Commercio romano a rischio crollo: "Per i bar subito i tavolini e nei negozi sconti senza limiti"

L'intervista al presidente della Cna Roma Michelangelo Melchionno. La ricetta per affrontare la crisi con un imperativo: riaprire il prima possibile

Riaprire il prima possibile tutte le attività commerciali, già dal 18 maggio, punto sul quale si attende il via libera del Governo centrale e della regione Lazio. Poi, in fretta, la possibilità di posizionare più tavolini per bar e ristoranti, e qui a dover correre è il Campidoglio votando al più presto le nuove norme. E ancora la possibilità di applicare sconti sulla merce senza limiti, liberalizzando totalmente le vendite promozionali. A fissare i punti chiave per la ripartenza delle attività commerciali romane è Michelangelo Melchionno, presidente di Cna Roma. Se i tempi non saranno rapidi, allerta con dati alla mano, "il 40% degli esercizi nei prossimi sei mesi rischierà la chiusura". 

Presidente, a che punto siamo con la ripartenza delle attività commerciali?

Aspettiamo le ultime decisioni sulla riapertura dal 18 maggio. È fondamentale anticipare anche nel Lazio e credo che gli amministratori andranno in questa direzione, altrimenti perderemo tantissime imprese e posti di lavoro. Certo, tutto sempre nel rispetto dei protocolli sulle misure di sicurezza. 

Che ancora non sono chiari...

Ieri abbiamo incontrato ancora una volta la regione Lazio. Ci sono già indicazioni dell'Inail su distanziamento e procedure da seguire. Tutto o quasi può essere fattibile, ma la cosa davvero fondamentale è che si possa aprire il prima possibile, sia per quanto riguarda il commercio non legato al food, che per bar e ristoranti, specie chi può mettere i tavolini fuori. 

Su questo è il Comune che deve intervenire per aumentare l'occupazione di suolo pubblico. I tempi però sembrano lunghi. 

Siamo in contatto costante con l'assessore Cafarotti (titolare al Commercio della giunta Raggi, ndr) abbiamo chiesto che l'aumento di tavolini possa arrivare fino al 50% e soprattutto che si possa procedere con un'autocertificazione e controllo a posteriori da parte della Polizia locale. Ma è centrale che si faccia adesso, da subito, non serve fra un mese, serve oggi. 

I negozianti riusciranno a sostenere le spese necessarie per le attività di sanificazione dei locali e per tutti i dispositivi di sicurezza necessari?

Forse quello è il problema minore, C'è la possibilità di detrarre una parte della spese. Quello che manca è la liquidità. In questo senso le attività devono riaprire il prima possibile. Speriamo che ci siano, nel decreto in arrivo a livello nazionale, gli investimenti promessi a fondo perduto. 

Altre forme di sostegno che possono aiutare in questa fase 2?

Allargare le maglie sugli sconti. È importante che non ci siano limiti nè alla percentuale dei ribassi nè alla finestra temporale entro cui è possibile applicarli. Quando i negozi hanno chiuso a marzo hanno accumulato una gran quantità di merce che adesso dovranno smaltire. 

Di studi e numeri che fotografano il quadro delle attività produttive ne sono usciti tanti in queste settimane. I cali di fatturato sono esorbitanti. Cosa dobbiamo aspettarci fra sei mesi?

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Dipende un po' dai settori. C'è chi è riuscito a stare in piedi, penso ad alimentari e supermercati. In linea generale, senza i sostegni necessari che ho elencato, si rischia che il 40% delle attività, fra sei mesi, avrà grossi problemi a restare aperto. 

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