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Residenti in protesta a Torre Maura

Residenti in protesta a Torre Maura

Rivolta contro i rom a Torre Maura, dietrofront del Comune: le famiglie verranno smistate in altri centri

Il Campidoglio cede alle proteste. Entro sette giorni i rom verranno trasferiti in strutture alternative

Alla fine, ha vinto la protesta. Le famiglie rom, 70 persone in totale di cui 30 bambini, che dovevano essere ospitate in via dei Codirossoni a Torre Maura, saranno smistate sul territorio comunale. Ancora nessun dettaglio sulla tipologia di strutture e sulla loro localizzazione. Ma il Campidoglio, dopo una giornata ad alta tensione nel quartiere, ha ceduto alla "rivolta" popolare.

Eppure quei locali erano stati selezionati tramite un apposito bando indetto dal Comune su piattaforma europea, proprio per migliorare la qualità dei servizi messi in campo per l'accoglienza e l'integrazione sul territorio, per uscire dalla spirale degli affidamenti diretti, e - dettaglio non da poco - per garantire la continuità scolastica dei minori, provenienti dal vicino centro di accoglienza di via Toraldo. Poche ore di tafferugli, qualcuno che intima a muso duro di "cacciare gli zingari", ed ecco che la strada virtuosa viene subito abbandonata. "L'Ufficio speciale Rom sinti e caminanti ha deciso di ricollocare le persone presenti nella struttura presso altri centri d'accoglienza per persone fragili su tutto il territorio romano" si legge in una nota stampa. "Le operazioni saranno curate dalla Sala operativa sociale a partire da stamattina e si concluderanno in sette giorni". 

Una pesante protesta quella andata in scena ieri nel quadrante di Roma est. Alla notizia dell'arrivo di un gruppo di rom trasferiti dal vicino centro di via Toraldo, circa 200 persone si sono riversate in strada. Grida, barricate con secchioni di rifiuti per bloccare l'arrivo delle famiglie e impedirne l'ingresso nel quartiere. E poi l'accanimento contro i pasti loro destinati, decine di panini pestati e presi a calci. Immagini che hanno fatto il giro dei media, ancora una volta simbolo di problemi di convivenza nelle periferie cittadine pronti a sfociare in episodi di razzismo e intolleranza. 

Gli atti di violenza sono andati avanti fino a tarda sera. Un'auto è stata incendiata e sono arrivati sul posto i Vigili del fuoco, insieme alle forze dell'ordine, per spegnere il rogo. A fomentare la rabbia dei residenti, anche alcuni militanti di Casapound. E il finale è di quelli a sorpresa: il Comune fa un passo indietro, cede alle intimidazioni e decide di rinunciare a un modello di accoglienza che, appoggiandosi a quello che viene rivendicato come il più trasparente dei bandi, avrebbe dovuto migliorare, almeno sulla carta, il servizio fornito agli accolti. 

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