Mafia Capitale, problemi con i rom? I Casamonica fanno da mediatori culturali

L'alleanza tra Mafia Capitale e clan Casamonica per gestire al meglio l'allargamento di Castel Romano. Ventimila euro al mese dal gruppo di Carminati a quello dei rom sinti che garantivano lamediazione culturale all'interno della struttura

Un container dato alle fiamme a Castel Romano

Un campo allargato e popolato svuotando decine di accampamenti abusivi o tollerati all'interno del raccordo. Rom spostati di diversi chilometri, famiglie e bambini sradicati da un territorio, da abitudini e faticosi tentativi di integrazione e catapultati sulla Pontina, a Castel Romano. Un progetto, il più grande, rientrante nell'emergenza rom che oggi si scopre aver arricchito Mafia Capitale. L'organizzazione guidata da Massimo Carminati, attraverso il suo braccio sinistro Salvatore Buzzi, aveva infatti ottenuto la gestione del campo. E Buzzi, prevedendo problemi, aveva deciso in anticipo di dotarsi di 'mediatori culturali', dal cognome pesante, specie nel territorio di Roma Sud, specie tra i rom: Casamonica.

Nell'ordinanza dell'operazione Mondo di Mezzo il legame tra Mafia Capitale e il clan dei rom sinti dei Casamonica è certificato e messo nero su bianco. "Il sodalizio diretto da Massimo Carminati", si legge, "aveva acquisito un appalto per l’ampliamento e la gestione del Campo Nomadi di Castel Romano attraverso la cooperativa ATI 29 Giugno presieduta da Buzzi. Il territorio in  esame, come descritto in precedenza, rientrava in quello in cui era maggiore la permeabilità all’influenza del clan Casamonica, senza contare la natura della popolazione (nomade) con cui il sodalizio si sarebbe dovuto relazionare. Per tali motivazioni, l’organizzazione facente capo al Carminati si avvaleva del supporto fornito dal clan presente in quel contesto, in modo da tenere sotto controllo  le problematiche che sarebbero potute sorgere nel rapporto con i nomadi". La personalità scelta per tenere i rapporti è quella di Luciano Casamonica, "legato da vincoli parentali ai referenti dell’omonimo clan Guerino e Giuseppe. A fronte del sostegno prestato, il Casamonica aveva ricevuto un corrispettivo di circa 20mila euro al mese".

E i problemi non sono mancati. Le carte riportano in particolare il guaio sorto con i nomadi spostati da Ponte Marconi a Castel Romano. E' il 27 novembre 2012 e Buzzi ha una violenta discussione con il capo del campo spostato. Questi sosteneva di aver ricevuto da Angelo Scozzafava, allora capo del dipartimento, la promessa di "indennizzi economici e l’impiego lavorativo per alcuni componenti della comunità". Buzzi non accetta quello che definisce un ricatto e un'estorsione e riferisce di essere stato "previdente nel portare con sé anche un “mediatore culturale”, identificandolo nel citato Luciano Casamonica: “no perché io gli ho detto:  è venuto a lavora’ lì...parla con lui e non me rompe le scatole a me. Io con te non ce voglio proprio parla’... J’ho fatto: ..tanto nemmeno te capisco quello che dici.. ...j’ho detto... ...quindi, questo parla la stessa lingua tua...ve capite...".

Il campo rom di Castel Romano, nel corso del tempo, è stato più volte teatro di scontri e problemi tra le varie etnie presenti. L'allargamento forzato, ed oggi si scopre spinto dalla 29 giugno, ha infatti portato bosniaci e serbi, in guerra in patria e vivere a pochi metri l'uno dall'altro. Dopo una serie di episodi in serie, na parte del gruppo serbo ha deciso di lasciare il campo e di tornare in via Salviati, per andare a ricreare l'accampamento tollerato.  
 

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