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Rifugio Villa Torlonia - Foto di Bunkeroma.it

Rifugio Villa Torlonia - Foto di Bunkeroma.it

Roma capitale dei bunker: dai rifugi d'élite ai ricoveri pubblici e 'autofinanziati'

Lorenzo Grassi, 47 anni, giornalista ci racconta del suo studio approfondito nei sotterranei di Roma. Quindici i bunker delle 'celebrità' e centinaia quelli pubblici. "Una grande potenzialità culturale"

?Sono reperti archeologici a tutti gli effetti, veri gioielli di archeologia bellica, per quanto in fondo la loro storia sia vicina. Solo settant'anni fa, quando le sirene antiaerei anticipavano brutte sorprese dal cielo, i romani si rifugiavano nei bunker sotterranei.

L'Italia era in guerra e Roma, sede di istituzioni, reali, e palazzi del potere, trovava riparo dai bombardamenti grazie a una fitta rete di nascondigli invisibili. Oggi non li conosce quasi nessuno, a studiarli sono in pochi, pochissimi appassionati, che tramite documentazione d'archivio stanno portando alla luce pezzi di storia dimenticati. 

"E' nato tutto dal bunker di villa Ada. C'erano tante leggende legate a sette sataniche e via dicendo, in realtà è semplicemente il nascondiglio dei Savoia. L'ho visitato, poi ne ho visitati altri ed è nata la passione". Lorenzo Grassi, 47 anni, giornalista, ci racconta la sua 'bunker mania'. Una semplice curiosità diventata presto attività di ricerca, mappatura e divulgazione delle strutture difensive presenti sul territorio urbano. "Ho scoperto che tanti bunker di Roma sono sconosciuti, che a parte qualcuno più noto perché legato a personaggi storici, ce ne sono a centinaia".

BUNKER IN RETE - Da qui l'idea di mettere in rete il materiale raccolto - sul sito bunkerdiromaoma.it- e di coinvolgere altri soggetti, da semplici cultori a enti gestori di strutture fuori Roma. L'obiettivo è portare alla luce un tesoro dalla grande, e inaspettata, potenzialità culturale. "All'estero specialmente c'è grande interesse per l'archeologia bellica e Roma in questo è un vero scrigno, quasi al pari di Berlino e Londra". Già, la Capitale, sede per eccellenza dei palazzi del potere, con Mussolini emulatore dei bunker hitleriani e la casa Savoia da proteggere, nasconde un patrimonio immenso. 

I RIFUGI ELITARI - Tre i livelli di studio e di classificazione. Ci sono i rifugi "d'elite", in tutto dodici. Tre a Villa Torlonia e gli altri nove a Palazzo Venezia, Villa Camilluccia, Palazzo Valentini, Complesso del Vittoriano, Palazzo Esercito, Palazzo Uffici, Villa Ada, stazione Termini e caserma di via Genova. Solo cinque di questi hanno beneficiato di un intervento di recupero, anche se le strutture di Villa Torlonia e dell'Eur sono al momento chiuse alle visite. 

I BUNKER PUBBLICI - Altra categoria è quella dei bunker 'popolari'. A difendersi certo non erano solo le 'celebrità', anche il popolo tentava di mettersi in salvo dai bombardamenti. C'è chi allestiva dei mini bunker nelle cantine della propria abitazione e chi invece usufruiva dei cosiddetti bunker pubblici, strutture blindate in grado di ospitare centinaia e centinaia di persone. 

VIA DEL TRITONE E I RIFUGI AUTOFINANZIATI - Esempio emerso da studi recenti lo abbiamo in via del Tritone. Che il sottopasso pedonale che oggi ospita rivenditori di libri e valigie fosse in realtà un ricovero antiaereo è emerso da documenti d'archivio che Lorenzo Grassi ha raccolto nell'archivio del Politecnico di Milano. 

La struttura offriva riparo fino a un massimo di 450 cittadini. L'aspetto interessante è l'organizzazione su un doppio livello, civile e antiaereo. I locali infatti, accessibili dalle stesse scale percorribili oggi, servivano sì da riparo bellico ma anche da spazio commerciale per botteghe artigiane, garage, servizi pubblici. 

Erano sempre attivi e, con il reddito delle botteghe, si coprivano gli alti costi di costruzione e fortificazione del bunker. Una sorta di progetto autofinanziato. E così erano strutturati quasi tutti i bunker pubblici. Quello di via del Tritone infatti è solo un caso. Un altro realizzato, ma ancora da studiare, è il ricovero sotto la Casa dei Tramvieri a piazzale Prenestino. Altri progetti invece sono rimasti sulla carta, vedi il rifugio nel terrapieno tra via Cavour e via Annibaldi, sotto San Pietro in Vincoli, mai realizzato.  

OCCASIONE DA SFRUTTARE - Una gigantesca offerta culturale, con insospettato bacino di utenza, che nessuno, o quasi, sta sfruttando a dovere. Nel 2013 la Sovrintendenza capitolina ha aperto un bando per il recupero dei bunker di Villa Torlonia e di Villa Ada. "Siamo in contatto costante con il Centro Ricerche Speleo Archeologiche, tra i vincitori della gara, e in occasione del recupero della struttura di villa Ada, abbiamo proposto una 'Rete di bunker e rifugi antiaerei di Roma'". 

Lorenzo Grassi, e collaboratori, hanno lanciato in più occasioni l'idea: una collaborazione fra i diversi enti gestori delle strutture già aperte al pubblico - Roma Capitale, Provincia di Roma, Sovrintendenza e Eur - per dare vita a una divulgazione e a una fruizione coordinate dei reperti. Con mostre, eventi, un sito web e, perchè no, un tour unico di visite guidate. 

"Abbiamo fatto una convegno nel bunker di Palazzo Valentini per presentare il progetto. Il giorno dopo mi ha chiamato un tour operator chiedendomi quando si poteva fare perché aveva già una lunga lista di prenotazioni. Le ho dovuto rispondere che era solo un'idea". Già, a malincuore. 

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