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Coronavirus Roma, aumentano ricoveri allo Spallanzani: ora si accettano solo pazienti Covid

L'accelerazione è stata evidenziata anche dall'Unità di crisi del Lazio nei recenti bollettini, ma i ricoveri continuano ad aumentare

Nelle ultime settimane è nuovamente aumentato il numero dei ricoverati Covid-19 negli ospedali di Roma. All'Inmi Spallanzani di Roma, secondo gli ultimi dati, la capienza è salita tra il 60 e il 70%, a certificare quindi un incremento dei ricoveri all'istituto.

Una accelerazione evidenziata anche dall'Unità di crisi del Lazio. La situazione allo Spallanzani però è gestibile visto il lavoro di implementazione e riorganizzazione dei posti letto, ma la Regione non vuole correre rischi. 

Ecco perché a partire da oggi l'Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani accetterà solo pazienti Covid. E' quanto ha reso noto l'Unità di Crisi COVID-19 della Regione Lazio: "Questa disposizione, concordata con la direzione sanitaria e con tutta la rete ospedaliera del Servizio sanitario regionale, è necessaria per garantire la disponibilità dei posti letto per l’emergenza SARS CoV-2".

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L'aumento dei pazienti in terapia intensiva, come dimostrano anche i grafici sovrastanti basati sui dati forniti dalla Regione Lazio, preoccupa però anche il resto degli ospedali di Roma e del Lazio. A lanciare l'allarme, solamente lo scorso 12 ottobre, erano state anche le sigle sindacali Cgil, Spi e Fp Cgil di Roma e del Lazio: "Ci aspettano mesi impegnativi: le misure di contenimento e l'attività estensiva di screening saranno essenziali".

Secondo i sindacati, le notizie non non sono confortanti: "L'aumento dei contagi ha fatto esplodere sia il ricorso ai test, che possono arrivare anche a 15-16 mila al giorno, sia gli accessi alle strutture ospedaliere. Dalle file di ore, anche 10, ai drive in per un tampone rapido, agli assembramenti di fronte ai laboratori, fino al congestionamento dei pronti soccorso e l'allungamento dei tempi d'attesa per i ricoveri. Bambini, anziani, giovani, famiglie: i disagi per la cittadinanza sono tanti, la rete ospedaliera è di nuovo in codice rosso".

Per le sigle sindacali serve un immediato "potenziamento di risorse strumentali, un chiaro piano gestionale e l'immediato potenziamento del personale". "Serve più uniformità anche da parte delle aziende sanitarie circa il personale da mandare nei drive-in e protocolli certi di sicurezza quando vengono in contatto con pazienti positivi. È necessario un confronto immediato con le parti sociali, per la definizione di una strategia condivisa che non sottovaluti nessun aspetto operativo e per il continuo monitoraggio della sua attuazione. Da sistemi di prenotazione al decongestiamento dei call center, fino all'aumento dei posti letto con la riattivazione di tutti i nodi della rete Coronet. E non scordiamo la contemporanea attivazione della campagna di vaccinazione per l'influenza stagionale, che interesserà 2,4 milioni di persone, in primis la popolazione anziana. Ai cittadini deve essere garantita la massima sicurezza e l'accesso alle cure, e agli operatori sanitari le migliori condizioni di lavoro", proseguono Cgil e le categorie dei pensionati e del lavoro pubblico.

D'altronde, secondo Cgil, Spi e Fp Cgil di Roma e del Lazio, "il Covid ha fatto emergere tutta la debolezza del sistema sanitario, non solo sull'adeguatezza della rete ospedialiera ma anche e soprattutto nei servizi territoriali, socio assistenziali, residenziali, e domiciliari. Sono stati fatti passi avanti su assunzioni e potenziamento della rete di assistenza, ma le unità in più finora inserite nel sistema sanitario regionale non bastano: continuiamo a ritenere essenziale uno sforzo straordinario per assumere, a tempo indeterminato, ulteriori operatori sanitari, da destinare in questo momento alle attività prevalenti di screening come all'assistenza territoriale. La Regione apra, anche su questo tema, un confronto immediato con chi rappresenta lavoratori e cittadini, come ha fatto per le RSA. Solo partendo dal lavoro e riducendo le sacche di precariato e lo squilibrio verso il privato, è possibile restituire ai cittadini un sistema di cure complessivamente integrato, equo, universale", conclude il sindacato.


 

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