina di proporre affitti ai prezzi di libero mercato. "Stiamo chiedendo l'esito di questo bando con mail, fax e telefonate ma non abbiamo ottenuto alcuna risposta. Vogliamo solo sapere se è arrivata qualche busta, qual è stata la risposta dei proprietari di alloggi in questa città e se il progetto continuerà. La stagione dei residence deve finire e non si sa dove andranno le persone che ci abitano. Dobbiamo pensare che è andata deserta? Si parla di chiudere queste strutture ma qui l'unica cosa che stanno chiudendo sono le informazioni". 

"Non sappiamo niente, provare ad ottenere delle informazioni è impossibile" denuncia Elisa Ferri, rappresentante del coordiamento dei residence, sceso in piazza più volte insieme ai movimenti per il diritto all'abitare. "La gente è agitata, non è più sicura di che fine farà. Senza dimenticare che comunque abbiamo criticato fin dall'inizio la scelta di aprire i Sassat, l'ennesima, costosa, soluzione temporanea per famiglie che aspettano solo di poter accedere ad una casa popolare". Nei residence vivono ancora circa 1300 persone. I più 'poveri', quelli con reddito Isee inferiore a 12 mila euro, sono destinati ai cosiddetti Sassat, altri ad un "difficile" buono casa. Chi supera il reddito di 18 mila euro perde invece diritto all'assistenza alloggiativa. E non sono poche le persone che, per permettere la chiusura di alcune strutture, sono state costrette a 'traslocare'. "L'alternativa è forse la determina con la quale si cercano 100 posti in prefabbricati destinati agli sfrattati? Abbiamo chiesto più volte all'amministrazione di confrontarsi con quanti vivono in queste strutture, ma non siamo stati ascoltati". 

Intanto, dal Partito democratico di Roma, arriva un attacco al bando per sgomberati che prevede il reperimento di 100 'moduli abitativi', anche prefabbricati, a Roma o nell'area metropolitana. "È sconcertante come in questa Amministrazione non si sappia né come nascano certe idee né come vadano a finire gli assurdi bandi che le contemplano" scrivono in una nota congiunta il consigliere capitolino Marco Palumbo, Presidente della Commissione Trasparenza di Roma Capitale, e Erica Battaglia, delegata all'Assemblea romana del Pd. Criticano. "La stessa Circolare Minniti, che viene erroneamente richiamata da questa Amministrazione quasi a giustificazione di una scelta di cui non ci si vuole assumere alcuna responsabilità, dice ben altro e non prevede affatto l'attivazione di prefabbricati o moduli abitativi per rispondere a quelle famiglie sgomberate o in difficoltà economico-sociale tale da vivere in emergenza abitativa. Parla semmai di una cabina di regia con la Prefettura per la mappatura di  immobili pubblici e privati inutilizzati, compresi quelli sequestrati e confiscati".

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Palumbo ha annunciato quindi una Commissione Trasparenza per chiedere conto a "questa Amministrazione e all'Assessore alle Politiche sociali di Roma Capitale di questo dispendioso, inutile e poco dignitoso bando per il reperimento di moduli abitativi temporanei. Chiederemo conto del perché non ci sia una politica per il diritto all'abitare da parte dell'Assessorato competente, che non è quello sociale. Chiederemo da dove vengono queste risorse che hanno impegnato e quali servizi hanno tagliato per impegnarli. Come è andato a finire il bando. Dove saranno posizionati gli immobili e infine perché non si è dato seguito al Decreto Minniti e all'avvio di una mappatura dei beni immobili pubblici e privati inutilizzati per un piano cittadino di riutilizzo a scopo abitativo".

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