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Sgombero Curtatone, piazza Indipendenza dormitorio a cielo aperto

Duecento persone hanno dormito nelle aiuole. Preoccupazione da parte dell'alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati

Foto UNHCR Italia

"Non sappiamo dove andare, questa notte dormiremo per la strada". Era questa l'unica certezza ribadita, sin dai primi minuti successivi allo sgombero di via Curtatone, dagli sfollati dal palazzo ex Ispra. E nella notte questa certezza è diventata realtà. Duecento persone, 50 donne, hanno infatti trascorso la notte nelle aiuole di piazza Indipendenza

"Non sappiamo dove andare, dormiremo per la strada"

Già da ieri pomeriggio, dopo essere stati portati nell’ufficio immigrazione della Questura di via Patini per l’identificazione dei documenti, molti degli sfollati hanno fatto ritorno in piazza, sui luoghi dello sgombero. Donne, bambini, giovani e meno giovani, sotto il sole, fino a sera. In centinaia ad occupare i giardini e a chiedere di poter rientrare sia per recuperare gli ultimi effetti, sia per poter passare la notte. Una richiesta vana per quasi tutti. "Unica pietà" per le famiglie, alle quali come conferma l'alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, è stato concesso di poter trascorrere la notte nel palazzo sequestrato e sgomberato. Per sole 5 persone, quelle con problemi di salute e in generale vulnerabilità, è stata trovata una soluzione alloggiativa presso centri d'accoglienza in città. Per tutti gli altri invece il cielo è diventato il tetto.

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Piazza Indipendenza dormitorio a cielo aperto

Così piazza Indipendenza si è trasformata in un dormitorio a cielo aperto. Tra valigie accatastate, cartoni e coperte, hanno trovato il proprio letto anche anziani, bambini, donne. Nessuna soluzione alternativa e, come era facile prevedere, l'emergenza si è spostata dal palazzo occupato alla strada che al momento resta presidiata dalla polizia, così come il palazzo sgomberato nella giornata di ieri. 

La preoccupazione di Unhcr 

Preoccupazione da parte dell'alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati: "Desta particolare preoccupazione", spiega Unhcr, "l'assenza di soluzioni alternative per la maggioranza delle persone sgomberate". Unhcr ribadisce come il palazzo occupato "fosse abitato prevalentamente da rifugiati eritrei ed etiopi a Roma stabilmente da molti anni".

Unhcr auspica che "le autorità a livello locale e nazionale possano trovare una soluzione immediata per le persone attualmente all'addiaccio e che possano garantire ai beneficiari di protezione internazionale presenti a roma adeguati servizi per l'integrazione". 
 

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