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Opere nelle aree ex abusive, dopo oltre un anno la delibera torna in commissione: sulle modifiche è polemica

La delibera era stata criticata dalle associazioni consortili, ma anche le modifiche non convincono. Mercoledì in programma una seconda seduta sul tema

A oltre un anno di distanza dall’ultima seduta sul tema, la delibera che dovrebbe sbloccare le opere di urbanizzazione primaria nelle ex zone abusive è tornata in commissione capitolina Urbanistica, presieduta dal pentastellato Carlo Maria Chiossi. Le critiche e le polemiche che hanno accompagnato il provvedimento fin dalla sua approvazione in Giunta nell’ottobre del 2019 hanno infiammato anche la seduta di ieri. Al tavolo dei consiglieri, alla quale era presente anche l’assessore Luca Montuori, è stato sottoposto il vecchio testo modificato da una serie di emendamenti elaborati dagli uffici del dipartimento in questi mesi.

Si tratta di una delibera transitoria perché riguarda solo le opere primarie per le quali la conferenza dei servizi è già stata avviata o terminata, una quindicina di progetti in tutto. L’amministrazione capitolina ha messo nero su bianco uno schema di convenzione che le Associazioni consortili devono siglare con il Comune per poter dare il via ai lavori, che punta ad adeguare l’intero iter alla normativa relativa agli appalti pubblici, obbligando di fatto i consorzi a trasformarsi in stazioni appaltanti. Il passaggio porta con sé una serie di cambiamenti tecnici che hanno fatto denunciare a molte associazioni consortili l’impossibilità di procedere.

“Abbiamo allungato i termini utili alle Acru per costituirsi in soggetti legali riconoscibili, da 60 a 90 giorni”, ha detto Montuori spiegando le modifiche. “Le Acru che pensano di non essere in grado di costituirsi come stazioni appaltanti possono chiedere di far espletare la gara all’amministrazione o dai municipi, sulla base del progetto definitivo elaborato dalle Acru” o di “avvalersi di società di servizio”. E ancora: “Abbiamo definito più chiaramente le modalità di ripartizione degli oneri che entrano nelle casse dell’amministrazione capitolina”. Una serie di richiesta di modifica effettuate dalle Acru, però “non sono state accolte perché non hanno trovato riscontro nelle leggi”. Poi ha specificato: “I cantieri sono bloccati perché manca lo schema di convenzione. Il denaro pubblico non può essere speso al di fuori delle leggi”.

Numerose le critiche avanzate dai partecipanti alla commissione, sia dal punto di vista dei contenuti delle modifiche, sia per le modalità con le quali sono state elaborate. Donatella Iorio, consigliera M5S, che a gennaio del 2020 era ancora presidente della commissione, ha ricordato come la seduta del 10 gennaio 2020 i consiglieri avevano deciso di non votare il testo ma avevano chiesto di favorire un momento di confronto tra gli uffici e i consorzi per valutare di apportare delle modifiche. “Da allora nessuno ha messo al corrente la commissione che si stava procedendo a elaborarle”, ha detto.

L’assessore, come ribadito anche ieri, ha infatti ritenuto di non tenere un tavolo simile con gli uffici in quanto molte Acru non sono soggetti istituzionali riconosciuti. Come raccontato anche da Romatoday, alle modifiche alla delibera si è arrivati in seguito ad alcuni incontri tra alcuni rappresentanti delle Acru, la delegata della sindaca alle Periferie, Federica Angeli, e il presidente Chiossi. “Quello che ci interessa capire ora”, ha concluso Iorio, “è se queste modifiche porteranno o meno all’effettiva apertura dei cantieri”.

Per il capogruppo Pd, Giulio Pelonzi, “la delibera è sbagliata nei presupposti giuridici perché le associazioni consortili sono nate con leggi specifiche”. Per l’esponente leghista Davide Bordoni, “sarebbe bene procedere con l'accantonamento della proposta di delibera che non consente così com’è di dare seguito all'iter conclusivo ed attuativo”. La presidente del VII municipio, Monica Lozzi, che nei giorni scorsi ha duramente criticato la delibera, ha chiesto che la delibera integrata con le modifiche “passi anche ai municipi”. Poi ha avanzato una serie di domande relative a questioni tecniche, come a chi spetta il pagamento dell’Iva o sulle modalità dell’acquisizione delle strade private da parte dell’amministrazione, “per capire se le modifiche renderanno operativa la delibera”. La discussione si è protratta per oltre due ore. Per mercoledì prossimo stata programmata una seconda convocazione per ascoltare la posizione dei consorzi. 

Intanto una parte delle Acru, organizzata nella sigla Coordinamento delle Associazioni e Consorzi di Autorecupero, ha fatto sapere di non avere intenzione di partecipare. “La delibera è stata già oggetto di un giudizio fortemente critico da parte nostra” e le modifiche “non hanno determinato alcuna innovazione utile”, scrivono in una nota il Coordinamento “augurandosi che i rappresentanti dei gruppi consiliari deliberino l’accantonamento della proposta e sollecitino una fase nuova di confronto e di discussione sulla revisione della normativa per le opere a scomputo”.

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