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Grotta Perfetta, c'era una volta un fosso che divise la sinistra: ecco la storia

L'interramento del Fosso delle Tre Fontane, tra il 2014 ed il 2017, ha alimentato un duro scontro tra il Municipio VIII e l'assessore Caudo, oggi minisindaco del terzo. Ecco come andarono i fatti

Il tentativo di ripristino del fosso delle Tre Fontane

Su via di Grotta Perfetta c'è un fosso, ormai interrato, che per quasi un lustro ha alimentato un duro braccio di ferro. Il Municipio VIII, nel tentativo di denunciarne la cancellazione, ha infatti incontrato forti resistenze dal fronte capitolino. All'epoca dei fatti, il Comune, era però amministrato dalla giunta di centrosinistra di Ignazio Marino.

Il motivo della contesa

I protagonisti della vicenda, trascinatasi per anni, sono stati Andrea Catarci, più volte presidente del Municipio VIII e l'allora assessore comunale Giovanni Caudo, oggi presidente del Municipio III. La contrapposizione tra i due livelli istituzionali è nata in relazione alla data in cui il fosso delle Tre Fontane è stato intubato. L'aspetto non è di secondaria importanza perchè va ad incidere significativamente su un programma urbanistico, denominato I 60.

Lo spazio per costruire i parcheggi

Per effetto del "meccanismo delle compensazioni", che ha portato alla nascita della prospicente Tenuta di Tor Marancia, in via di Grotta Perfetta sono state moltiplicate le cubature. Dagli originari 180mila metri cubi si è così passati agli attuali 400mila mc di edilizia residenziale che però, per essere realizzata, necessita di alcuni standard urbanistici, come ad esempio la costruzione dei parcheggi. Lo spazio a dispozione per edificarli, varia in funzione della presenza del fosso. 

La battaglia del Municipio VIII

Per il Campidoglio lo storico fosso delle Tre Fontane era già stato interrato negli anni 80. Questo significa che, le superifici a disposizione del consorzio di costruttori, sono sufficienti a realizzare i parcheggi. Ma l'ente di prossimità non è d'accordo ed al contrarion ha per anni sostienuto la tesi che il fosso sia stato interrato per guadagnare spazio. Riportarlo in superficie significava infatti obbligare i costruttori a rispettare delle distanze. Non tanto quelle legate ai vincoli paesaggistici che nel frattempo la Regione (tra le vibrate proteste del Municipio) elimina. Quanto piuttosto i vincoli idralici, che impongono una fascia di inedificabilità totale di 10 metri dagli argini del corso d'acqua.

Il sequestro del catiere

Per anni il Municipio, sotto l'amministrazione di Andrea Catarci, si è battuta per difendere l'ipotesi di un interramento recente e nel 2014 il cantiere è anche stato momentaneamente sequestrato. Dopo qualche mese l'area è tornata nelle disponiblità dei costruttori che hanno così potuto riavviare l'edificazione.  La vicenda, al netto di qualche interrogazione parlamentare di scarso successo, è sembrata terminare così, con la sconfitta della tesi propugnata dall'ente di prossimità.

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Le indagini

Mentre la politica, a suon di comunicati e conferenze stampa, rimarcava una frattura tutta interna al centrosinistra, i militari del Nucleo Speciale Anticorruzione della Guardia di Finanza erano al lavoro. Le indagini della polizia giudiziaria, concentrate su vari interventi urbanistici nella Capitale, hanno interessato anche la persona dell'ex assessore capitolino, oggi uno tra i pochi presidenti di sinistra rimasti ad amministrare un Municipio. Secondo l'ipotesi investigativa, insieme ad un dirigente capitolino, Caudo "avrebbe favorito una specifica cordata di costruttori per permettere di edificare in zona Grotta Perfetta, negando l'esistenza di specifici vincoli idrogeologici gravanti sul fosso delle Tre Fontane". I protagonisti della vicenda, per ora, restano in silenzio. Il braccio di ferro è terminato da tempo. Gli sviluppi, se arriveranno, saranno decisi dall'autorità giudiziaria, non dalla contesa politica.

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