Martedì, 15 Giugno 2021
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Parco di Centocelle, i comitati: "Basta aree interdette, aprite i cancelli per Tor Pignattara, Vigne e Quadraro"

La richiesta arriva da una serie di comitati: "Tutto il secondo stralcio interdetto per via dei rifiuti. Bonifica non fatta, chiudete solo il canalone"

Un solo accesso non basta. Al Parco archeologico di Centocelle ci si deve arrivare anche da Tor Pignattara, Quadraro Vecchio e Vigne. Lo ribadiscono i comitati cittadini dei quartieri che si sviluppano attorno alla grande area verde che si sviluppa tra i quartieri di Centocelle e Don Bosco. Oggi infatti l’unico accesso è lungo la Casilina, rendendo lungo e complicato per molti cittadini poter usufruire del parco.

Così, aver pulito e aperto in autonomia uno degli ingressi del parco, quello sul lato di Tor Pignattara, il Comitato PAC Libero, il Comitato Zona 30 Quadraro, l’Ecomuseo Casilino Ad Duas Lauros e il Comitato di Quartiere Torpignattara tornano alla carica chiedendo che venga modificata la determinazione di interdizione all'accesso a tutto lo stralcio dell'area del Canalone, che era scattata a causa dei roghi di rifiuti, e chiedendo che venga limitata al solo Canalone così da lasciare libero accesso al percorso che collega via di Centocelle angolo via degli Angeli con il primo stralcio del Pac. 

“Dopo l'incontro del 17 maggio scorso alla Casa della Cultura di Villa de Santis, convocato dalla VI Commissione Capitolina Permanente Cultura - Politiche Giovanili – Lavoro abbiamo richiesto la modifica delle dimensioni dell’area interdetta intorno al Canalone nel gennaio 2017”, scrivono in una nota. “In seguito ai roghi autocovanti esplosi nel gennaio 2017 dentro al Canalone, la Protezione Civile recintò l’intero II stralcio del parco, impedendone l’uso alla cittadinanza a protezione della loro salute. Doveva essere una interdizione provvisoria dato che entro marzo 2017 – vista l’ordinanza della sindaca del 10 febbraio 2017 – l’intera area sarebbe dovuta essere bonificata”.

Ma ciò non è avvenuto. “Dopo lo smassamento, ossia l’areazione della gran quantità di rifiuti seminterrati presenti nel Canalone, nulla è andato avanti nel ripristino della salubrità del suolo di quell’area del Pac. Ma la restrizione totale del II stralcio rimane ancora in piedi”, denunciano nella nota. Da qui la richiesta: “Siccome l'emissione di fumi all'interno del Canalone per fenomeni di roghi covanti, fortunatamente, non si è più ripetuta, e attualmente abbiamo constatato che sono in corso attività di verifica e caratterizzazione dei rifiuti al fine del loro definitivo conferimento a discarica, chiediamo che l’interdizione venga ristretta alla sola zona perimetrale del Canalone”.

Una decisione che “permetterebbe l’accesso al Parco da Via di Centocelle, ingresso agevole da parte dei cittadini di Tor Pignattara e Quadraro Vecchio, che al momento hanno come unico ingresso quello in Via Casilina 712. 
Oltre all’uso come accesso per svago e sport ai cittadini, impedisce inoltre ai ciclisti urbani e ai pedoni l’uso del Parco quale snodo e crocevia per una mobilità dolce tra i tanti quartieri confinanti da e verso la Metro C, Centocelle, Don Bosco e Tor Tre Teste. Una maggiore frequentazione dell'area da parte dei cittadini porterebbe anche ad un maggior controllo sociale e a una diminuzione dell'uso improprio dell'area".

Sul punto si sono espressi anche la consigliera regionale Marta Bonafoni ed il consigliere Stefano Veglianti, candidato alle primarie del centrosinistra per la presidenza del Municipio Roma V: “E’ necessario invertire la tendenza degli ultimi anni, caratterizzata dall’immobilismo, ed intervenire per rendere il Parco aperto alla cittadinanza e sicuro dal punto di vista ambientale. Il Parco, come abbiamo già ribadito in altre occasioni, rappresenta una opportunità anche per lo sviluppo locale, alla luce delle molteplici potenzialità; un cambio di passo è necessario e non più rinviabile per rispondere anche alla richiesta della comunità locale di miglioramento della qualità della vita. Su questo fronte le opportunità che l’Europa offre alla Capitale, con circa 500 milioni, non devono essere buttate al vento”.

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