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Primo maggio di lotta al lago Bullicante, centinaia di cittadini entrano nell'area dell'ex Snia: "È un ecocidio"

Dopo giorni di presidio contro la rimozione con le ruspe della vegetazione all'interno dell'area, sabato centinaia di persone hanno risposto all'appello degli attivisti. Le immagini dall'interno dell'ex sito industriale

Il sopralluogo dentro l’area dell’ex fabbrica della Snia non riuscito alle istituzioni lunedì scorso, se lo sono strappato residenti e attivisti che, al culmine di un primo maggio in difesa dell’ecosistema del monumento naturale del lago Bullicante, sono andati a vedere con i propri occhi il frutto di oltre un mese di lavoro delle ruspe. Al di là del muro di vegetazione che divide il parco pubblico dall’area di proprietà di una società del gruppo Pulcini, centinaia di persone, comprese molte famiglie con bambini, hanno trovato un cimitero di alberi.

A oltre un mese dal primo allarme lanciato dai residenti in merito alle operazioni, l’area dei ruderi dell’ex fabbrica è una spianata quasi completamente priva di quella vegetazione spontanea che l’aveva colonizzata negli anni. Al centro del sito mucchi formati da decine di tronchi spezzati, rami intricati ancora pieni di foglie verdi, radici strappate dalle pale meccaniche alla terra. “Questo è un ecocidio”, denunciano gli attivisti.

Sull’area, ormai da mesi, sono state avviate le analisi da Roma Natura, ente gestore del vicino Monumento naturale, che entro giugno avrebbero dovuto portare a chiedere alla Regione Lazio di ampliare il perimetro della tutela. “L’area dei ruderi della fabbrica è un filtro che difende l’ecosistema del lago dall’urbanizzato del Prenestino”, ha spiegato Alessandra Valentinelli, urbanista e attivista del Forum territoriale del Parco delle Energie. “Al suo interno, inoltre, crescono due habitat di interesse comunitario, tutelati per legge da attività antropiche che ne possono compromettere la salubrità”. La boscaglia entro la quale era cresciuto l’alto pino d’Aleppo tagliato la scorsa settimana era tra questi.

A far scattare l'operazione, una richiesta del commissariato di polizia di zona di ripulire l'area, avanzata in seguito a un fatto di cronaca. L’area è però sottoposta a un vincolo paesistico: prima di abbattere o potare gli alberi è necessario il parere della Soprintendenza di Stato. Come confermato nei giorni scorsi anche dall’assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, Luca Montuori, né alla Soprintendenza né al dipartimento Ambiente capitolino sono emerse le autorizzazioni. Lunedì scorso la proprietà non ha permesso l’ingresso a polizia locale e Soprintendenza per un controllo, e per questo è stato chiesto un decreto di ispezione alla Procura. 

Così ad accendere i riflettori sul lavoro delle ruspe sono stati i residenti dei quartieri circostanti, che ormai da trent’anni portano avanti la battaglia in difesa del lago Bullicante, emerso nel 1992 in seguito ai lavori di scavo per la realizzazione di un centro commerciale. Da allora la natura spontanea ha abitato lo spazio circostante fino a diventare un ecosistema degno di essere un monumento naturale nel cuore di uno dei quadranti più cementificati della città. 

A metà tra un gesto di denuncia e una cerimonia triste decine di persone si sono avvicinate ai mucchi di alberi spezzati e ne hanno presi dei rami. “La foresta in cammino”, così come ha scritto un gruppo di persone formando la frase con delle lettere su dei mantelli indossati, si è poi mossa lungo tutto il perimetro esterno dell’ex sito industriale. È uscita dal cancello del monumento naturale in via di Portonaccio, ha svoltato a destra su via Prenestina, fino ad arrivare davanti al cancello d’ingresso, che è stato ricoperto di rami.

“Chi ha tagliato questi alberi ha rubato ossigeno a tutti, ha reso più fragile la città di fronte ai cambiamenti climatici, più esposta al caldo che ci investirà quest’estate”, le parole di un attivista al microfono. “Nonostante sia da metà marzo che denunciamo il taglio gli alberi, le istituzioni non hanno trovato il modo di interrompere i lavori. Chiediamo un esproprio d’urgenza, la demanializzazione del lago, l’estensione del perimetro del monumento naturale”. Intanto il timore è che lunedì mattina le ruspe ricomincino a lavorare. La mobilitazione è ormai permanente. 

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