Aborto all'Umberto I, la denuncia: "Solo un medico non obiettore, servizio insufficiente"

Lo scrivono i Cobas Sanità: "A dicembre il direttore generale aveva deliberato l'assunzione di due medici". Il consigliere regionale PD Agostini: "Rispettare la legge 194"

La determina dirigenziale era stata firmata a dicembre. Ma ad oggi il 'Repartino Igv (Interruzione volontaria di gravidanza)' dell'ospedale Policlinico Umberto I non ha ancora i due medici non obiettori che aspettava. La denuncia arriva dal sindacato di base Cobas Sanità Università e Ricerca che accende un nuovo faro sull'applicazione della legge 194, quella sull'aborto, a Roma e nel Lazio proprio mentre impazza la protesta contro la possibilità che il nuovo primario dell'ospedale San Camillo sia un obiettore. “A dicembre, dopo la mobilitazione delle donne, il direttore generale dell'Umberto I, Domenico Alessio, aveva deliberato con una determina aziendale l'assunzione di 2 medici Cococo a un anno rinnovabile per il Repartino Ivg” si legge in una nota. “Dopo due mesi e mezzo, dopo che una commissione si è riunita per selezionare i candidati, ancora nessuna assunzione è stata effettuata”. Risultato: “Il Repartino Ivg funziona con una media di 4 interventi a settimana e con un unico medico strutturato non obiettore”.

La questione è stata sollevata anche dal consigliere regionale del Partito democratico e membro della commissione Sanità alla Pisana Riccardo Agostini: “Nonostante le indicazioni della Regione e una legge nazionale in vigore da più di 35 anni, a Roma il diritto all'interruzione volontaria della gravidanza è ancora minacciato e in alcuni casi negato” si legge in una nota. “A distanza di mesi dalla segnalazione del caso, il reparto di Ginecologia dell'Umberto I continua ad avere un solo medico non obiettore in organico, con la conseguenza che gli interventi di Ivg sono sempre più esigui rispetto alla richiesta”.

Infine un commento: “Non è più tollerabile che le donne che decidono di interrompere una gravidanza, e che dunque già vivono un momento drammatico, non abbiano nessun punto di riferimento e siano costrette a lunghi pellegrinaggi e a sfiancanti attese. Il presidente Zingaretti è già intervenuto con un decreto che regolamenta il diritto all'obiezione di coscienza nei consultori, confermato tra l'altro da una sentenza del Tar”. Infine l'auspicio: “Ora è necessario che la Regione vari finalmente le Linee guida per l'applicazione piena della 194/78 nella nostra Regione, togliendo la materia dalla confusione e dall'incertezza”.

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