Autonomie regionali, via da Roma dipendenti e risorse: "Grave danno e Raggi tace"

A stretto giro l'intesa sulle autonomie di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Cristina Grancio: "Rischio declino per la Capitale"

Roberto Maroni (ex presidente regione Lombardia)

Mancano pochi giorni alla presentazione della bozza di intesa sulle Autonomie di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, da presentare alla presidenza del Consiglio. Un vero e proprio riordino della macchina amministrativa, con una serie di conseguenze a cascata anche per la Capitale. Perché saranno migliaia i dipendenti pubblici che oggi afferiscono alle strutture centrali dello Stato che rientrando sotto nuove competenze regionali lasceranno Roma. 

Il Messaggero ha parlato di "colpo mortale" per la Capitale. E questo "perché le risorse e le funzioni che soprattutto Veneto e Lombardia chiedono sono decisamente rilevanti. A cominciare dai 200 mila dipendenti della scuola, che da soli si portano dietro otto miliardi di euro di risorse attualmente gestite dallo Stato centrale. Alle Regioni, secondo le bozze d'intesa, passeranno da subito i dirigenti scolastici che finiranno in un ruolo creato ex novo. Così come nei nuovi ruoli finirà tutto il personale di nuova assunzione sia a tempo determinato che indeterminato".

La questioni, con toni critici, è stata sollevata dalla consigliera Cristina Grancio, ex grillina oggi con Dema, il movimento del sindaco di Napoli Luigi De magistris.

"L’accordo sull’autonomia differenziata delle Regioni del nord, che sarà esaminato in Consiglio dei Ministri il prossimo 15 febbraio, rischia di condannare al declino la Capitale, con un danno pesante e permanente per l’economia della città. Vorrei capire per quale motivo la Sindaca Raggi ha scelto di tacere a fronte di un attacco senza precedenti al ruolo e alle funzioni di Roma".

"Giovedì prossimo – conclude la consigliera – parteciperò alla conferenza stampa che il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, terrà a Roma, alle ore 11 a Montecitorio, per denunciare i termini di un accordo giustamente definito lo Spacca Italia, destinato ad approfondire le differenze nel Paese e aggravare la crisi di Roma e delle Regioni del meridione"

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