Campi rom tra epidemie e faide, l'allerta dei vigili: "Noi lasciati soli e non equipaggiati"

Castel Romano il "villaggio" di più difficile gestione

Aggressioni, tensioni interne, epidemie, condizioni di vita pessime per gli abitanti e pessime per chi è chiamato a tutelare la sicurezza dei territori. In attesa dei risultati del piano Raggi per la chiusura dei campi rom - al momento un grosso punto interrogativo - il quadro che emerge dalle continue denunce dei vigili urbani è impietoso. Fuori dai cosiddetti "villaggi attrezzati", le baraccopoli di periferia che ospitano famiglie rom gestite dal Comune di Roma, pattuglie della Polizia Locale sorvegliano la zona h24. Vengono impiegati due agenti fuori da ogni campo, che si danno il cambio ogni 6 ore. Moltiplicato per i 6 campi controllati fa 48 uomini al giorno. "Uno spreco di risorse" per i sindacati. 

"Non è un luogo di lavoro agevole, combattiamo ogni giorno con problemi di sicurezza, senza essere adeguamente equipaggiati e senza poter realmente intervenire nelle situazioni più critiche" denuncia Marco Milani, coordinatore romano di Ugl. A fargli eco Francesco Croce segretario della Uil Flp Roma e Lazio, che elenca le difficoltà. "La situazione è ormai fuori controllo, dai roghi tossici allo smaltimento di rifiuti cancerogeni, alla manomissione della rete elettrica e idrica nei quartieri limitrofi, dagli episodi di aggressione e oltraggio alle persone in servizio". A fronte poi di una "cronica carenza di personale, un vuoto di circa 30000 unità per una pianta organica che ne prevede 8450, con una età media attuale di 55 anni". 

Il quadro si ripete simile in quasi tutti i "villaggi" rom. Via di Salone, via Salviati, La Barbuta. "L'immondizia è ovunque, le condizioni igieniche sono terribili, gli incendi quotidiani" racconta Milani. Ma è Castel Romano a dare più filo da torcere ai vigili. Il maxi campo sulla via Pontina, il più lontano dal centro città e da ogni tipo di servizio, si è trasformato negli anni in un enclave di degrado, una distesa di rifiuti dove l'acqua arriva solo a tratti. E dove in più di una occasione sono stati registrati casi di malattie epidermiche. "La settimana scorsa i rom sono venuti a chiederci aiuto perché avevano anche i bambini ricoperti di bolle rosse" prosegue Milani. Probabilmente altri casi di scabbia, come già avvenuto in passato. 

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La questione igienica è tra le principali. Anche i sindacati Cgil e Cisl hanno inviato a tal proposito una diffida a Comune di Roma, Prefettura, Procura, Comando dei vigili, Azienda Sanitaria Locale. Al centro della denuncia c'è Castel Romano e le condizioni di lavoro insostenibili per gli agenti di guardia. Sul piano della salute, prima di tutto. Viene fatto presente nella diffida che già nel 2015 la Asl prescriveva una serie di interventi di manutenzione all'interno del campo, "condizione imprescindibile e urgente per consentire il necessario intervento di profilassi e contenere il foclaio epidemico allora sviluppatosi e soprattutto per istituire un presidio sanitario". Gli interventi non sono mai stati portati a compimento. Da qui la richiesta dei sindacati, l'ennesima, di attivazione di "specifici protocolli operativi sanitari". Senza contare il capitolo aggressioni. L'ultima in ordine di tempo il 29 agosto. Mancava l'acqua dentro al campo e i vigili hanno raccontato di essere stati accerchiati e minacciati dai capifamiglia che "volevano impedire la distribuzione delle taniche per essere loro a gestirla. Ci hanno lanciato sassi". 

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Alla vigilanza h24 di una coppia di agenti si aggiungono i blitz all'interno del campo condotti però da un numero ben superiore di pattuglie. L'ultimo giovedì scorso con dieci volanti dello Spe (Sicurezza Pubblica Emergenziale) che ha portato al sequestro di auto rubate e senza assicurazioni, e al ritrovamento di moduli abitativi incendiati dentro il campo. Interpellato sull'opportunità di impiegare, a queste condizioni, gli agenti nel servizio di guardiania, il vice Comandante Lorenzo Botta, dichiara secco: "Il corpo è dotato di protezioni individuali come i giubbotti antitaglio (non antiproiettili come ha scritto qualche giornale), i guanti antitaglio. Li utilizziamo ogni qualvolta facciamo operazioni del genere, ma li hanno tutti gli agenti del Corpo"

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