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Camping River, via della Tenuta Piccirilli, foto archivio

Camping River, via della Tenuta Piccirilli, foto archivio

Camping River, un mese alla chiusura: ecco perché lo sgombero sarà un caos

Il 30 settembre le famiglie dovranno lasciare i moduli abitativi. Hanno firmato il "patto solidale" con il Campidoglio, ma all'attivo non ci sono progetti di integrazione avviati

Il 30 settembre le 120 famiglie del Camping River dovranno lasciare le loro baracche. Scade l'ennesima proroga e il "villaggio" di via Tenuta Piccirilli, con certezza, chiuderà (QUI LE RAGIONI). La data è stata comunicata in una lettera inviata agli interessati dal dipartimento al Sociale il 4 luglio scorso. Entro un mese "tutte le persone attualmente ospitate dovranno lasciare liberi da persone o cose gli spazi affidati". Che fine faranno gli abitanti? Il campo è stato inserito con apposita delibera del 28 giugno scorso nel piano rom del Campidoglio, quello che prevede la chiusura dei due villaggi La Monachina e La Barbuta con un percorso di integrazione e sostegno alle famiglie. Dunque, sulla carta, per quelle del River dovrebbero essere previste delle sistemazioni adeguate alle esigenze, secondo i criteri di accesso fissati dal Comune. Ma il condizionale sembra d'obbligo: il processo per la fuoriuscita dal campo è più che in alto mare. 

Cosa prevede il piano rom  

Il piano sottoscritto dalla sindaca Raggi e approvato con delibera di giunta (numero 105 del 26 maggio) prevede per il "post" campi un aiuto con soldi pubblici da elargire sulla base della situazione reddituale e patrimoniale dei nuclei familiare (da certificare con presentazione dell'ISEE) e in base al cosiddetto "Patto di responsabilità solidale", fulcro dell'intero impianto assistenziale. Si tratta di uno strumento operativo che Roma Capitale intende utilizzare per la definizione degli accordi con i componenti del nucleo familiare. Un patto appunto, con una firma degli interessati che impegna entrambi i fronti, rom e Comune, in azioni finalizzate alla fuoriuscita dai campi-ghetto. 

La strategia M5s per la chiusura dei campi

Esempio: i rom si impegnano a trovare in autonomia un alloggio alternativo (chi può permetterselo) o ad accettare la soluzione proposta dagli operatori (con possibile contributo comunale all'affitto, fino a 800 euro al mese per due anni), dall'altro gli operatori forniscono tutte le informazioni sui contratti di locazione/vendita facendo sostanzialmente da mediatori tra le parti e fornendo, si legge nel documento, una "consulenza e supporto per le pratiche amministrative di accesso alla casa". Idem per quanto riguarda la ricerca di un lavoro. Di tutto questo, per il Camping River, cosa è stato fatto? Concretamente la notte del 1 ottobre le famiglie rom dove la passeranno? 

Cosa è stato fatto per la chiusura del River

Secondo quanto apprende RomaToday, l'unica azione intrapresa al momento, dopo il censimento e la verifica dei redditi in collaborazione con la Guardia di Finanza, effettuato a luglio, è la raccolta firme. Operazione non semplice che ha visto diverse famiglie opporsi data l'assenza di fatto di progetti concreti. "Cosa firmiamo? Non lo sappiamo, non sappiamo cosa vuole fare il Comune". Una cambiale in bianco, con l'interessato, si legge sul modulo distribuito alle famiglie, che "si impegna a sottoscrivere e aderire al Patto di Responsabilità Solidale con le relative misure, che verrà successivamente predisposto e condiviso a seguito di incontri specifici, consapevole che disattendere alle azioni sottoscritte comporta la fuoriuscita dal progetto". Successivamente, appunto. Al momento nessuno tipo di progetto è stato concordato con i nuclei familiari nè reso noto. Ma il tempo stringe, e nessuno dei rom sta cercando una casa, nessuno ha ancora ricevuto un eventuale aiuto economico nè ha incontrato eventuali locatori con l'accompagnamento, come previsto, di un mediatore a garanzia. 

Ci sono solo 120 fogli con 120 firme. Troppo poco a un mese dallo sgombero, per quello che dovrebbe essere il banco di prova dell'intero piano rom. Il rischio è che vengano confermato i dubbi posti più volte dalle associazioni umanitarie. Carte alla mano e dopo aver analizzato il percorso intrapreso fin'ora per chiudere le baraccopoli, la 21 Luglio, tra gli enti più attivi in difesa dei diritti delle famiglie rom, lo ha bocciato in toto: "Un fallimento annunciato".

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