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Stadio della Roma, chiuso filone d'indagine: 10 a rischio processo

Coinvolti anche il presidente dell'Assemblea capitolina De Vito e i costruttori Toti e Statuto

Corruzione, traffico di influenze e reati tributari. Questi i reati, a vario titolo, contestati a dieci persone coinvolte nell'ultimo filone dell'indagine sul nuovo stadio della As Roma. La Procura ha notificato l'atto di chiusura agli indagati tra cui il presidente dell'Assemblea capitolina Marcello De Vito e l'avvocato Camillo Mezzacapo (già a processo per una vicenda di corruzione), i costruttori Pierluigi e Claudio Toti, Giuseppe Statuto e Luca Parnasi (anch'egli già a processo nel filone principale). I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono di corruzione, reati tributari e traffico di influenze.

De Vito, è scritto nel capo di imputazione, "abusando della qualità e dei poteri di presidente del consiglio comunale di Roma Capitale ha indotto Pierluigi Toti e Claudio Toti, interessati al procedimento amministrativo pendente presso il Comune di Roma e relativo all'approvazione il progetto di riqualificazione degli ex Mercati Generali (procedimento che si trovava in una fase di stallo e motivo di grande preoccupazione per i Toti) a conferire un incarico professionale allo studio legale di Camillo Mezzacapo facendo intendere che solo in tal modo si sarebbe potuto sbloccare il procedimento amministrativo". 

Un "incarico che veniva remunerato con un importo di oltre 110mila euro trasferiti" allo studio legale di Mezzacapo e da quest'ultimo girati "per l'importo complessivo di 48mila euro su un conto intestato ad una società riconducibile a Mezzacapo e De Vito".

Statuto ha invece "erogato in favore di De Vito e Mezzacapo" oltre 24mila euro, cifra corrisposta sotto forma di incarico professionale conferito "allo studio legale di Mezzacapo e da quest'ultimo trasferito per l'importo complessivo di 16mila euro su un conto di una società riconducibile a Mezzacapo e De Vito" in cambio di un intervento "nell'iter amministrativo per il rilascio del permesso di costruire, con cambio di destinazione d'uso e di ampliamento, di un edificio in viale Trastevere dell'ex area della stazione".

La Procura di Roma, invece, si avvierebbe a chiedere l'archiviazione per la posizione dell'amministratore delegato di Acea, Stefano Donnarumma, inizialmente finito nell'inchiesta. Lo si deduce dal fatto che il nome di Donnarumma non compare nell'atto di chiusura indagine.

L'ad di Acea era finito nel registro degli indagati con l'accusa di corruzione per due sponsorizzazioni, ognuna da 25 mila euro, che Acea ha fatto in occasione dei concerti di Natale 2017 e 2018 presso l'auditorium di via della Conciliazione a Roma. Donnarumma però si è sempre difeso dicendo di avere semplicemente "dato il via libera a delle spese già decise da Luca Lanzalone, allora presidente di Acea".

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