Lotito attacca Zarate: "Un frutto andato a male"

Presidente: Hernanes vuole rimanere. Una punta? Valuta Petkovic

"Se lei raccoglie dei frutti da un albero, può darsi anche di trovarne alcuni che sono andati a male. Se una persona non ha un forte equilibrio, soprattutto in una città difficile e pressante come Roma, rischia di essere travolto assumendo comportamenti non in linea con la realtà". 

Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, parla così di Mauro Zarate, l'attaccante in causa con il club per mobbing che, in attesa del lodo arbitrale, si è già accasato al Velez Sarsfield grazie all'art. 14 della Fifa. All'uscita dalla sede romana della Figc dove si è svolto il consiglio federale, il patron biancoceleste glissa invece sulle parole sibilline di Hernanes.

"Io non leggo cosa dicono i giocatori – rileva Lotito -. A me interessa che i contratti vengano rispettati. Non mi devo fasciare la testa ora, anzi mi è sembrato che Hernanes abbia sottolineato di voler rimanere in una società che lo soddisfa, che lo ha messo in condizione di tornare nella Nazionale del proprio paese". 

Arriverà un altro attaccante? "In attacco abbiamo Klose, Floccari, Kozak, Perea, Rozzi, Keita e altri giocatori portati dal settore giovanile. Sta all’allenatore stabilire se questi giocatori sono idonei per giocare un campionato competitivo o meno. La società si è mossa per farlo, anche perchè sarà un campionato difficile visto che tutte le squadre si sono rinforzate". 

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Lotito traccia poi un bilancio dei suoi nove anni alla guida della Lazio, acquistata il 19 luglio 2004. "Dal punto di vista fisico un dramma, pesavo 67 chili guardate come mi sono ridotto con lo stress – scherza -. È un mondo particolare che va rivisitato, questa grande esposizione mediatica fa saltare tutti gli schemi e il buon senso. Oggi viviamo con una serie di problematiche a causa di logiche e normative di 20 anni fa. Pentito? No, ma ho fatto 20 anni di battaglie intraprese su tutti i fronti, ho dato delle scosse al sistema, che fatica a liberarsi di certi fardelli. Il calcio italiano sta perdendo credibilità dal punto di vista del peso contrattuale, sono assottigliate le risorse perchè non c’è stata una politica di adeguamento delle strutture", conclude.

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