I pittori del ‘900 disegnano le carte da gioco di Paola Masino

Da Guttuso a Balla, in mostra a Palazzo Braschi più di duecento opere della collezione della scrittrice

L’originale collezione di Paola Masino (1908-1989), in mostra al Museo di Roma di Palazzo Braschi fino al 30 aprile 2017, raccoglie l’opera di alcuni dei migliori pittori del ‘900 racchiusa nell’insolita forma delle carte da gioco.

Esposta per la prima volta in pubblico, “I pittori del ’900 e le carte da gioco. La collezione di Paola Masino” consta di più di duecento carte, oltre ad altri numerosi documenti donati all’Archivio del Novecento dell’università La Sapienza dal conte Alvise Memmo, nipote della scrittrice.

Da Guttuso a Carrà, da Burri a Fausto Pirandello, da Carlo Levi a Jean Cocteau, passando per Balla, Capogrossi e Prampolini sono innumerevoli i nomi eccellenti che hanno contribuito a formare i diversi mazzi in esposizione. Colpisce particolarmente poi come questi grandi della pittura fossero tutti contenuti in pochi centimetri quadrati di spazio, nei pacchetti di sigarette Muratti in cui la Masino conservava la sua collezione.

È quindi una mostra particolarmente concentrata questa curata da Marinella Mascia Galateria e da Patrizia Masini che chiaramente non necessita di un grande spazio per accogliere queste pur eccellenti miniature e si limita quindi alle due sale del piano terra di Palazzo Braschi. Dal totale di 352 carte contenute nella collezione, raccolte dal 1947 fino agli anni Ottanta, sono stati estrapolati dei mazzi completi di carte napoletane, francesi e di tarocchi comprensivi di arcani minori.

Le carte erano una vera e propria passione per Paola Masino, intellettuale eccentrica ed anticonformista, scrittrice di numerosissimi romanzi, librettista d’opera e compagna storica di Massimo Bontempelli. Nella sua casa di Viale Liegi a Roma oppure nelle altre residenze di Firenze, Parigi, Milano e Venezia era solita giocare a scopone scientifico con Pirandello oppure ancora a pinnacolo con Bontempelli.

Facevano tutti parte della sua rete di contatti e di amicizie gli artisti coinvolti nel progetto, conosciuti nei salotti romani oppure nell’ambiente artistico parigino. Una semplice partita a poker con i suoi mazzi di carte potrebbe quindi farci conoscere l’intera classe intellettuale dell’epoca.

Ciò che più attrae ed incuriosisce forse è proprio la scelta effettuata da Paola Masino nell’assegnare i compiti agli artisti, creando una sottile correlazione tra le figure dei pittori e la loro arte con la densa simbologia rappresentata dalle singole carte. In alcuni casi allora le opere diventano dei veri e propri autoritratti o manifesti artistici in forma di carte oppure ancora si perdono divagando alla ricerca di significati più radicali.

“La carta è un simbolo metafisico”, affermava Paola Masino, così attraverso l’astrazione di simboli consolidati si recuperano forme ancestrali filtrate dalla sensibilità degli artisti. Sembrerebbe di scorgere uno Zavattini ammantato di rosso nel suo ieratico Papa dei tarocchi, dallo stile quasi baconiano, mentre la Fortuna di Lorenzo Tornabuoni sostituisce la più tradizionale Forza impostando un parametro diverso per tutta la serie.

Si segnalano poi il fante di spade Guttuso, che in uniforme garibaldina agita con furia l’arma, l’asso di spade di Burri che aggredisce la carta bruciandola violentemente, il sette di denari di Capogrossi, con le monete d’oro formate dall’unione o dalla frattura dei suoi simboli misteriosi, il Mondo di Jean Cocteau ricamato a punto croce da Niki Berlinguer.

Particolarmente interessanti risultano anche i documenti, le lettere, i manoscritti e molto altro materiale posto a corredare l’esposizione. Oltre ai pittori poi lasciano un segno nella collezione anche personaggi del mondo del cinema, della letteratura, della musica, della critica e della filosofia che autografano alcuni mazzi di carte commerciali.

La seconda sala infine è completamente dedicata a Paola Masino in qualunque altro ambito della sua vita e della sua attività presentandoci così l’opportunità di approfondire la sua figura. Numerosi ritratti della scrittrice (tra cui uno di Bontempelli), fotografie e busti sono accompagnati dai suoi appunti e da diverse edizioni dei suoi libri più famosi.

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