Dall'ex caserma di via del Porto Fluviale la sfida delle occupazioni: "Rigeneriamo la città"

Venerdì pomeriggio l'assemblea per "recuperare il Porto Fluviale occupato"

"Qui c'era un deserto e grazie ai nostri sforzi possiamo dire che è cresciuto un fiore. Un fiore in mezzo al deserto". Perché l'occupazione di via del Porto Fluviale, stretta tra l'Ostiense e la ferrovia, sembra un'isola in un quartiere stravolto da nuove mastodontiche residenze di lusso, locali alla moda, ristoranti gourmet e ambientazioni stile industrial. E proprio dal quartiere Ostiense, che ha fatto di questo frutto di 'valorizzazione urbana' un marchio di fabbrica ben speso sul mercato, parte l'offensiva dei movimenti per l'abitare che venerdì pomeriggio si sono riuniti in assemblea in quel cortile-piazza riempito dalle urla dei bambini e dal profumo di una cena destinata ad essere condivisa.

Un'isola in un quartiere tutto da consumare. La chiamano rigenerazione urbana ma "noi siamo qui per dire" le parole di Paolo Di Vetta del Movimento per il diritto all'abitare "che la rigenerazione urbana è contraria alla rendita. Che demolire e ricostruire, spesso dietro consistenti premi di cubatura, è la solita cementificazione. Che per noi la rigenerazione urbana è anche umana e culturale". 

E l'occupazione di via del Porto Fluviale, che si apre alla città con la sua facciata abitata da un universo di sguardi colorati e ipnotici dipinti dall'artista di fama internazionale Blu, lo racconta con la sua storia. Quindici anni fa erano solo ex magazzini militari abbandonati. "Ma oggi, tra laboratori per bambini e la sala da tè e una ciclofficina, possiamo dire che questo posto è una risorsa per tutto il quartiere e per la città intera. Una risorsa che abbiamo costruito insieme". Mentre la città "veniva stravolta dal cemento noi abbiamo imparato a vivere insieme" racconta Luca Fagiano, del movimento per il diritto all'abitare. "Nelle relazioni che siamo stati in grado di intessere abbiamo costruito un'alternativa. E così abbiamo trasformato questo spazio". 

Il testo della locandina è chiaro: "Recuperare Porto Fluviale". Il progetto è già pronto. Lo dice anche una delibera regionale, nata con l'obiettivo di reperire case popolari in una città dove il disagio abitativo cresce senza argini. Ma quel documento è rimasto in un cassetto. Anzi. Le occupazioni, "perché sono tanti i fiori cresciuti nel deserto di Roma", sono sotto sgombero. "Le istituzioni non si accorgono di questi fiori nel deserto perché non vogliono ammettere che il cambiamento, di cui si riempiono la bocca, qui dentro è già realtà". E alzandosi in volo sulla mappa cittadina sono tanti, tantissimi, i luoghi abbandonati che potrebbero essere riutilizzati. Che potrebbero tornare città. Bruno Papale della cooperativa Inventare l'abitare ricorda gli 8 progetti di autorecupero frutto di una legge regionale che risale al 1998 e afferma: "Il patrimonio pubblico per fare rigenerazione urbana c'è". Andrea Alzetta, partendo dall'occupazione di Spin Time in via di Santa Croce in Gerusalemme, aggiunge: "Questa città va rigenerata perché sta diventando brutta".

Il comitato Parco della Torre lancia la mobilitazione contro la delibera appena approvata dall'amministrazione a Cinque Stelle su piazza dei Navigatori. Non è molto distante da lì, nello stesso municipio. Ne parla anche Amedeo Ciaccheri, candidato presidente alle prossime elezioni municipali: "L'operazione di piazza dei Navigatori va nella direzione opposta della rigenerazione urbana. Un tema il cui destino è legato a quello del patrimonio pubblico della città, dalle grandi occupazioni agli spazi comunali che vogliono essere messi a valore".

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Tra gli 'invitati speciali' l'antropologo e docente de La Sapienza, Roberto De Angelis, e Giorgio De Finis, direttore e ideatore del Museo dell'altro e dell'altrove Metropoliz (Maam), recentemente nominato direttore artistico di Macro Asilo in via Nizza. Interviene dopo aver ascoltato: "Metropoliz (l'occupazione-museo di via Prenestina, ndr) ha fatto un viaggio sulla Luna per tornare a riconquistare la città in maniera inaspettata" racconta. Fin dentro al Macro. "Dirigerò un museo di Roma partendo dall'esperienza di occupazione".

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