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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Emergenza Coronavirus

Il Covid rende indisponibili 1200 lavoratori: Atac pensa ai militari per guidare i bus

Il coinvolgimento dell’Esercito è una delle ipotesi qualora dovesse acuirsi l’emergenza. Il DG Giampaoletti: "Per adesso servizio garantito"

I contagi da Covid rischiano di ripercuotersi sul servizio di trasporto pubblico locale. Se Atac sembra per adesso reggere l’urto della variante Omicron, i numeri non sono però da sottovalutare: 1200 i lavoratori dell’azienda "indisponibili" a causa della pandemia. Tra loro amministrativi, meccanici e autisti: più o meno 500 le persone risultate positive al virus, le altre 700 circa in quarantena e dunque non al lavoro. Nonostante questo, ha fatto sapere il il Direttore Generale, Franco Giampaoletti, Atac “riesce ad oggi a garantire l'erogazione del servizio, al netto di alcune perdite di corse, ma senza una permanente rimodulazione” dello stesso. 

Covid, in Atac 1200 persone "indisponibili"

Timido ottimismo dal quartier generale di via Prenestina dove si ritiene che le nuove norme in materia di congedi Covid possano favorire una drastica riduzione delle quarantene. “La nostra stima - ha detto Giampaoletti - è che il fenomeno della indisponibilità di personale non sia proiettato verso una crescita in termini sostanziali, è quasi certo che possa crescere il numero degli infetti ma controbilanciato da una consistente riduzione delle quarantene”. In ogni caso Atac lavora per non fermare bus, metro, tram e treni della città e per affrontare eventuali situazioni di emergenza è pronta a chiamare alla guida dei suoi mezzi anche l’Esercito.

I militari dell'Esercito per guidare i bus

“E’ una delle ipotesi organizzative in un ragionamento più complessivo” - fanno sapere dall’azienda. Militari per poter far fronte ad una eventuale quota di assenze che possa incidere in modo significativo sulla erogazione in continuità del servizio. L’idea è ancora in fase di studio per verificarne la fattibilità sia sul piano giuridico sia tecnico, ma nessuna strada è esclusa: i nuovi temporanei autisti di Atac potrebbero arrivare anche dalla collaborazione con altri enti eventualmente disponibili a mettere a disposizione dell’azienda del trasporto pubblico romano personale con le qualifiche necessarie. “Nel frattempo - assicura Giampaoletti - prosegue l'attività di monitoraggio quotidiano dell'evoluzione della curva di assenze". 

Lo sciopero del trasporto pubblico

Trasporto pubblico che già domani si ritroverà nel bel mezzo di uno scossone: il primo sciopero del nuovo anno. A rischio tra le 8.30 e le 12.30 le corse di bus, metro, tram e ferrovie concesse incluse le linee periferiche gestite da Roma Tpl e quelle extraurbane di Cotral. 

La richiesta a livello nazionale dei sindacati è il rinnovo del contratto, scaduto dal 2017, “per il miglioramento delle condizioni di lavoro e per un incremento salariale per i lavoratori che garantiscono un servizio essenziale e centrale nei programmi di ripresa economica, transizione ecologica e miglioramento della qualità della vita nei centri urbani".

I sindacati: "Rilancio di Atac parta da cambio vertici"

Mentre a Roma la Filt Cgil chiede il rilancio di Atac a partire dal rinnovamento della governance con un’azione di discontinuità rispetto a quella dell’era di Virginia Raggi. A due mesi dall’insediamento del nuovo sindaco il cambio dei vertici dell’azienda ancora non c’è stato. "Siamo convinti che il rilancio di Atac necessiti di una profonda discontinuità e di un radicale rinnovamento della governance, da ritenersi responsabile di una gestione che ha prodotto un servizio inefficiente, con performance molto lontane dagli standard qualitativi nazionali e internazionali. Riteniamo inoltre quantomeno necessaria - scrivono in una nota Natale Di Cola, segretario della Cgil di Roma e del Lazio ed Eugenio Stanziale, segretario della Filt Cgil di Roma e del Lazio- una riorganizzazione aziendale che preveda per i livelli gerarchici intermedi un riordino delle attribuzione di funzioni e compiti, prevedendone la rotazione. La società capitolina a oggi continua con affanno a produrre un servizio alla cittadinanza e a garantire certezze nel mondo del lavoro in termini contrattuali e in termini di sicurezza, anche per via della pandemia in atto e degli innumerevoli episodi di aggressione a danno del personale front line. Occorre  - esortano i sindacalisti -  rendere più efficiente ed efficace il processo di erogazione del servizio pubblico, strategico per il miglioramento della qualità della vita nel nostro territorio e della vita lavorativa degli addetti della grande e storica società pubblica, anticipando con urgenza la chiusura del percorso concordatario e consentendo all'azienda di riprogrammare un piano industriale serio e concreto". 

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