Settecamini, stop all'invio di armi ad Erdogan: "l'Italia non sia complice del massacro dei curdi"

Attivisti di Potere al Popolo hanno manifestato davanti la sede della Rheinmetall Italia. PaP: "Da qui partirà un cannone da 600 colpi al minuti. L'Italia proibisca subito l'invio di armi in Turchia"

No all'invio di armi ad Erdogan. Potere al Popolo è sceso in campo in difesa delle donne e degli uomini minacciati dall'avanzata dell'esercito Turco. Davanti la sede della Rehinmetall di via Affile, decine di attivisti hanno sfilato con megafoni, striscioni e fumogeni.

L'invio del cannone da 600 colpi al minuti

Si  è trattato di "una delle iniziative contro la guerra in Siria e a fianco della resistenza del Rojava" hanno fatto sapere, a margine della mobilitazione, gli attivisti di PaP.. La scelta di rercarsi a Settecamini è stata motivata con il fatto che "da qui nelle prossime ore  ore partirà un cannone Oerlikon da 600 colpi al minuto diretto in Turchia". Uno strumento bellico il cui potenziale di fuoco, secondo quanto riportato da Potere al Popolo, appare piuttosto intuitivo.

La vendita di armi alla Turchia

Fuori i cancelli della Rehinmetall Italia è stata lanciata della vernice rossa. "Abbiamo voluto rappresentare il sangue che gli Stati europei stanno contribuendo a versare in Rojava, i territori curdi della Siria". Non si è trattato di un attacco diretto all'azienda di stanza a Settecammini. "Negli ultimi anni tante aziende italiane hanno venduto armi alla Turchia, per un totale di 500 milioni di euro negli ultimi 4 anni, incuranti delle persecuzioni politiche e delle violenze sferrate da Erdogan agli oppositori politici e alle comunità curde della Turchia e della Siria".

L'appello al governo

La manifestazione degli attivisti di Potere al Popolo si è conclusa con un appello al governo: "L'italia deve eve proibire da subito l'invio di armi ad un paese colpevole di un'invasione, e mettere in campo ogni iniziativa possibile per la fine della guerra ed il ritiro dell'esercito turco". Nel concreto, al governo giallo-rosso, Potere al Popolo ha chiesto anche di ritirare il contingente di 150 soldati che opera con la NATO per la difesa dei confini della Turchia; di promuovere sanzioni diplomatiche ed economiche contro il governo di Ankara, di sospendere il programma degli F35 che coinvolge anche il paese di Erdogane e di fermare il programma di aiuti finanziari dell'UE alla Turchia. 

Le responsabilità dell'Italia

"Non è più il caso di mettere la testa sotto la sabbia" hanno aggiunto gli attivisti di Potere al Popolo. Se le misure richieste non saranno intraprese dalla maggioranza di governo, l'Italia "sarà complice dei massacri diretti a distruggere un esercito popolare protagonista della sconfitta dell'Isis".
 
 

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