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Giornata della Terra, ecco le zone più inquinate di Roma

Pubblicato il report di Legambiente in merito alle qualità dell'aria registrata nelle principali città italiane nei primi tre mesi del 2024

Roma non compare in questa classifica ma la situazione preoccupa comunque. In occasione della Giornata mondiale della Terra, Legambiente ha pubblicato un report speciale per analizzare i dati sulla qualità dell’aria delle maggiori città italiane dall’inizio del 2024 ad oggi. Tra le otto città capoluogo più inquinate d’Italia compaiono Frosinone, al quarto posto con 38 giorni di sforamento della centralina di rilevamento dell’Arpa del limite di PM10, le cosiddette polveri sottili. A Roma le cose vanno meglio ma c’è poco da rallegrarsi.

L’aria di Roma

Il periodo più critico c’era stato tra gennaio e febbraio. Una vera e propria emergenza smog che aveva costretto il Campidoglio ad invitare i cittadini a lasciare l’auto privata per adottare forme di mobilità alternative. Roma, nonostante il traffico e le auto vecchie ed inquinanti in circolazione, rientra ancora nei limiti. Preoccupa, però, la centralina Tiburtina dove si sono raggiunti già i 13 superamenti. Un fenomeno che era stato accentuato anche dalla sabbia sahariana che ha imperversato sulla Capitale agli inizi di aprile. In quella circostanza le centraline Arpa avevano registrati valori superiori anche di tre volte rispetto ai limite.

Le zone più inquinate

Dopo Tiburtina c’è la centralina di Corso Francia, dove c’è stato già 10 volte lo sforamento dei livelli di polveri sottili. Seguono Magna Grecia (9), Cinecittà (7), Fermi, Bufalotta, Cipro (6), Preneste, Villa Ada, Guido, Cavaliere, Arenula e Malagrotta (5).

Le città più inquinate

Le otto città capoluogo più inquinate d’Italia sono Verona con 44 giorni di sforamenti nei primi tre mesi dell’anno. A seguire  Vicenza (41), Padova (39), Frosinone (38), Brescia, Cremona , Torino e Venezia (con 36 sforamenti ciascuno. Parliamo, lo ripetiamo, di singole celle di rilevazione poste nelle città.

Valle del Sacco

Ma è nella Valle del Sacco, almeno per quanto riguarda il Lazio, che si registrano le situazioni più critiche. Oltre a Frosinone c’è Ceccano che ha già fatto registrare 44 giornate di superamenti dei valori massimi consentiti di PM10. Preoccupano anche le situazioni di Cassino, 28 superamenti, e Colleferro, 29.

Cosa succede

Ma cosa accade se, nel corso di un anno, in una città si rilevano più di 35 superamenti dei limiti di PM10? In primo luogo c’è il piano di risanamento regionale della qualità dell’aria che prevede, in questi casi, di intervenire per cercare di migliorare la situazione. Parliamo, quindi, di strumenti per contenere i flussi di traffico, le domeniche ecologiche e così via. Provvedimenti che, in generale, sono diversi da regione a regione. L’altra cosa che accade è che l’Europa ci chiede conto di questi dati. Dal 2000 ad oggi, sono state attivate già quattro procedure d’infrazione, l’ultima relativa al 2022. Finora l’Italia, a causa dell’inquinamento, ha già pagato multe all’Unione Europea per un totale di 142 milioni di euro.

No alle città in apnea

“Nelle nostre città non si può restare in apnea! Diamo spazio a mobilità sostenibile, cura del verde e riduzione dell’inquinamento, per migliorare la qualità della vita in tutto il territorio – dice Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio - bisogna concretizzare tutte le politiche di miglioramento della qualità dell’aria possibili: mobilità sostenibile, cura del ferro, elettrificazione, ciclo-pedonalità, sviluppo del trasporto pubblico collettivo, ma anche grandi progetti di cura e rafforzamento del verde urbano e abbattimento degli agenti inquinanti provenienti dal riscaldamento domestico, dalla produzione energetica e dai comparti industriali e agricoli. I limiti imposti dalla normativa, peraltro, secondo le indicazioni che continuano ad arrivare dall’Europa e dalla comunità scientifica internazionale, si andranno a ridurre ulteriormente per il bene della salute collettiva – spiega Sacchi - è fondamentale che il Lazio e le nostre città non arrivino impreparate all’attuazione dei nuovi limiti, per evitare procedure di infrazione che ovviamente peserebbero sulle tasche della collettività, e per migliorare la qualità della vita in tutto il territorio”.

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