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Referedum Atac, ecco "Mejo de no". E il Pd già si spacca

Alla prima assemblea del comitato tanti esponenti Pd. Ma non tutti sono contro

"Un'assemblea per aprire il dibattito e dire che la liberalizzazione è un errore". La sala di via Galilei 53 all'Esquilino ieri sera si è riempita per il battesimo del comitato 'Mejo de no', che verso il prossimo referendum del 3 giugno, quando ai romani verrà chiesto se vorranno mettere a gara il trasporto pubblico locale cittadino, è deciso a portare avanti le ragioni del no. "Chi sostiene il sì al referendum ha un approccio del tutto ideologico" afferma Riccardo Pagano, responsabile del Comitato scientifico, mentre illustra con una serie di slide la "relazione tecnica che lo dimostra". 

Il trasporto pubblico romano, "è il mercato più grande d'Italia e presenta una diseconomia di scala". Da qui l'analisi: "L'affidamento ai privati, che sia con lotti piccoli o a lotto unico, rischia di produrre tagli al servizio e conseguenze sul salario dei lavoratori". Roma ha già una fetta di corse 'private', quello periferico in mano a Roma Tpl: "Dov'è il controllo?". La ricetta viene attinta dal Prg: "Investire sulle metropolitane".    

Riccardo è uno dei numerosi 'volti giovani' che hanno dato vita al comitato: "Siamo cittadini ma guardiamo a sinistra" specifica a Romatoday. "Apartitici ma non apolitici". Per presentare gli interventi si usa solo il nome ma è chiaro che nella sala non sono pochi i rappresentanti politici e gli amministratori locali in carica del Pd. A coordinare gli interventi è proprio un esponente Pd, la capogruppo nel I municipio, Sara Lilli. Presenti anche l'ex deputato Marco Miccoli, l'ex consigliera capitolina Erica Battaglia, l'ex presidente del IV municipio Emiliano Sciascia, solo per citarne alcuni. Paolo Quinto, candidato alla Camera con il Pd alle elezioni del 4 marzo, prende la parola: "Con la privatizzazione starà meglio chi già adesso sta meglio, peggio chi sta peggio". Interviene anche Daniele Torquati, ex minisindaco del XV, oggi consigliere: "E' stato un errore convocare un referendum senza parlare di questi temi".  

Nessuno dei consiglieri capitolini dem in carica si è invece affacciato. Il referendum, già al tempo della raccolta delle firme, aveva agitato le acque dei dem romani. Un sostegno attivo era arrivato dall'ex candidato sindaco, il deputato e consigliere Roberto Giachetti. Un passato da 'radicale' si era speso in più occasioni in sostegno del referendum le cui firme sono state raccolte dai Radicali guidati dall'ex consigliere capitolino, oggi deputato, Riccardo Magi. Con Giachetti, molti altri rappresentanti Pd, si erano spesi per la raccolta delle firme. "Chiedo al nostro partito non di dividersi su un sì o su un no" aveva affermato nel luglio scorso il segretario romano Andrea Casu. "Ritengo che l'obiettivo del raggiungimento della raccolta di firme sia auspicabile per tutti coloro i quali ritengono che i romani debbano avere la possibilità di esprimersi direttamente su quale futuro immaginano per il trasporto pubblico" la linea. 

Pd romano diviso verso il referendum? Qualcuno in sala conferma. Qualcun altro minimizza: "Ognuno voterà quello che vuole". Quel che è certo è che il Pd romano non sta avanzando compatto al referendum che porterà centinaia di romani a rispondere a un tema importante come il destino del trasporto pubblico locale cittadino.  Un referendum convocato per la data del 3 giugno, una settimana prima della tornata elettorale che vedrà al voto l'VIII e il III municipio. 

A 'osservare' anche altri rappresentanti politici. L'ex consigliere comunale, eletto nel 2013 in quota Sel, Gianluca Peciola, che ha ringraziato "Erica (Erica Battaglia, ndr) per averlo invitato". Da lui l'appello a "mettere insieme tutti gli altri comitati che si battono per il no". Il riferimento è al comitato 'Atac bene comune' che partirà proprio oggi pomeriggio dalla Casa della Città di via della Moletta 85, promosso da Stefano Fassina, consigliere di Sinistra per Roma. In sala anche il candidato presidente del VIII municipio, Amedeo Ciaccheri. Presente, ma con un intervento critico, "la responsabilità è anche di chi ha aperto le porte ai vincoli di spesa", anche Luca De Crescenzo di Potere al popolo che il prossimo 6 aprile, appuntamento in via dell'Aeroporto, sarà con il 'Comitato lavoratori e utenti in difesa del trasporto pubblico', altra realtà nata con lo scopo di spingere per il 'no' al referendum consultivo. 

Agli interventi di esponenti di realtà politiche e amministratori locali si alternano, frequenti, quelli di lavoratori, cittadini dei comitati che da tempo si occupano di tpl romano, studenti. Parla una dipendente di Roma Metropolitane, la società nata ad hoc per progettare e realizzare il sistema trasportistico della capitale, parla un tramviere dell'Atac. Il blogger di Odissea Quotidiana spiega di aver lanciato un sondaggio per testare quanto i romani conoscano il trasporto pubblico e per capire come lo utilizzano. 

La critica verso l'attuale situazione è forte. Sul destino del tpl romano, fa notare qualcuno in sala, pesa più il concordato preventivo avviato dall'amministrazione che il referendum consultivo. Entro il 30 maggio Atac dovrà fornire ai giudici del Tribunale Civile le integrazioni e i chiarimenti sul dossier. Il referendum sarà 4 giorni dopo. "L'amministrazione a Cinque Stelle ha detto di essere contraria alla liberalizzazione ma allo stesso tempo sta allargando la quota delle corse periferiche, oggi in mano a Roma Tpl, da mettere a gara. Sostituiscono le metropolitane con le funivie. Temporeggiano sul futuro della linea C. Non siamo d'accordo: per mantenere il servizio pubblico devi investire sulle metropolitane".  

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