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Smantellamento Concordia a Piombino, Luciani: "Clini ci ripensi"

Il Consiglio dei Ministri ha autorizzato il Dipartimento della Protezione civile da adottare i provvedimenti necessari a consentire il trasporto della nave Concordia al porto di Piombino

Sarà demolita al porto di Piombino la nave Costa Concordia, affondata nei pressi dell'isola del Giglio. La decisione è stata presa dal Consiglio dei Ministri che ha autorizzato il Dipartimento della Protezione civile ad adottare i provvedimenti necessari a consentire il trasporto della nave al porto toscano. Una decisione poco apprezzata dal vice sindaco Enrico Luciani che ha definito "assurdo" l'atto posto in essere dal ministro Clini e "da un Governo al fotofinish".

Un Governo da cui, il vicesindaco civitavecchiese si sarebbe aspettato "una scelta basata su razionali tecnici ed economici". Razionali che fanno del porto di Civitavecchia, la location più papabile per lo smantellamento della nave della Concordia. A cominciare proprio dallo "stato di salute" dei fondali, "già pronti - spiega Luciani - a Civitavecchia, tutti da realizzare a Piombino con opere di escavo in mare imponenti e pressocché scontati ritardi sui tempi. Questo significa - prosegue il vicesindaco - condannare il Giglio a un'altra estate all'ombra del relitto". E rilancia la sua proposta che punta "alla collaborazione tra Regione Lazio e Regione Toscana: opere di smantellamento e tempi certi. Nessuna battaglia di campanile, nessun braccio di ferro tra poteri politici - sottolinea - ma un discorso ragionato in chiave di sistema-paese. E invece ci troviamo davanti a un'intollerabile scorrettezza da parte del Ministro Clini che anziché attendere il nuovo Parlamento e il nuovo Governo agisce d'imperio e oltretutto in dispregio del ruolo di questo territorio nell'economia nazionale, un territorio che sopporta elevatissimi livelli di inquinamento per la presenza delle servitù energetiche sulla costa tra Civitavecchia e Montalto (Enel e Tirreno Power). Lo stesso porto - aggiunge ancora il vicesindaco civitavecchiese - dove transitano 3 milioni di passeggeri l'anno, è una realtà ad alto rischio e resta esposto, senza nessun piano sanitario d'emergenza, senza nessuna efficace protezione a una possibile epidemia che sarebbe devastante, come ha di recente dimostrato un'esercitazione della Protezione civile". Motivo per cui Luciani chiede "di riconsiderare subito la scelta, alla luce della proposta da me avanzata di collaborazione tra Lazio e Toscana e per questo vogliamo che sia il Capo dello Stato a prendere in mano questa decisione, in chiave di economia nazionale e di sistema Paese facendo prevalere l'interesse nazionale - conclude - sugli scontri politici e le misere lotte di campanile".

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Una richiesta, quella del vicesindaco Luciani, rafforzata dalla lettera inviata dal sindaco Tidei proprio al presidente del Consiglio, Mario Monti, al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, al ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, al capo del Dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, al presidente della Regione, Nicola Zinaretti e al presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. Nella sua lettera, Tidei dice di aver appreso dalla stampa la decisione di trasportare la nave Costa Concordia al porto di Piombino per lo smantellamento. Una decisione che "non ha visto coinvolta la città di Civitavecchia e il suo porto che si sono candidati, con mia ultima nota - precisa il primo cittadino - l'11 febbraio scorso, ad ospitare la nave per i lavori in parola". Tidei torna a puntare i fari sulla distanza dei due porti dal luogo dove si trova attualmente la nave: una distanza sicuramente equivalente e che quindi non può essere posta come condizione per aver escluso Civitavecchia. Ma con una differenza: "Il porto di Civitavecchia è pronto per ricevere la nave disponendo già oggi di fondali adeguati, di un adeguato bacino interno e di ampie aree per le lavorazioni". Condizioni che, come sottolineato anche dal vicesindaco Luciani, mancano a Piombino, dove anzi gli interventi per l'adeguamento del porto, verrebbero a costare, per il primo cittadino civitavecchiese "dai 150 ai 200 milioni di euro, da reperire nelle pieghe del bilancio dello Stato che appaiono destinati più a soddisfare l'aspirazione di quel porto ad ampliare la propria infrastruttura che a risolvere il problema Costa Concordia". Lavori che, comunque, non potrebbero realizzati in meno di 1-2 anni. "È di tutta evidenza quindi - sottolinea Tidei - che oggi non appare garantita la soluzione di continuità tra le operazioni di recupero del relitto e l'inizio delle operazioni di demolizione e che, tanto meno, alcun cenno si è fatto circa la destinazione della nave nel periodo di attesa che si prospetta per l'adeguamento strutturale del porto di Piombino. È solo il caso di accennare, da ultimo, che nel porto di Civitavecchia, a motivo di importanti adeguamenti strutturali già in atto, sono dislocati mezzi meccanici e attrezzature di adeguata capacità per far fronte a lavori di così importante valore tecnico-ingegneristico". E sollecita le istituzioni a indire "quanto prima, un incontro tra tutti i soggetti interessati alla ricerca della migliore soluzione di sui sopra, restando a disposizione - conclude - per una urgente convocazione".

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