Dal circo all'orchestra jazz, non solo 'casa': i 17 anni dell'ex caserma occupata di via del Porto Fluviale

Il 2 giugno 2003 a Ostiense l'immobile abbandonato da anni veniva abitato da decine di famiglie. Ecco cosa è oggi

Non è stato un compleanno come gli altri. Senza poter festeggiare tutti insieme, senza poter aprire il cortile interno a tutto il quartiere e alla città. Ma 17 anni dopo, con l’emergenza Coronavirus che ha aggravato le condizioni economiche e abitative per migliaia di persone, le motivazioni che hanno portato le prime famiglie fare delle stanze di un’ex caserma la propria casa sono condivise da sempre più persone a Roma e nel resto dell’Italia. Il 2 giugno scorso l’occupazione di via del Porto Fluviale ha compiuto anni. 17. Da quel 2 giugno 2003 l’ex caserma “si è costantemente trasformata nel tempo”, racconta una residente. Non si è trattato solo di rendere il grande edificio abbandonato, stretto tra la ferrovia e la via Ostiense, una casa per famiglie che una casa non se la potevano proprio permettere. Un condominio che oggi ospita circa duecento persone, un terzo dei quali bambini nati proprio lì. “Potremmo descriverla come una casa come le altre ma con un rapporto costante con l’esterno, sia con i ‘vicini’ che con il quartiere, un luogo dove curare le relazioni arricchisce ed è un aspetto importante”.

Da anni ormai l’ex caserma di via del Porto Fluviale, con i suoi laboratori e la sua ‘Sala da the’ è molto di più. Conosciuta per l’enorme, colorato, murales di Blu che copre tutta la sua facciata è una sorta di isola in un quartiere che ha fatto della ‘rigenerazione urbana’ votata alla rendita il suo motore di sviluppo, con nuove residenze di lusso e locali gourmet che hanno fatto proprio il marchio ‘industrial’ del quartiere.

La sfida delle occupazioni: "Rigeneriamo la città"

Prima dell’emergenza Coronavirus erano tante le attività che ogni giorno venivano svolte all’interno dell’occupazione. C’era la ‘Sala da the’, il primo degli spazi dell’ex caserma occupata ad aprire al quartiere. E poi i laboratori. Quello di oreficeria Oroora Lab, “organizzato da un residente del Porto Fluviale che in Perù lavorava come orefice mentre in Italia ha trovato lavoro in un supermercato”. Oggi è “una scuola di formazione con dieci postazioni e tre insegnanti con tre metodi differenti”. Ci sono poi la Circofficina, uno “spazio libero di allenamento” per artisti e circensi nel quale vengono organizzati anche dei corsi aperti a tutti, e la sala prove dedicata al jazz dell’Orchestra del Porto condotta dal maestro Aurelio Tontini. E ancora, il laboratorio di cucito, la Sala computer anche se ancora ‘in formazione’. Tutto chiuso ma pronto a ripartiere.

Anche qui gli effetti economici generati dall’epidemia di Coronavirus si sono fatti sentire. “Molte persone hanno dovuto fare i conti con la perdita del lavoro, altri sono ancora in attesa di una cassa integrazione che non è più arrivata”, racconta una residente. “Dobbiamo ringraziare le volontarie e i volontari del Municipio Solidale (VIII) che non ha fatto mancare la loro solidarietà. Quasi tutte le settimane sono arrivati pacchi alimentari per quelle famiglie che non avevano nemmeno più  i soldi per fare la spesa”. Perché anche qui le famiglie si sono scontrate con i ritardi e il caos dei buoni comunali.

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Dal piano sgomberi al buono per la spesa, “dopo la quarantena ci ritroviamo con più problemi di prima e con molta più gente messa in ginocchio dalla crisi economica, gente che non riuscirà a garantirsi un tetto sulla testa, proprio come le persone che 17 anni fa hanno deciso di occupare questo posto”. Per questo la ‘Fase 3’ dell’ex caserma diventata una casa per decine di persone non sarà tanto organizzare una festa per il compleanno appena trascorso ma un presidio di protesta. L’appuntamento è per martedì 9 marzo sotto la Regione Lazio per la mobilitazione organizzata dai movimenti per l’abitare, Asia Usb e Noi Restiamo.  “Siamo già pronti a riscendere il piazza”.

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