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Fatebenefratelli, tagli al personale: centinaia di persone in corteo

Duecento gli esuberi comunicati nella giornata di venerdì. Questa mattina la manifestazione, giunta fino al ministero della Salute dove i sindacati sono stati ricevuti

Duecento persone in mobilità, destinate al licenziamento. Questa la decisione comunicata nella giornata di venerdì ai lavoratori del Fatebenefratelli che questa mattina hanno deciso di scendere in piazza. A guidarli tutti i sindacati che, alla testa di un corteo di un centinaio di persone, si sono recati al ministero della Salute. Qui sono stati ricevuti per esporre la situazione che rischia di affondare il nosocomio dell'Isola Tiberina.

"Dopo anni di malagestione che hanno prodotto 270 milioni di debiti consolidati e che producono ogni anno altri 20 milioni, la proprietà ha deciso un primo piano dichiarando 200 lavoratori in esubero", spiega la Fp Cgil di Roma e del Lazio. "Questa crisi del Fatebenefratelli non è stata prodotta dai lavoratori ma da una direzione, una proprieta' che negli anni ha consolidato un debito mostruoso e che e' incapace di uscire dai danni prodotti e che vuole far pagare ai cittadini e ai lavoratori la crisi causata dalla loro incapacita'. Non si esce da nessuna crisi scaricandola sui lavoratori e sui cittadini".

Duecento persone in mobilità, destinate al licenziamento. Questa la decisione comunicata nella giornata di venerdì ai lavoratori del Fatebenefratelli che questa mattina hanno deciso di scendere in piazza. A guidarli tutti i sindacati che, alla testa di un corteo di un centinaio di persone, si sono recati al Ministero della Salute. Qui sono stati ricevuti per esporre la situazione che rischia di affondare il nosocomio dell'Isola Tiberina.

"Dopo anni di malagestione che hanno prodotto 270 milioni di debiti consolidati e che producono ogni anno altri 20 milioni, la proprietà ha deciso un primo piano dichiarando 200 lavoratori in esubero", spiega la Fp Cgil di Roma e del Lazio. "Questa crisi del Fatebenefratelli non è stata prodotta dai lavoratori ma da una direzione, una proprieta' che negli anni ha consolidato un debito mostruoso e che e' incapace di uscire dai danni prodotti e che vuole far pagare ai cittadini e ai lavoratori la crisi causata dalla loro incapacità. Non si esce da nessuna crisi scaricandola sui lavoratori e sui cittadini".

Un coro unanime sulle note di "Bella ciao" ha guidato la manifestazione di questa mattina: no agli esuberi, no ai tagli, no alle amministrazioni non trasparenti.

"Chiediamo al Ministero di farci tornare a lavorare con una gestione migliore e trasparente in modo che tutti, da operatori sanitari e impiegati, possano tornare a lavorare con la vecchia professionalità e con standard di qualità nella cura dei pazienti. Gli sprechi sono stati indiscriminati, lavoriamo senza mezzi nè medicinali essenziali per la cura della persona e ora il buco economico ricade su di noi dipendenti che abbiamo sempre lavorato in maniera eccellente", afferma un medico radiologo dell'ospedale.

I manifestanti hanno chiesto un intervento diretto dello Stato e, ormai stanchi, hanno deciso di scendere in piazza a far sentire la loro voce. La Cgil ha richiesto l'intervento non solo della Regione Lazio ma anche statale per aiutare l'ospedale nel pareggio del biliancio ma anche per aiutare i cittadini che "tra ticket, liste d'attesa interminabili e carenza di posti letto non hanno più soldi per accedere al servizio sanitario".

Gli 80 milioni l'anno stanziati dalla Regione non sono riusciti più a coprire le spese di fornitori e stipendi e anche se fino ad ora gli stipendi non avevano mai subito ritardi, da venerdì si è iniziato a parlare di un esubero del 20% del personale difficilmente riciclabile in altri settori. Il problema più grande lo stanno vivendo gli esternalizzati: dipendenti di cooperative che, considerati come fornitori, non vengono più pagati da molto tempo.

L'incontro di oggi con il Ministero ha aperto una possibilità di un tavolo a quattro tra sindacati, proprietà, Regione e Ministero. Giovedì prossimo si terrà la riunione. 

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