Autodemolitori, il video che smentisce Raggi. Montanari: "Abbiamo chiesto alla Regione un'ordinanza"

Per la sindaca l'emendamento "salva demolitori" contrasta con le azioni del Campidoglio. Ma è lo stesso Comune che aveva ammesso la necessità di un passo indietro

"Abbiamo chiesto alla Regione di trovare uno strumento che vi consenta di restare dove siete". Parole dell'ex assessora all'Ambiente Pinuccia Montanari. Ripresa dai telefonini degli autodemolitori durante una protesta sotto la Regione Lazio dello scorso luglio, spiega a uno dei lavoratori - salito in cima a un'impalcatura - come l'amministrazione, dopo lo stop alle concessioni in proroga che per anni hanno tenuto in piedi i circa 70 rottamatori presenti su Roma, proverà ad aggiustare il tiro a tutela di quei 20 di viale Palmiro Togliatti, unici a ritrovarsi su un'area archeologica vincolata dalla Soprintendenza.

Il video, di sei mesi fa, torna attuale in giorni di aspre polemiche tra Comune e Regione proprio in relazione alla vicenda degli autodemolitori. E andrebbe a smentire la ricostruzione fatta da Virginia Raggi. Facciamo un passo indietro. 

La sindaca: "Via i rottamatori dal parco"

"In quell'area gli autodemolitori non potevano più restare e dovevano andare via". E ancora: "E' bastato che si accampassero fuori dalla Regione Lazio per indurre Giunta e Consiglio a varare una nuova norma che garantisse loro la proroga di diritto alla permanenza nel parco". Sono dichiarazioni della sindaca di tre giorni fa. 

Infuriata contro la Regione, ha chiesto al Governo (che ha dato il via libera) di impugnare un emendamento regionale alla legge di stabilità, di dicembre 2018, che consentirebbe il rilascio di permessi provvisori per gli "sfasci" del parco di Centocelle nelle more del trasferimento in aree idonee. Per loro infatti non può valere la richiesta fatta agli altri operatori di presentare un progetto di adeguamento ambientale, perché l'area in questione è vincolata. E da lì, è vero, se ne devono andare. Ma il piano per lo spostamento fuori dal Raccordo, tra le competenze dell'amministrazione, è fermo dagli anni '90. Da qui la necessità di un pezzo di carta, che consenta alle imprese di lavorare mentre l'ente locale provvede al trasferimento. 

Lo scontro con la Regione

Un'entrata a gamba tesa quella della Regione che alla sindaca non è piaciuta affatto. Anche perché ha determinato una serie di ordinanze del Tar a favore dei rottamatori, contro la chiusura delle attività. "Finalmente - chiosa Raggi - questa amministrazione, con coraggio, aveva spiegato ai demolitori che in 20 anni avevano beneficiato di tutto il tempo per trovarsi un altro luogo dove spostare l'attività e che il parco doveva tornare alla sua vocazione originaria". Già, poi però, a seguito di pesanti proteste dei lavoratori, sono arrivate spiegazioni ulteriori, e diverse. La sindaca lo omette, ma è lo stesso Comune ad ammettere la necessità, nel caso specifico, di un passo indietro. 

L'audio di Montanari, che dà ragione alla Pisana

"A tutti quelli che possono averla daremo un'autorizzazione per dieci anni, definitiva, per stabilizzare la filiera" spiega Montanari al telefono (vedi video in basso), in riferimento ai circa 50 rottamatori che, da luglio scorso, non possono più lavorare perché il Comune ha detto stop alle proroghe dei permessi. Sempre a loro è stato chiesto di presentare dei progetti di adeguamento alle normative ambientali in materia, per ottenere licenze decennali e stabili. 

Ma per sbrogliare la matassa degli altri 20, quelli di viale Togliatti, essendo per loro obbligatorio ma ancora lontano il piano per la delocalizzazione, il Comune si è appellato alla giunta Zingaretti. "Abbiamo chiesto di trovare uno strumento di legge, che per noi può essere un'ordinanza regionale, che vi consenta di stare lì per il periodo necessario" continua l'ex assessore cercando di calmare l'uomo che dall'altra parte del telefonino minaccia di lanciarsi nel vuoto.

Raggi quindi accusa la Pisana di aver ostacolato i piani per il parco di Centocelle "salvando" i demolitori, senza ricordare che la stessa amministrazione comunale - come dimostrano le parole di Montanari - aveva ravvisato la necessità di rivedere la questione autorizzazioni, nello specifico per quelle attività collocate a pochi metri da resti dell'antica Roma, che aspettano da secoli luoghi più adatti per operare.

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