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Dall’alta velocita’ al “mini sdo”, tutti i tentativi di “valorizzare” Pietralata

Ecco i progetti che insistono sul quadrante di Pietralata inserito all’interno del Piano per le Città varato dal governo

Una nuova stazione per l’Alta Velocità, quella di Tiburtina. Caserme da dismettere. Un deposito Atac da valorizzare. La nuova sede di Bnl su terreni comprati dalle Ferrovie dello Stato. Un programma di rigenerazione urbana (Print) da 300milioni di euro di investimenti privati. Negozi, uffici e appartamenti di lusso nell’ex deposito Atac di via della Lega Lombarda, a pochi passi dalla nuova stazione, comprato da un fondo partecipato dall’Istituto nazionale per la previdenza dei giornalisti, l’Inpgi-Hines Fund. Un comparto con 555 alloggi, tra popolari (80 che andranno al Comune di Roma) e in housing sociale chiamato F555. È un quartiere tutto da ristrutturare e “valorizzare” quello di Pietralata, balzato al centro delle cronache la settimana scorsa in occasione della pubblicazione del Piano nazionale per le città inserito dal ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, nel “decreto Sviluppo” approvato il 15 giugno scorso. Infatti l’amministrazione comunale ha indicato come priorità per la Capitale quello che viene definito il “mini Sdo” di Pietralata, un “Contratto di valorizzazione urbana” che prevede di portare in questa area progetti come un campus dell’Università La Sapienza, uffici dell’Istat e altre funzioni pubbliche con relative infrastrutture.

L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE - “Attualmente l’amministrazione comunale sta verificando con il ministero la fattibilità sia economica sia progettuale per l’inserimento di questo progetto nel Piano Città varato dal governo” fanno sapere dall’ufficio dell’assessore ai Lavori pubblici e Periferie, Fabrizio Ghera. “In quanto ai dati o alle cifre non possiamo fornire nulla di preciso finché questo confronto non sarà terminato”. Anche se non ufficiali, ma comunque “non smentite” dall’amministrazione, hanno iniziato a circolare i primi numeri sulle richieste del Campidoglio: 33 milioni di euro di finanziamenti pubblici da integrare con fondi privati a fronte dei 160milioni di euro previsti nel 2003 per l’intera operazione. Più o meno un quarto rispetto alla cifra fissata ormai nove anni fa che fa pensare a un massiccio intervento privato nell’operazione.

LA STORIA – La sigla è rimasta, ma il progetto che dà il nome allo Sdo di Pietralata, il Sistema direzionale orientale, fa parte ormai del passato. Immaginato alla fine degli anni cinquanta dall’allora sindaco di Roma, Salvatore Rebecchini, e poi inserito nel 1962 nel Piano regolatore generale (Prg), il Sistema direzionale orientale, non ha mai visto la luce, sostituito nel nuovo Prg dal sistema delle “centralità”. Il progetto prevedeva il trasferimento di importanti funzioni pubbliche come ministeri e centri direzionali nell’asse est della Capitale, nei quartieri Pietralata, Tiburtino, Casilino e Centocelle. A sopravvivere al passaggio del tempo il comparto di Pietralata, a ridosso della stazione Tiburtina, via dei Monti Tiburtini e via Tiburtina (lato Portonaccio), i cui primi passi vengono mossi durante l’amministrazione Veltroni e trovano una forma con quella Alemanno. Il 27 luglio dello scorso anno il sindaco Alemanno, insieme all’assessore Ghera e al rettore de La sapienza, Luigi Frati presentano la convezione che prevede la realizzazione di un nuovo Campus Universitario nelle aree dello Sdo di 71.640mq di superficie con aree destinate alla ricerca, alle residenze per studenti e a servizi. A fianco del complesso universitario, secondo quanto annunciato dall’amministrazione comunale circa un anno fa, dovrebbe trovare posto la sede dell’Istat e altre funzioni pubbliche.

L’URBANISTA -  “Il progetto in questione non è più al Sistema direzionale orientale a cui si fa riferimento ma un progetto di trasformazione urbana dell’intera area di Pietralata” spiega Paolo Berdini, docente universitario e urbanista romano. “Si tratta di un insieme di progetti da realizzare nel comparto ex Sdo volti ad assecondare i disegni del grande capitale finanziario”. Per Paolo Berdini un esempio su tutti spiega bene questo concetto: “Non è un caso che la banca Bnp Paribas abbia deciso di puntare le sue carte proprio sul quadrante Tiburtino per realizzare la sua nuova sede lasciando quella storica di via Veneto dove rimarrà solo la banca al piano terra mentre i piani superiori verranno trasformati in albergo”. La banca francese infatti il 20 ottobre scorso si è aggiudicata la gara per l’assegnazione del primo lotto edificabile da 7.300 metri quadrati, che fa parte di un’area da 92 ettari “non più funzionale alla stazione” di proprietà della Rete ferroviaria italiana spa (e per un terzo anche del Comune di Roma) a ridosso della nuova stazione Tiburtina Av, non molto lontano dalle aree interessate dallo Sdo. Un’operazione di “valorizzazione immobiliare” con cui Rfi vende ai privati i propri terreni per fare cassa e pagare la nuova stazione AV costata circa 170 milioni di euro.

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