Comunali 2021: pressing per le primarie, ma è sempre caccia al nome forte. In pole ancora David Sassoli

La segretaria del partito punta su un nome di peso e sembra allontanare l'ipotesi di elezioni primarie, richieste però da più parti, da Italia Viva ai Radicali al mondo civico

David Sassoli, presidente del Parlamento europeo

Gli appelli civici suonano forte e chiaro: per scegliere il candidato che guiderà il centrosinistra alle comunali del 2021 si passi dalle primarie. Partecipazione, trasparenza e no ai "big" calati dall'alto è in sintesi la richiesta arrivata dall'universo civico romano, dalle galassie di associazioni e comitati cittadini orientati a sinistra, dai potenziali alleati minori, vedi Italia Viva e i radicali di Più Europa. Eppure i vertici del Partito democratico sembrano orientati a scegliere un nome di peso per prendersi Roma, e di farlo con un accordo che nei fatti sarà a tavolino. 

"Le trattative sono ancora aperte" assicurano i ben informati. Al centro del corteggiamento in questa fase ci sarebbe David Sassoli, il solo volto forte del momento. Unico a non aver mai escluso pubblicamente, al contrario di quanto fatto invece dall'ex premier Enrico Letta, anche lui tra i papabili. Piace in particolar modo agli esponenti di areadem, la corrente del ministro Dario Franceschini, che invece su Letta, dicono in molti, avrebbero posto il veto. 

Sull'ex giornalista vicedirettore del Tg1, da luglio 2019 presidente del Parlamento europeo, convergerebbero anche le altre due componenti della segreteria. Quella di Nicola Zingaretti, che potrebbe uscire rafforzata in caso di vittoria alle elezioni regionali di settembre nei tre territori che i dem puntano a portare a casa: Puglia, Toscana, Campania. E quella del tesoriere del partito romano, Claudio Mancini. Già candidato alle primarie che hanno incoronato Ignazio Marino, Sassoli oggi è impegnato alla presidenza del Parlamento europeo. Potrebbe però facilmente dimettersi con un anticipo di soli sei mesi rispetto alla scadenza naturale di fine 2021. 

Una cosa è certa, la riserva nel caso verrà sciolta solo dopo le elezioni regionali. Per accettare l'eventuale missione, guidare Roma e risollevarla da disastri atavici e irrisolti, serve un governo forte alle spalle che spiani la strada, per dirne una, alle riforme amministrative sui poteri speciali da conferire alla Capitale. Che il Conte 2 regga alla prova urne dimostrando di poter resistere fino a scadenza naturale (salvo scossoni sempre possibili) è la conditio sine qua non per qualunque big decida di imbarcarsi nell'impresa Roma. 

Niente primarie quindi? "Se proprio il nome non si trova..." commentano in diversi. Si tende a lasciarle come piano B in caso il famoso "nome forte" non si trovi. Così però verrebbe ignorato l'appello plurale emerso in questa prima fase di dibattito elettorale: allargare il più possibile la platea della discussione, e avviare il confronto con la città. A chiederlo ci sono i presidenti dei municipio a guida dem, in testa Giovanni Caudo, esempio di larga coalizione vincente a Montesacro: "Mi aspetto che si facciano, sono nello statuto del partito".

Della scorsa settimana poi la petizione lanciata da Tutti per Roma, Roma per tutti, community di 30 membri riuscita a coinvolgere negli anni decine e decine di realtà associative sui territorio, che ha raccolto centinaia di firme. E ancora l'appello del presidente dell'Osservatorio Roma puoi dirlo forte, Tobia Zevi, già pronto a candidarsi in caso di primarie. Poi ci sono le forze politiche minori della possibile coalizione. Da Italia Viva ai Radicali, chiedono tutti le primarie, oltre a mettere un veto ferreo su una possibile alleanza con i pentastellati. 

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Una sfida insieme, M5s-Pd, contro le destre, a sostegno di Virginia Raggi candidata al bis, sembra esclusa, a meno di colpi di scena. A Nicola Zingaretti la corsa a due piacerebbe, il segretario del Pd e presidente della Regione Lazio è tra i principali sostenitori dell'asse giallorosso di governo da replicare sui territori. Ma Roma fa storia a sè, la sindaca non è sostenibile, troppo negativo il giudizio sul suo operato. Unico apparentamento possibile, forse, al ballottaggio, facendo convergere i voti dei grillini per battere la destra. 
 

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