Roma incontra il Pianeta Rosso alle Terme di Diocleziano

In mostra presso l'Aula Ottagona, l'appassionante storia dell'esplorazione di Marte

Chi non ha mai sognato di viaggiare nello Spazio e visitare un altro pianeta?

Fino al 28 febbraio 2017, con un pizzico di immaginazione, ciò diventa possibile all’interno dell’Aula Ottagona (ex Planetario) delle Terme di Diocleziano. Il suggestivo ambiente circolare dell’antico edificio romano ospita infatti, attualmente, una mostra dedicata a una delle più affascinanti vicende legate alla conquista dello Spazio: l’esplorazione di Marte.

Curata da Viviana Panaccia e promossa dall’Agenzia Spaziale Italiana e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, Leonardo e Thales Alenia Space - l’esposizione “Marte - Incontri ravvicinati con il pianeta rosso”, a ingresso libero, racconta al pubblico l’emozionante storia delle missioni spaziali che hanno permesso di studiare e conoscere da vicino il quarto pianeta del sistema solare, dando particolare risalto al fondamentale contributo della ricerca italiana.

Superato un pannello introduttivo contenente interessanti dati scientifici, il percorso espositivo si apre con il racconto del mito di questo corpo celeste. Sin dalle più remote civiltà, Marte ha alimentato la curiosità umana e suscitato profonda soggezione, al punto da essere definito da Cicerone “il rosseggiante pianeta, spaventevole al mondo”.

Per le caratteristiche tonalità rosso fuoco - dovute alla presenza di ossido di ferro sulla superficie - gli antichi Romani gli diedero il nome del dio Mars (da cui, appunto, Marte) signore della guerra corrispondente alla divinità greca Ares e progenitore della stirpe romana, dalla cui unione mitica con la vestale Rea Silvia nacquero, secondo il mito, Romolo e Remo, i leggendari fondatori di Roma.

A portare lo spettatore nel vivo dell’esposizione, la storia delle prime osservazioni al telescopio compiute dall’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, che nel 1877 individuò sulla superficie del pianeta delle strutture lineari, da lui chiamate “canali” (rivelatesi poi essere, in realtà, semplici illusioni ottiche, come dimostrato da studi successivi).

Tra gli oggetti più interessanti in esposizione, il volume intitolato Le più belle pagine di astronomia popolare, che raccoglie gli scritti divulgativi dell’astronomo, e una replica della prima mappa di Marte di Schiaparelli, in cui lo scienziato adottò una nuova nomenclatura basata sui nomi di “geografia poetica e archeologia mitica” - tuttora utilizzati - e introdusse vocaboli tipici della nomenclatura geografica corrente.

Non poteva di certo mancare, in una mostra dedicata al Pianeta rosso, una sezione riservata al posto speciale che esso occupa da sempre nell’immaginario collettivo, in particolar modo quello letterario e cinematografico. La produzione fantascientifica che ha per protagonista Marte è a dir poco sterminata e ha appassionato grandi e piccini per diverse generazioni, alimentando nel tempo il mito dell’esistenza di una civiltà marziana.

Tra gli esempi letterari più significativi, non si può non citare il romanzo di H.G. Wells La guerra dei mondi (pubblicato nel 1897), di cui Steven Spielberg ha realizzato un adattamento cinematografico nel 2005. Risale invece al 1950 Cronache Marziane di Ray Bradbury, raccolta di racconti fantascientifici dedicati alla conquista di Marte da parte dei terrestri.

Numerose anche le pellicole dedicate al Pianeta rosso: tra queste, il film satirico del 1996 Mars Attacks, diretto da Tim Burton, e The Martian, film del 2015 diretto e prodotto da Ridley Scott, con protagonista Matt Damon.

Anche la musica non è rimasta indifferente al fascino irresistibile del pianeta: celeberrima la canzone Life on Mars, capolavoro di David Bowie del 1973.

A guidare i visitatori della mostra, una cronologia delle principali tappe dell’esplorazione marziana, accompagnata da una sequenza di immagini spettacolari acquisite mediante le più sofisticate tecnologie nel corso delle varie missioni spaziali. Tra paesaggi di dune, canyon, sterminate pianure e vulcani, la mostra offre una galleria fotografica davvero mozzafiato, che permette al visitatore di avere un vero e proprio “incontro ravvicinato” con il Pianeta rosso.

Dal Programma Viking del ’75-‘76 alla missione Mars Express, che nel 2003 inaugurò una nuova era per l’Europa nell’esplorazione planetaria, anche grazie al prezioso contributo delle aziende italiane Alenia Spazio (oggi Thales Alenia Space) e Officine Galileo, che fornirono parte delle sofisticate tecnologie presenti a bordo della sonda, di cui è esposto un modello in scala 1:4.

E, ancora, dai rover americani Curiosity (autore, quest'ultimo, di due suggestivi “selfie” presenti in mostra) e Opportunity alla sonda Mars Reconnaissance Orbiter, che nel 2006 scattò fotografie ad altissima risoluzione, riuscendo per la prima volta a mettere a fuoco piccoli oggetti come mai fatto in precedenza da una sonda.

Uno spazio particolare è poi riservato a ExoMars, programma di cooperazione tra l’Agenzia Spaziale Europea e l’agenzia russa Roscosmos, finalizzato ad approfondire  ulteriormente la conoscenza del pianeta, indagando sulla possibile presenza di forme di vita sulla sua superficie, anche in vista di una futura colonizzazione. A una prima missione lanciata nel marzo del 2016 e fallita a causa di un guasto tecnico, ne seguirà una seconda, programmata per il 2020. In questo programma, l’Italia svolge un ruolo da protagonista, avendo responsabilità di capocommessa per la realizzazione di diversi strumenti.

Il percorso si conclude con uno sguardo sul futuro dell’esplorazione marziana, grazie ad una video-installazione immersiva realizzata utilizzando le immagini di Mars, la nuova miniserie televisiva statunitense firmata da Ron Howard per National Geographic. Nello stesso spazio, si può ammirare anche un modello in scala 1:4 del Rover ExoMars 2020 e un modello in scala 1:1 del Drill, ossia la speciale trivella sviluppata da Leonardo per la stessa missione, con lo scopo di prelevare campioni della superficie di Marte fino a due metri di profondità.

Grazie all’unicità della sede della mostra, i visitatori hanno la straordinaria opportunità di compiere un salto nel futuro, restando però immersi in un ambiente profondamente intriso di antichità. In un suggestivo contrasto tra l’eleganza classica dei busti in marmo e bronzo e quella moderna dei veicoli spaziali, l’Aula Ottagona diviene così il luogo di incontro tra il passato e l’avvenire dell’umanità.

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