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Sabato, 13 Aprile 2024
Politica

Vigili di Roma disarmati, 700 agenti rischiano di rimanere senza arma d'ordinanza

La denuncia dei sindacati di polizia locale: "Gualtieri intervenga al più presto"

Vigili disarmati a Roma. Questo quanto rischiano oltre 700 agenti della polizia locale di Roma Capitale a cui potrebbe essere ritirata l'arma d'ordinanza. Motivo? L'impossibilità per i caschi bianchi di svolgere presso le strutture mediche della polizia di Stato e dell'ospedale militare romano del Celio la verifica triennale dei requisiti psicofisici degli appartenenti al corpo della polizia cittadina. 

A lanciare l'allarme i sindacati della polizia locale. Come denuncia infatti il segretario romano aggiunto del Sulpl Marco Milani "circa 700 agenti della polizia locale rischiano di dover riconsegnare l'arma in dotazione, in quanto l'amministrazione ha difficoltà nel fare effettuare le visite mediche, ritenute necessarie da un regolamento obsoleto per mantenerne il possesso. Questo dilettantismo la dice lunga sull'incapacità dell'attuale giunta comunale, di comprendere le esigenze dei nostri operatori della sicurezza, nonché di intercettare le legittime domande del territorio per avere una polizia locale in grado di affrontare con i giusti mezzi le situazioni di degrado ed insicurezza che permangono nella nostra città".

Ma come si è arrivati a questa situazione? Lo si legge in una proposta di deliberazione all'Assemblea capitolina per modificare l'articolo 4 del regolamento  degli armamenti agli appartenenti al corpo di polizia municipale. Sottoscritta nel 2009 da Roma Capitale, "la convenzione degli accertamenti sanitari periodici concernenti i requisiti psico-fisici, propedeutici all'assegnazione dell'arma in via continuativa, è stata oggetto di rinnovo biennale in data 24 settembre 2019".

Rinnovo a cui ha poi fatto seguito la situazione di emergenza sanitaria legata al Coronavirus che ha sospeso la convenzione "a fronte del perdurare della situazione emergenziale e della conseguente indisponibilità della struttura del ministero dell'interno dipartimento della pubblica sicurezza, direzione centrale sanità, servizio affari generali di sanità ad effettuare gli accertamenti". 

Da qui la ricerca di altre strutture mediche militari: "Aeronautica Militare, Ospedale Militare Celio, Centro Clinico della Guardia di finanza e Dipartimento Militare di Medicina legale di Roma - al fine di reperire, nel rispetto delle previsioni regolamentari, altra Istituzione idonea ad effettuare gli accertamenti sanitari richiesti". Ma, come si legge ancora nel documento di deliberazione: "tutte le strutture contattate hanno comunicato l'indisponibilità a svolgere gli accertamenti sanitari concernenti requisiti psico-fisici propedeutici all'assegnazione dell'arma in via continuativa. Tale situazione, pertanto, non consente di assicurare, per tempo, l'effettuazione delle visite mediche di controllo programmate" (...) "in assenza delle quali circa 750 dipendenti assegnatari dell'arma, con idoneità in scadenza a partire da gennaio 2022, rischiano di doverla riconsegnare a breve, pur essendo, gli stessi, in possesso della qualità di agente di P.S.".

Da qui l'allarme dei sindacati di polizia municipale: "Chiediamo al sindaco Gualtieri di aprire immediatamente un tavolo di confronto sul corpo, volto al superamento delle visite periodiche che rischiano di disarmare i poliziotti locali romani ed a superare le ormai croniche mancanze dei caschi bianchi della capitale - dichiara in una nota Marco Cordova presidente dell'Arvu Europea -. Mancanze che spaziano dalla carenza di organico, alla mancanza della categoria dei sottufficiali, fino ad una revisione dei riconoscimenti contrattuali dei più difficili compiti che gli stessi si trovano a svolgere, rispetto al resto dei dipendenti comunali".

A criticare l'operato dell'amministrazione anche l'ex assessore al personale della giunta Raggi Antonio De Santis: "Il mancato rinnovo dell'armamento per centinaia agenti è stato oggi oggetto del grido d'allarme lanciato dai sindacati. Una vicenda sintomatica dell'indifferenza dell'amministrazione Gualtieri nei confronti del corpo di polizia locale di Roma. Non si può spiegare altrimenti tale “dimenticanza”.  E' surreale come, dopo 7 mesi di inerzia senza alcun indirizzo politico verso il corpo di polizia locale, la maggioranza abbia oggi perfino la presunzione di giustificarsi attaccando  la precedente amministrazione per un qualcosa su cui avrebbero dovuto attivarsi fin da subito".

"Un'inerzia che rischia di sottrarre centinaia di vigili ai servizi esterni e notturni, con grave pregiudizio per la sicurezza dei cittadini e la tutela dell'ordine pubblico nella nostra città - conclude l'ex assessore De Santis -. Un rischio concreto a cui Gualtieri e la sua maggioranza non sembrano abbiano dato molto peso. A questo punto, è auspicabile che trovino una soluzione e si assumano le responsabilità per le quali sono stati eletti dai cittadini". 

"Il pericolo di disarmo del corpo di polizia locale, dovuto ad un regolamento sulle armi che, unico tra le forze di polizia prevede come i caschi bianchi romani devano sottoporsi a ripetute visite mediche periodiche, costituisce una vera sciagura per le casse comunali ed un concreto pericolo di paralisi delle attività del corpo con gravissime conseguenze per la sicurezza cittadina - conclude il segretario romano aggiunto del Sulpl Marco Milani -. Non riusciamo nemmeno ad immaginare le nefaste conseguenze per la sicurezza cittadina qualora gli agenti dovessero ritirarsi dal presidio del territorio a partire dalle 700 unità i cui requisiti appaiono in scadenza. Non riuscendo a capire come sia possibile arrivare a ridosso di situazioni del genere, anche a causa di un regolamento sbagliato che, unico tra le forze di polizia, prevede la periodicità di costosi controlli, chiediamo al sindaco Gualtieri di affrettarsi a riprendere in mano le redini di un corpo, ormai evidentemente allo sbando".
 

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