Morto a 35 anni di Coronavirus, l'esito dell'autopsia: Emanuele era sano, il Covid-19 causa del decesso

Emanuele non aveva patologie pregresse e rientra quindi nelle cosiddette "morti inattese". Inutile anche la sommistrazione del farmaco anti artrite

Nessuna patologia pregressa, ora c'è la conferma dell'autopsia: Emanuele, il 35enne di Cave morto al Policlinico di Tor Vergata domenica mattina, è stato ucciso dal Coronavirus. A dirlo sono i risultati dell'esame autoptico effettuato allo Spallanzani e trasmesso ieri ai medici del policlinico Tor Vergata. Emanuele è stato ucciso dall'infiammazione causata dal Covid-19 che nella notte tra sabato e domenica è precepitata fino a coinvolgere gran parte degli organi vitali, portando il 35enne alla morte. Nessun organo era però in precedenza  danneggiato o soffriva di particolari malattie: il paziente, insomma, era sano. 

Una morte anomala per le statistiche e per il racconto mainstream che vuole il virus aggressivo e letale esclusivamente con gli anziani. "In letteratura", spiega a RomaToday Massimo Andreoni, primario del reparto di malattie infettive di Tor Vergata, "questo decesso rientra tra le morti inattese. Negli studi americani lo 0,1 / 0,2 per mille dei pazienti tra i 19 e 44 anni senza patologie pregresse perde purtroppo la vita". 

Emanuele, dopo aver accusato i primi sintomi giorno 11 marzo, è giunto a Tor Vergata in condizioni gravi, con febbre alta e forti difficoltà respiratorie nella giornata di lunedì 16. Immediata l'insufficienza respiratoria e la necessità di intubarlo. Applicate anche tutte le terapie sinora usate nel trattamento del Covid, dagli antivirali fino al farmaco antiartrite Tocilizumab, usato in questo caso nella seconda fase in cui ne è previsto l'utilizzo, quella con il paziente già intubato. 

Confermata la prima indagine epidemiologica emersa nei giorni scorsi. Emanuele era stato a Barcellona dal 6 all’8 marzo. Si ipotizza che la Spagna possa essere stato il luogo dove ha contratto il virus. Tornato a Roma è stato per un solo giorno al lavoro, in un call center sulla Tiburtina. Poi si era posto in auto isolamento. 

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Nonostante ciò tra i suoi colleghi si è diffusa, appresa la notizia, la paura per possibili contagi. Lunedì la struttura è stata chiusa e ulteriormente sanificata, dopo una prima operazione di "bonifica" effettuata nei giorni precedenti. 

Non sarà invece effettuata l'autopsia sul corpo del 33enne di origine montenegrina morto mercoledì all'Istituto nazionale per le malattie infettive, Lazzaro Spallanzani. A dirlo, all'agenzia Dire, il direttore sanitario, Francesco Vaia: "Avevo disposto l'esame autoptico, ma la moglie non ha voluto. Ha effettuato soltanto il riconoscimento della salma". 

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